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Lo sai che? Taxi: devono essere attrezzati per l’accesso ai disabili?

Lo sai che? Pubblicato il 10 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 febbraio 2018

Quasi ogni giorno devousufruire del servizio taxi della mia città (unica cooperativa) per accompagnare una mia zia anziana e parzialmente abile a visite specialistiche o altro. La maggior parte dei taxi non hanno un pradellino o uno sgabellino che agevoli l’accesso all’interno della vettura e peraltro spesso i tassisti,con molta poca educazione e carità cristiana,sostengono di non essere tenuti a far accomodare i clienti. Ho telefonato al call center del radiotaxi per esporre il problema al presidente della cooperativa ma non ho ancora ricevuto alcuna telefonata. Il presidente può obbligare i suoi soci a fornirsi dell’ausilio di uno sgabellino? La legge prevede qualcosa in merito?

La questione posta all’attenzione dal lettore è, purtroppo, di grande attualità in quanto numerosi sono i casi di segnalazioni, nei vari Comuni, di disservizi da parte dei taxi, che non risultano essere adeguatamente attrezzati al trasporto di persone con varie forme di disabilità.

Può essere utile segnalare un caso analogo e molto recente avvenuto a Firenze e che ha riguardato la Sig.ra Pepe (vicenda, questa, riportata dalla stampa e perciò di pubblico dominio).

Rispondendo specificamente alle domande del lettore e partendo dalla circostanza che, a quanto questi riferisce, i tassisti si pongono “con molta poca educazione e carità cristiana”, si evidenzia che, per regola generale derivante dall’articolo 1176 del codice civile, il professionista nell’eseguire la sua prestazione è tenuto quanto meno alla così detta “diligenza del buon padre di famiglia”, vale a dire l’impegno a soddisfare l’interesse dell’altra parte, in relazione alla specifica prestazione da eseguire.

Per quanto riguarda, invece, l’esistenza o meno di un obbligo derivante dalla legge di attrezzare i taxi al fine di favorire le persone con disabilità, si segnala che la legge 21/92 prevede che anche i taxidebbonoessere accessibili ai disabili, laddove stabilisce all’articolo 14 che “i Comuni dettano norme per stabilire specifiche condizioni di servizio per il trasporto di soggetti portatoridi handicap, nonché il numero e il tipo di veicoli già esistenti da attrezzare anche al trasporto disoggetti portatori di handicap di particolare gravità”.

Inoltre, l’articolo 24 del decreto del Presidente della Repubblica 503/1996, pur rivolgendosi specificamente ai mezzi di trasporto tranviario, filoviario, metropolitano, prevede che “sui mezzi ditrasporto tranviario, filoviario, metropolitano, devono essere riservati a persone con limitate capacità motorie deambulanti almeno tre posti a sedere in prossimità della porta di uscita”.

Alla luce di ciò, si consiglia al lettore di rivolgersi non solo alla locale cooperativa di taxi, ma di coinvolgere anche il Comune.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Ambrogio Dal Bianco


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6 Commenti

  1. RadioTaxi Libero Voglio rispondere a questa domanda dicendo: Io sono attrezzato per trasportare disabili con pedana mobile tipo Movia omologata ed a norma di legge, ma questo è stato uno dei motivi veri per cui è nata una sorta di guerra tra me il Comune di Ragusa e i tassisti locali i quali in concerto tra di loro hanno in ogni modo impedito di far conoscere sia ai cittadini di Ragusa che ai turisti il mio servizio ostacolandomi in ogni modo con contravvenzioni al limite della persecuzione revocandomi addirittura la licenza taxi per questi motivi; che il T.A.R. di Catania mi ha restituito dichiarando infondata la revoca.

  2. Il Servizio ‘Taxi’ identifica un Servizio di Trasporto Pubblico (‘individuale e per piccoli gruppi’) Integrativo al Trasporto Pubblico (Locale) di Linea offerto da Ditte Individuali (Artigiane) ovvero lavoratori autonomi Conducenti Certificati e Provvisti di Licenza (Taxi appunto) o anche Autorizzazione (Noleggio Con Conducente-NCC) che esercitano una “libera” attività economica cioè SENZA ricevere perciò sussidi.
    Essendo un servizio pubblico l’attività è però soggetta a rispettare dei Regolamenti che includono “caratteristiche tecniche” per l’auto e “modalità di servizio” per gli STANDARD a cui TUTTI gli operatori DEVONO sottostare.
    La Circolare del Ministero dei Trasporti n. 48 del 26 aprile 1982 “Veicoli Trasporto Disabili Specifico e Generico” identifica le caratteristiche per la certificazione per la certificazione a circolare in strada come veicolo. Attualmente risulterebbero NON sussistere diversità tra un veicolo ad “uso proprio” ed un veicolo ad “uso di terzi”.
    Seppure un Comune risulterebbe perciò NON poter imporre degli ‘standard obbligatori di servizio’ – tra cui una pedana non basta a realizzare un’opportuna e soprattutto sicura modalità di trasporto – si dubita che possa impedirne e non riconoscerne l’installazione.

    1. Scusi Paola SDB, le faccio notare che c’è una incongruenza nei termini da lei usati in quanto da una parte dice che esercitano una attività libera mentre dall’altra dice che è soggetta a rispettare dei regolamenti e quanto altro. Non ultimo il fatto che per avere una licenza bisogna partecipare a un pubblico concorso oppure farsi cedere l’attività dietro compenso a patto che ne esistano i requisiti di legge da entrambe le parti.

  3. Voglia il redattore dell’articolo notare che l’atteso ‘impegno a soddisfare l’interesse dell’altra parte, in relazione alla SPECIFICA prestazione da eseguire” risulterebbe in conflitto con quanto atteso dal trasporto con taxi per legge svolto su standard (di servizio pubblico) ‘indifferenziato’ e che l’articolo non risulterebbe porsi in modo imparziale nei confronti di utenti e operatori. L’articolo 1176 del codice civile ovvero la “così detta “diligenza del buon padre di famiglia” (mi permetto ironicamente di ricordare anche la “madre di famiglia” visto che spingere una persona – in sicurezza – su carrozzina a rotelle su una pendenza richiede una ‘specifica’ forza muscolare) si applica ANCHE nei confronti di chi preposto nella Pubblica Amministrazione a coordinare imparzialmente il servizio di trasporto non solo tra Tassisti, ma tra questi e TUTTI gli altri operatori del Trasporto presenti.
    Per quel che riguarda quanto ulteriormente riportato dal lettore cioè che “i tassisti si pongono “con molta poca educazione e carità cristiana”, forse va chiarito che la disabilità presenta “diverse necessità” ed in particolare in quella motoria che può essere anche “grave”.

  4. Probabilmente il lettore confonde la goffaggine involontaria dell’operatore con “maleducazione” cosa che rasenta un’offesa ad un lavoratore professionista nonché soggetto privato cittadino anch’esso titolato di diritti oltre che di doveri. Da notare infine che:
    – un riferimento ad una specifica “carità cristiana” solleverebbe ipotesi di un’anticostituzionale discriminazione religiosa;
    – “il trasporto disabili resta un’attivitàà economica, svolta a titolo oneroso e non già a titolo di cortesia (né di volontariato n.d.r.). Come tutte le attività, deve,quindi, remunerare i fattori della produzione in essa impiegati e ciò, tanto più che la predisposizione della vettura richiede un più forte impegno economico, e che i passeggeri portatori di handicap hanno diritto a tariffe più favorevoli.” – Sentenza TAR Toscana n. 964/2011;
    – a titolo di cronaca: il servizio taxi pesa l’1% nella mobilità nazionale, la percentuale di persone dissabili che vivono in comunità è del 5% (Fonte Istat, i presidi residenziali socio-assistenziali e socio sanitari), il taxi ‘chi lo paga’?
    Ciò non toglie che il trasporto possa essere garantito – come a tutti e come già realizzato in molti comuni – in altre forme organizzative e di coordinamento.

  5. Una pedana si “certifica CE” e l’automezzo è ‘omologato dalla casa costruttrice” e sottoposto “a collaudo in esemplare unico” per il seguente “allestimento” eseguito e certificato presso un’ “officina autorizzata.”

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