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Violenza sessuale su uomini: è reato?

4 febbraio 2018 | Autore:


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Chiunque può commettere violenza sessuale: la legge non fa distinzioni di sesso.

Il reato di violenza sessuale è senza alcun dubbio uno dei più odiosi conosciuti dal nostro ordinamento: la vittima viene privata della propria libertà sessuale e costretta a subire un rapporto o, comunque, una coercizione fisica.

Quando si parla di violenza sessuale il pensiero va sempre alle tante donne vittime di soprusi da parte degli uomini, spesso legate al carnefice da vincolo affettivo. La violenza sessuale, però, non è un delitto necessariamente maschile, nel senso che l’autore non deve essere per forza un uomo. Parrà strano, ma in Italia molti uomini sono vittime di violenza. La violenza sessuale su uomini è reato? Scopriamolo insieme.

Violenza sessuale: cos’è?

Il codice penale punisce con la reclusione da cinque a dieci anni chi, mediante violenza, minaccia o abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali [1]. Si parla in questi casi di violenza per costrizione.

Secondo il codice, alla stessa pena soggiace anche chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della vittima, ovvero traendo in inganno la stessa sostituendosi ad altra persona. In queste circostanze, non essendovi nessuna coercizione, si parla di violenza per induzione.

La violenza sessuale è un reato comune, cioè un reato che può essere commesso da chiunque, senza la necessità di rivestire qualche particolare qualità (ad esempio, non sono reati comuni l’abuso d’ufficio e il peculato perché possono essere commessi soltanto da un pubblico ufficiale, quindi da un soggetto qualificato).

Questo significa che l’autore della violenza non deve necessariamente essere un uomo: la legge non specifica il sesso del reo o della vittima, poiché chiunque può subire una violenza sessuale.

L’elemento soggettivo del delitto è il dolo generico, ovvero la consapevolezza di compiere atti sessuali costringendo o inducendo la vittima a subirli contro il proprio volere. È indifferente il fine specifico dell’aggressore: l’atto sessuale può essere compiuto per dare mero sfogo alla propria libidine, per vendetta, per un malato innamoramento.

Violenza sessuale: cosa sono gli atti sessuali?

La norma che descrive il reato di violenza sessuale è piuttosto chiara, fatta eccezione per quella che rappresenta la condotta principale, cioè il compimento di atti sessuali. Al fine di definire cosa siano gli atti sessuali al centro del reato in esame si è soliti fare riferimento ad un criterio oggettivo e ad uno soggettivo.

Secondo il primo, l’atto sessuale è solamente quelle inerente alle parti del corpo che la scienza medica definisce come zone erogene, cioè quelle zone capaci di stimolare l’istinto sessuale (organi genitali, cosce, labbra, ecc.). L’identificazione della natura sessuale dell’atto, pertanto, deve passare per la previa individuazione della zona corporea che l’autore ha cercato di violare con la propria condotta: se la parte del corpo rientra tra quelle erogene, si integra il reato di violenza sessuale.

Secondo il criterio soggettivo, invece, si commette violenza sessuale anche quando la parte del corpo oggetto di attenzioni non può essere definita erogena, ma il comportamento del soggetto è comunque inequivocabilmente teso a raggiungere un piacere sessuale [2]. Secondo questa teoria, quindi, anche un bacio sulla guancia (zona non erogena), se dato all’evidente scopo di godere di una particolare voluttà, può integrare il delitto di cui stiamo parlando (sullo specifico tema del bacio come forma di violenza sessuale si rinvia alla lettura dell’articolo Il bacio è violenza sessuale?).

La giurisprudenza oscilla tra le due teorie: secondo la Corte di Cassazione, la nozione di atti sessuali comprende tutti quegli atti indirizzati verso zone erogene della vittima e quindi anche i toccamenti, palpeggiamenti e sfregamenti sulle parti intime, anche sopra i vestiti, suscettibili di eccitare la voluttà dell’autore [3].

Sempre secondo la Suprema Corte, la condotta vietata nel delitto di violenza sessuale ricomprende, oltre ad ogni forma di congiunzione carnale, qualsiasi atto che, anche senza contatto fisico diretto con la vittima, sia finalizzato ed idoneo a porre in pericolo il bene primario della libertà della persona attraverso l’eccitazione o il soddisfacimento dell’istinto sessuale dell’agente [4].

Violenza sessuale: come denunciare?

Il delitto di violenza sessuale è procedibile soltanto a querela di parte, da proporsi entro sei mesi dalla commissione del fatto. Cosa significa? Secondo il codice di procedura penale [5], la querela è una condizione di procedibilità con la quale si manifesta la volontà di procedere in ordine ad un fatto che costituisce reato. In termini più semplici, la querela è la volontà, manifestata per iscritto o verbalmente da chi è vittima del reato, di perseguire l’autore del fatto delittuoso. Senza tale “consenso” la legge non può punire l’autore del reato.

Al contrario, si procede d’ufficio quando non c’è alcun bisogno che la vittima esterni la sua volontà di far punire il colpevole, in quanto lo Stato procederà indipendentemente da essa. Perché allora alcuni reati sono punibili a querela e altri no? Perché di norma i primi sono meno gravi e, per evitare di ingolfare ancor più la macchina della giustizia, la legge ha pensato di lasciare alla discrezionalità della vittima la loro perseguibilità. Oppure per ragioni di convenienza: ad esempio, il codice penale persegue d’ufficio alcuni delitti contro il patrimonio (furto in abitazione, truffa, ecc.); quando questi, però, sono commessi a danno del coniuge  legalmente separato, ovvero del fratello o della sorella, diventano punibili a querela. La ragione è molto semplice: l’ordinamento lascia alla discrezionalità della persona offesa la scelta di punire o meno una persona a lei legata da sentimenti affettivi o da parentela.

Nel caso della violenza sessuale, invece, la ragione della procedibilità a querela di parte non è né quella della minor gravità del reato (anzi, trattasi di reato gravissimo) né per ragioni di convenienza legati al legame tra vittima e agente. La legge italiana comprende la delicatezza della situazione in cui versa la vittima di un delitto di questo genere, delitto che, come detto, espone la persona offesa non soltanto ad una violenza fisica, ma anche psicologica. Pertanto, la decisione di attivare la giustizia penale è stata rimessa alla volontà della vittima, l’unica in grado di valutare la convenienza di un procedimento penale che potrebbe ulteriormente provarla.

Tra l’altro, l’ordinario termine di proponibilità della querela (pari a tre mesi) è prorogato a sei mesi per consentire alla vittima di affrontare la scelta in maniera più lucida. La querela, una volta sporta, è irrevocabile.

Secondo l’ordinamento italiano, si procede invece d’ufficio:

  1. se la violenza è commessa nei confronti di persona che al momento del fatto non ha compiuto gli anni diciotto;
  2. se il fatto è commesso dall’ascendente, dal genitore, anche adottivo, o dal di lui convivente, dal tutore ovvero da altra persona cui il minore è affidato per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia o che abbia con esso una relazione di convivenza;
  3. se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio nell’esercizio delle proprie funzioni;
  4. se il fatto è connesso insieme ad altro delitto per il quale si procede d’ufficio;
  5. se il fatto è commesso nei confronti di chi non ha compiuto nemmeno dieci anni.

Infine, sempre al fine di garantire la maggiore tutela possibile alle vittime di questo reato, la persona offesa può essere ammessa al gratuito patrocinio anche in deroga ai normali limiti di reddito previsti dalla legge [6].

Violenza sessuale su uomini: quando è reato?

Da quanto abbiamo detto finora si comprende facilmente che la violenza sessuale non conosce distinzioni di sesso: essa può essere commessa indifferentemente a danno di uomini e donne.

La giurisprudenza, invero, è piena di casi in cui la vittima è una donna: questo perché, statisticamente, è molto più frequente la violenza sessuale su una donna che su un uomo. Si tenga però in considerazione la ritrosia degli uomini a volere denunciare l’abuso subito. Questo perché l’uomo deve superare il pregiudizio secondo cui solo la donna può essere vittima di stupro.

Si pensi solamente al fatto che, fino a pochi anni fa, la legislazione statunitense definiva la violenza sessuale come un abuso perpetrato esclusivamente nei confronti delle donne.

Non possiamo sapere quanti siano gli uomini vittima di questo reato: sicuramente un numero di gran lunga minore rispetto a quello delle donne, ma si tratta di una percentuale comunque non trascurabile.

Molte volte, la violenza sessuale su uomini proviene non da donne, ma da altri uomini: il riferimento non è soltanto alla situazione della popolazione carceraria, ma anche ai casi di bullismo, di “nonnismo” e, più in generale, di risse e colluttazioni varie.

Come ricordato, il reato di violenza sessuale è posto a salvaguardia della libertà di autodeterminarsi dal punto di vista della sfera sessuale; la violazione della propria intimità costituisce sempre reato, a prescindere che essa sia posta in essere a danno di un rappresentante del “gentil sesso” o del “sesso forte”.

note

[1] Art. 609-bis cod. pen.

[2] Fiandaca – Musco, Diritto penale. Parte speciale.

[3] Cass., sent. n. 21167/2006 del 25.05.2006.

[4] Cass., sent. n. 1040/1997 del 15.11.1996.

[5] Art. 336 ss. c.p.p.

[6] Art. 76, comma 4 ter, D.P.R. 115/2002.

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