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Raccomandata: come contestare che il postino me l’ha consegnata?

4 febbraio 2018


Raccomandata: come contestare che il postino me l’ha consegnata?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 febbraio 2018



L’attestazione del postino fa piena fede: per contestare la notifica è necessaria la querela di falso.

Ti è stato notificato un atto giudiziario, una multa, una cartella di pagamento o, comunque, una raccomandata particolarmente importante. In verità di questa consegna ne hai avuto notizia solo per vie traverse, perché ti è stata mostrata la prova dell’invio (e dell’arrivo del postino) tramite una fotocopia dell’avviso di ricevimento. In essa il portalettere ha sbarrato una casella in cui sostiene di aver consegnato la busta a un familiare convivente o magari al portiere. In realtà a casa tua non c’è né l’uno, né l’altro. Molto probabilmente si sarà trattato di un vicino che si è poi dimenticato di consegnarti la raccomandata e non ha avuto più il coraggio di dirtelo. Fatto sta che il suo nome non è indicato sul cartoncino che ti è stato mostrato e non puoi risalire alla sua identità per chiederglielo. Per farla breve, il postino deve aver detto una bugia. Magari per sbrigarsi o forse in buona fede, deve aver attestato la consegna di una lettera o di un atto che, invece, non ti è mai arrivato. E qui viene il problema. Ti è stato detto, infatti, che le attestazioni del postino fanno «pubblica fede»: in quanto provenienti da un pubblico ufficiale – quale appunto è il portalettere di Poste Italiane – hanno valore più della semplice dichiarazione di un cittadino. Così ti chiedi: come contestare la raccomandata che il postino non mi ha mai consegnato? A spiegarlo è stata la Cassazione con una recente ordinanza [1].

Partiamo da un fatto fondamentale. Ogni volta che il postino consegna una raccomandata, un atto giudiziario, una multa, una cartella di pagamento attesta la suddetta consegna su un registro, appunto detto «registro delle raccomandate» e compila la cartolina con l’avviso di ricevimento che viene restituito al mittente. Per gli atti giudiziari, la notifica può anche essere curata da un messo del tribunale che si chiama ufficiale giudiziario; in quest’ultimo caso, questi compila la cosiddetta «relazione di notifica». In entrambe le ipotesi, le attestazioni che tali soggetti eseguono prima della consegna dell’atto fanno pubblica fede: si usa questo termine per indicare una forza privilegiata che le loro dichiarazioni hanno in ragione della funzione pubblica di chi le compie e della loro importanza. In modo molto simile a quanto succede nel momento in cui un notaio autentica una firma o redige un atto, anche la relazione di notifica dell’ufficiale giudiziario o l’avviso di ricevimento del portalettere fanno «piena prova» della avvenuta consegna. Ma allora, esiste un modo per sostenere che il postino ha mentito o si è sbagliato ed è stato tratto in inganno dalle apparenze? Una cosa è dare la lettera al portiere, un’altra a colui che, senza alcun rapporto di subordinazione, di tanto in tanto guarda il giardino del palazzo e svolge delle commesse per i condomini per guadagnarsi un piccolo guadagno. Una cosa è affidare la raccomandata a un familiare che convive stabilmente con il destinatario, un’altra a un ospite o magari al vicino o magari a un parente che vive al piano di sotto. Torniamo quindi al quesito iniziale: come contestare la raccomandata che il postino non mi ha mai consegnato?

Ebbene: la «pubblica fede» può essere contestata. Ma non basta una dichiarazione. Non basta cioè affermare che il postino ha compilato la casella sbagliata o ha detto una cosa per un’altra. Nello scontro tra le dichiarazioni del cittadino e quelle del pubblico ufficiale prevalgono queste ultime perché si presumono vere. Bisogna allora azionare – afferma la Cassazione – un particolare procedimento chiamato querela di falso. La querela di falso – nonostante il nome richiami la denuncia che si fa ai carabinieri o alla polizia ogni volta che si subisce un reato – è in realtà un procedimento civile, una normale causa. In questo caso, la procedura serve a togliere la «presunzione di veridicità» alla dichiarazione del pubblico ufficiale. Insomma la querela di falso serve a far accertare e dichiarare, con un regolare processo, la falsità di un atto, di un documento che, in caso contrario, sarebbe pregiudizievole.

Quindi, nel caso di specie, chi sostiene di non aver mai ricevuto alcuna raccomandata e vuol contestare l’attestazione contraria del postino potrà farlo, ma dovrà sobbarcarsi i costi e gli oneri (connessi soprattutto alla prova) della querela di falso. Ed è proprio riguardo alla prova da fornire al giudice – per dimostrare che, in realtà, la famigerata busta non è mai stata consegna – che la legge corre in soccorso del cittadino, autorizzandolo a fornire qualsiasi tipo di indizio o dimostrazione che possa essere d’aiuto. Ma non è un compito facile.

note

[1] Cass. ord. n. 2486/18 del 1.02.2018.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 31 maggio 2017 – 1 febbraio 2018, n. 2486
Presidente D’Ascola – Relatore Correnti

Fatto e diritto

C.G. propone ricorso per cassazione contro V.P. , che resiste con controricorso, avverso la sentenza della Corte di appello di Catanzaro che ha dichiarato inammissibile l’appello a sentenza del Tribunale di Catanzaro, posto che la decisione del primo giudice era immune da censure quanto alla declaratoria di contumacia del C. , che aveva rifiutato la consegna dell’atto il che equivaleva a notifica eseguita personalmente.
Il ricorrente deduce la violazione degli artt. 139, 115, 116 cpc e vizi di motivazione richiamando la decisione impugnata e lamentando che, a fronte delle specifiche contestazioni, la stessa non aveva spiegato su quali presupposti era stata dedotta la dichiarazione del portalettere circa il rifiuto del C. a ricevere l’atto, abitando altrove, per cui il rifiuto era avvenuto da altro soggetto.
La controricorrente eccepisce che l’appello era tardivo in quanto notificato il 26.4.2014 rispetto a sentenza del 17.1.2013.
Il ricorso è manifestamente infondato.
È sostanzialmente attestato che il rifiuto è stato fatto dal destinatario.
Ove fosse stato operato da altri, il portalettere avrebbe dovuto indicarne le generalità e svolgere gli ulteriori incombenti di legge.
Nella notificazione a mezzo del servizio postale l’attività legittimamente delegata dall’ufficiale giudiziario all’agente postale, in forza del disposto dell’art. 1 della legge n. 890/1982, gode della stessa fede privilegiata dell’attività direttamente svolta dall’ufficiale giudiziario stesso ed ha il medesimo contenuto, essendo egli, ai fini della validità della notifica, tenuto a controllare il rispetto delle prescrizioni del codice di rito sulle persone a cui l’atto può essere legittimamente notificato e ad attestare la dichiarazione resa dalla persona che riceve l’atto, indicativa delle proprie generalità.
Ne consegue che, anche nel caso di notificazione eseguita dall’agente postale, la relata di notifica fa fede fino a querela di falso per le attestazioni che riguardano l’attività svolta, ivi compresa l’attestazione della identità del destinatario che ha rifiutato di ricevere il plico, trattandosi di circostanza frutto della diretta percezione del P.U. nella sua attività di identificazione del soggetto cui è rivolta la notifica (Cass. n. 2421/2014).
La censura come proposta, è, quindi, infondata perché parte ricorrente avrebbe dovuto proporre la querela di falso, a nulla rilevando in questo contesto il riferimento alla residenza anagrafica altrove.
In proposito il controricorrente replica correttamente che non è stato neppure depositato alcun certificato di residenza e ne è la prova la circostanza che nell’atto di appello si sia chiesto di ordinare ai Comuni di (omissis) e di (omissis) di fornire tutte le informazioni circa la residenza storica del C. . In definitiva il ricorso va rigettato con la condanna alle spese e raddoppio del contributo unificato, non risultando privata la ammissione al gratuito patrocinio, pur richiesta.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese, liquidate in Euro 2000 di cui 1800 per compensi, oltre accessori e spese forfettizzate nel 15% dando atto dell’esistenza dei presupposti ex dpr 115/2002 per il versamento dell’ulteriore contributo unificato.


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