Diritto e Fisco | Editoriale

Corse clandestine: è reato?

7 Mar 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Mar 2018



Organizzare, promuovere, agevolare e partecipare a corse clandestine è un reato grave. Lo è pure scommetterci sopra. Vediamo cosa dice la legge.

La cinematografia (soprattutto americana) ha sdoganato il falso mito secondo cui le corse clandestine sarebbero consentite o, quantomeno, tollerate. Basta un’auto truccata (sul tuning auto si rinvia alla lettura di questo articolo), una strada libera e uno stuolo di belle ragazze a fare il tifo per i prodi contendenti.

In tutta questa giostra medievale, però, c’è ben poco di cavalleresco; meno ancora di legale. Vediamo perché e se organizzare e/o partecipare a corse clandestine è reato.

 Corse su strada: cosa dice la legge?

Il codice della strada vieta lo svolgimento di competizioni sportive su strada, salvo autorizzazione [1]. Nello specifico, per le gare con veicoli a motore l’autorizzazione è rilasciata, sentite le federazioni nazionali sportive competenti e dandone tempestiva informazione all’autorità di pubblica sicurezza:

  • dalla regione, per le strade che costituiscono la rete di interesse nazionale e per le strade regionali;
  • dalle province, per le strade provinciali;
  • dai comuni, per le strade comunali.

Nelle autorizzazioni sono precisate le prescrizioni alle quali le gare sono subordinate.

Le autorizzazioni devono essere richieste dai promotori almeno quindici giorni prima della manifestazione, se la competenza al rilascio è comunale; almeno trenta giorni prima per le altre, sempre previo nulla osta dell’ente proprietario della strada.

Queste disposizioni non si applicano se le competizioni sportive non hanno carattere agonistico ovvero si svolgono all’interno di piste chiuse private o di autodromi.

Sempre secondo il codice della strada, i veicoli che partecipano alle competizioni motoristiche sportive possono circolare, limitatamente agli spostamenti all’interno del percorso della competizione e per il tempo strettamente necessario per gli stessi, apportando modifiche alle caratteristiche costruttive o di equipaggiamento, in deroga al normale divieto che di solito vige.

In buona sostanza, quindi, per il tempo utile alla competizione e limitatamente allo spazio entro cui la stessa si terrà, è possibile dare sfogo creativo sulla propria autovettura, effettuando operazioni di tuning altrimenti vietate.

Corse clandestine: quando è reato?

In presenza della necessaria autorizzazione, è senz’altro possibile organizzare una corsa automobilistica su strada. Al contrario, quando l’autorizzazione non c’è si tratterà di una corsa clandestina, sanzionata dalla legge.

Il codice della strada punisce chiunque organizza una competizione sportiva su strada senza esserne autorizzato con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 169 a 680  euro, se si tratta di competizione sportiva atletica, ciclistica o con animali, ovvero di una somma da 849 a 3.396 euro, se si tratta di competizione sportiva con veicoli a motore. In ogni caso l’autorità amministrativa dispone l’immediato divieto di effettuare la competizione [2].

Sempre secondo il codice della strada, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque organizza, promuove, dirige o comunque agevola una competizione sportiva in velocità con veicoli a motore senza esserne autorizzato (cioè, una corsa clandestina), è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 25mila a euro 100mila euro. La stessa pena si applica a chiunque prende parte alla corsa clandestina.

Se dallo svolgimento della corsa clandestina deriva la morte di una o più persone, si applica la pena della reclusione da sei a dodici anni; se ne deriva una lesione personale la pena è della reclusione da tre a sei anni.

Le pene sono aumentate fino ad un anno se le manifestazioni sono organizzate a fine di lucro o al fine di esercitare o di consentire scommesse clandestine, ovvero se alla competizione partecipano minori di anni diciotto.

La legge è attenta a punire ogni forma di coinvolgimento nella corsa clandestina; ed infatti, chiunque effettua scommesse sulle gare è punito con la reclusione da tre mesi ad un anno e con la multa da 5mila a 25mila euro.

Nei confronti di coloro che hanno preso parte alla competizione, all’accertamento del reato consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da uno a tre anni. La patente è sempre revocata se dallo svolgimento della competizione sono derivate lesioni personali gravi o gravissime o la morte di una o più persone. Con la sentenza di condanna è disposta, altresì, la confisca dei veicoli dei partecipanti, salvo che appartengano a persona estranea al reato, e che questa non li abbia affidati a questo scopo.

In ogni caso l’autorità amministrativa dispone l’immediato divieto di effettuare la competizione [3].

Corse clandestine e gare di velocità: qual è la differenza?

La legge punisce anche le gare di velocità, le quali differiscono dalle corse clandestine vere e proprie per il fatto di non assumere la forma di competizione programmata. In altre parole, la gara di velocità è estemporanea, improvvisata.

Chiunque gareggia in velocità con veicoli a motore è punito con la reclusione da sei mesi ad un anno e con la multa da 5mila a 20mila euro. Se dallo svolgimento della competizione deriva la morte di una o più persone, si applica la pena della reclusione da sei a dieci anni; se ne deriva una lesione personale la pena è della reclusione da due a cinque anni.

All’accertamento del reato conseguono le stesse sanzioni viste sopra per le corse clandestine (sospensione della patente; revoca; confisca in caso di condanna) [4].

note

[1] Art. 9 codice della strada.

[2] Art. 9, comma 8, codice della strada.

[3] Art. 9-bis, codice della strada.

[4] Art. 9-ter codice della strada.

Autore immagine: Pixabay.com


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