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Lo sai che? Blackout luce e sbalzi di tensione: chi risponde dei danni?

Lo sai che? Pubblicato il 5 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 febbraio 2018

Se manca la luce a causa di un malfunzionamento della linea di trasmissione bisogna rivolgere la domanda di risarcimento alla società che si occupa del trasporto della corrente e non a quella che la vende.

Se un calo di tensione della corrente elettrica o un blackout della luce fulminano un elettrodomestico che hai a casa o compromettono un impianto che hai in azienda a chi devi rivolgerti per ottenere il risarcimento del danno? La questione è diventata particolarmente delicata da quando le società che forniscono la luce – quelle cioè con cui gli utenti firmano i relativi contratti e che poi inviano le bollette – si sono diversificate da quelle che invece l’energia la producono e la “trasportano” alla rete elettrica. Un tempo non era così e tutto appariva più facile: c’era, infatti, il monopolio dell’Enel, unico ente che produceva, trasmetteva, distribuiva e forniva la luce a tutte le famiglie e aziende su tutto il territorio nazionale. Con la conseguenza che i danneggiati non avevano dubbi su chi contattare in caso di danni. Oggi invece, proprio sulla diversificazione tra società di trasmissione della corrette e quelle di rivendita all’utente si gioca l’esito di molte cause visto che, spesso, l’utente cita in giudizio il soggetto sbagliato. A chiarire chi risponde dei danni in caso di blackout della luce e sbalzi di tensione è stata una recente ordinanza della Cassazione [1]. La Corte mette in guardia gli utenti: quando c’è un guasto dovuto al malfunzionamento della luce, non bisogna rivolgersi alla società con cui si è firmato il contratto di fornitura dell’energia.

In generale, la legge stabilisce che solo se c’è un «caso fortuito» il gestore di un servizio, come quello elettrico, non è tenuto a risarcire i danni. Il caso fortuito deve essere un evento imprevedibile e inevitabile. Non è considerato tale, ad esempio, la caduta di un fulmine, il maltempo o il temporale, in quanto eventi che – per quanto non quotidiani – rientrano nella logica stagionale. Solo l’evento atmosferico di eccezionale portata, fuori da qualsiasi prevedibilità, può essere considerato «caso fortuito» ed esclude il risarcimento del danno.

Non ci sono dubbi che, invece, quando la luce se ne va perché cade un traliccio o c’è un malfunzionamento della rete di trasmissione, chi è rimasto al buio o, peggio, ha subito dei danni all’interno del proprio immobile va risarcito. Ma, in questo caso, bisogna fare molta attenzione al soggetto che si chiama in causa.

La Cassazione ha infatti detto che la società che si occupa della semplice compravendita di energia elettrica non può essere chiamata a rispondere dei danni subiti dall’utente finale a causa di un blackout imputabile al malfunzionamento della rete di trasmissione. Per i danni subiti dall’utente finale a causa della mancata erogazione della luce, per via di un malfunzionamento della rete di trasmissione, la società con cui il cittadino firma il contratto di fornitura non può essere chiamata a risponderne dei danni. I veri responsabili sono invece i soggetti che svolgono la gestione della rete e delle attività di trasporto dell’energia.

È vero, il codice civile [2] stabilisce che chiunque si valga di ausiliari nell’adempimento dei propri compiti risponde del danno da questi prodotti. Tuttavia, secondo l’orientamento costante della Cassazione, il soggetto che produce o che trasporta l’energia elettrica non è ausiliare di chi invece la vende all’utente. Con la conseguenza che quest’ultimo non è responsabile per il danno prodotto dal primo.

Infatti sono ausiliari del fornitore della luce solo coloro che agiscono su incarico di quest’ultimo, assoggettando la propria attività ai suoi poteri di direzione e controllo, a prescindere dalla natura giuridica del rapporto intercorrente tra loro. Può essere considerato ausiliario anche il soggetto la cui attività sia collegata con l’organizzazione aziendale del debitore della prestazione.

Dunque la società con cui l’utente firma il contratto di vendita della luce e che poi spedisce le bollette non è tenuta a rispondere della mancata erogazione dell’energia elettrica per un irregolare funzionamento della linea di trasmissione; bisogna invece rivolgersi alla società che si occupa della distribuzione della tensione, con la conseguente manutenzione. Si tratta, in genere, di Enel Distribuzioni Spa che ora si distingue da Enel Servizio Elettrico Spa (che invece si occupa della vendita dell’energia nel mercato di maggior tutela) e da Enel Energia Spa (che si occupa infine della vendita dell’energia nel mercato di mercato libero).

note

[1] Cass. ord. n. 1581/18 del 23.01.2018.

[2] Art. 1228 cod. civ.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza 4 dicembre 2017 – 23 gennaio 2018, n. 1581
Presidente Spirito – Relatore dell’Utri

Fatto e diritto

Rilevato che, con sentenza resa in data 18/12/2013, il Tribunale di Sulmona ha confermato la decisione con la quale il giudice di primo grado ha condannato la Sorgenia s.p.a. al risarcimento dei danni subiti da M.N. , quale titolare della ditta M. Store, in conseguenza di un black-out di diverse ore nell’erogazione dell’energia elettrica che, sulla base dei contratto di somministrazione concluso tra le parti, Sorgenia s.p.a. era impegnata a fornire in favore del M. ;
che, a sostegno della decisione assunta, il tribunale, dopo aver affermato la tardività dell’eccezione proposta da Sorgenia s.p.a. in ordine all’avvenuta limitazione convenzionale della propria responsabilità, ha in ogni caso sottolineato come la società convenuta non avesse fornito prova del carattere lieve della colpa alla stessa contestata nella produzione del danno, evidenziando altresì la responsabilità della stessa società per i fatti comunque addebitabili al diverso ente distributore dell’energia, da considerarsi quale ausiliario di Sorgenia s.p.a., ai sensi dell’art. 1228 c.c.;
che avverso la sentenza d’appello, Sorgenia s.p.a. propone ricorso per cassazione sulla base di quattro motivi d’impugnazione;
che M.N. , quale titolare della ditta M. Store, resiste con controricorso, cui ha fatto seguito il deposito di ulteriore memoria;
considerato che, con il primo motivo, la società ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione degli artt. 1218 e 1228 c.c., nonché degli artt. 1, 3 e 9 del d.lgs. n. 79/99 (in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c.), per avere il giudice d’appello erroneamente attribuito, a carico di essa ricorrente, la responsabilità del danno denunciato dalla controparte, non essendo Sorgenia, quale mera venditrice dell’energia, in alcun modo responsabile di eventuali black-out o di interruzioni nella relativa erogazione, dipendendo quest’ultima unicamente dal diverso ente responsabile della trasmissione e/o della distribuzione dell’energia elettrica, in nessun modo qualificabile alla stregua di un ausiliario della società venditrice, ai sensi dell’art. 1228 c.c.;
che, con il secondo motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione dell’art. 345 c.p.c. (in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c.), per avere il tribunale erroneamente ritenuto tardiva la proposizione delle eccezioni relative alla limitazione convenzionale di responsabilità della società venditrice, non avendo quest’ultima affatto proposto dette eccezioni per la prima volta in grado d’appello, avendole bensì Sollevate nel corso del giudizio di primo grado;
che, con il terzo motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per omesso esame di un fatto decisivo controverso (in relazione all’art. 360 n. 5 c.p.c.), per avere la corte territoriale erroneamente omesso di considerare la circostanza che la società venditrice aveva invocato in via di eccezione l’applicazione delle clausole contrattuali di limitazione della responsabilità sin dal primo grado del giudizio;
che, con il quarto motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione dell’art. 345 c.p.c., per avere il tribunale erroneamente trascurato di rilevare la diversità di natura tra le clausole di limitazione di responsabilità invocate, non avvedendosi che la seconda delle clausole oggetto di esame (quella contenuta nell’art. 10 b delle condizioni generali di contratto) consistesse unicamente in una mera ricognizione della circostanza per cui Sorgenia non fosse responsabile dei disservizi di rete, dei cali dì tensione, dei black-out o delle interruzioni nell’erogazione dell’energia, non essendo responsabile della relativa attività di trasporto o di distribuzione, con la conseguente non qualificabilità del richiamo di tale clausola alla stregua di un’eccezione in senso stretto, ma solo quale puro riconoscimento di fatto valutabile sul piano probatorio; circostanza da cui sarebbe derivata la piena rilevabilità d’ufficio di detta clausola anche in sede di appello;
che il primo motivo è fondato e suscettibile di assorbire la rilevanza delle restanti censure;
che, preliminarmente, osserva il Collegio come rappresenti un elemento di fatto incontroverso tra le parti (essendo stato espressamente dedotto dallo stesso M. nell’atto introduttivo del giudizio e ribadito alla pag. 2 dell’odierno controricorso) la circostanza secondo cui l’interruzione nell’erogazione dell’energia elettrica dedotta in giudizio non costituì occorrenza limitata alle vicende della specifica utenza del M. , avendo bensì riguardato l’intera strada di ubicazione del relativo esercizio commerciale (“via (OMISSIS) “), prospettandosi pertanto come carenza “di sistema” dipendente dal mancato regolare funzionamento della linea di trasmissione dell’energia e/o dalla struttura fisica deputata al relativo trasporto e alla conseguente distribuzione al dettaglio;
che, ciò posto, in coerenza al consolidato insegnamento della giurisprudenza di questa Corte, dei danni derivati, a carico dell’utente finale, dalla mancata erogazione dovuta a malfunzionamento della rete di trasmissione, la società che limiti la propria attività alla mera compravendita dell’energia elettrica non può esser chiamata in nessun caso a rispondere, ai sensi dell’art. 1228 c.c., poiché i soggetti cui risale la responsabilità della gestione della rete nelle sue diverse diramazioni, così come delle attività di trasporto dell’energia fino al punto di contatto con le singole utenze individuali, non possono in nessun caso ritenersi ausiliari delle prime ai sensi del citato art. 1228 c.c.;
che, infatti, alla stregua di tale ultima norma, possono considerarsi ausiliari del debitore soltanto coloro che agiscono su incarico di quest’ultimo ed il cui operato sia assoggettato ai suoi poteri di direzione e controllo, a prescindere dalla natura giuridica del rapporto intercorrente tra di essi ed il debitore medesimo, ovvero allorché sussista un collegamento tra l’attività del preteso ausiliario e l’organizzazione aziendale del debitore della prestazione (cfr, ex plurimis, Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 17705 del 29/07/2010, Rv. 614768 – 01);
che, pertanto, una volta escluso che le società che limitano la propria attività sul mercato elettrico alla mera compravendita dell’energia siano dotate di effettivi e concreti poteri direttivi e di controllo sui soggetti cui è affidata la gestione della rete di trasmissione dell’energia e il relativo trasporto (cfr. Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 17705 del 29/07/2010, Rv. 614768 – 01; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 28488 del 22/12/2011, Rv. 620063 – 01; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 822 del 20/01/2012, Rv. 620496 – 01; Sez. 6 – 3, Sentenza n. 2964 del 13/02/2015, Rv. 634702 – 01), deve negarsi che l’odierna società ricorrente (pacificamente chiamata in giudizio quale mero fornitore dell’energia) possa esser chiamata a rispondere, ai sensi dell’art. 1228 c.c., della relativa mancata erogazione per un fatto imputabile al mancato regolare funzionamento della linea di trasmissione dell’energia e/o della struttura fisica deputata al relativo trasporto e alla conseguente distribuzione al dettaglio;
che, conseguentemente, deve ritenersi che, rispetto a una domanda di risarcimento dei danni da mancata erogazione di energia elettrica, prospettata come derivante da una carenza “di sistema”, Sorgenia s.p.a., quale mera società venditrice dell’energia, non sia passivamente legittimata a contraddire;
che, pertanto, sulla base delle considerazioni sin qui illustrate, in accoglimento del primo motivo (ed assorbiti i restanti), dev’essere pronunciata la cassazione senza rinvio della sentenza impugnata per difetto di legittimazione passiva della società originariamente convenuta (cfr., ex plurimis, Sez. 1, Sentenza n. 14266 del 20/06/2006, Rv. 592292 – 01);
che alla cassazione senza rinvio della sentenza impugnata per difetto di legittimazione passiva della società originariamente convenuta segue la condanna di M.N. , quale titolare della ditta M. Store, al rimborso, in favore di Sorgenia s.p.a., delle spese di entrambi i gradi del giudizio di merito, nonché del presente giudizio di cassazione, secondo la liquidazione di cui al dispositivo.

P.Q.M.

Accoglie il primo motivo; dichiara assorbiti i restanti; cassa senza rinvio la sentenza impugnata e condanna M.N. , quale titolare della ditta M. Store, al rimborso, in favore di Sorgenia s.p.a., delle spese di entrambi i gradi del giudizio di merito e del presente giudizio di cassazione, complessivamente liquidati in Euro 1.200,00, quanto al primo grado; in Euro 1.200,00, quanto al grado di appello e in Euro 1.200,00, quanto al giudizio di cassazione, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori come per legge.

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