Diritto e Fisco | Articoli

Indennizzo diretto: quando si applica


Indennizzo diretto: quando si applica

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 febbraio 2018



Incidente stradale: come fare richiesta di risarcimento dei danni alla propria assicurazione.

Avrai sentito dire che, da quando esiste la legge sull’indennizzo diretto, in caso di incidente stradale, a risarcirti non è più l’assicurazione dell’automobilista responsabile, ma la tua. È una forma di semplificazione che serve, da un lato a premiare il rapporto tra cliente e assicuratore, facendo sì che il primo fornisca al secondo un servizio più celere e puntuale, dall’altro per velocizzare le pratiche di risarcimento del danno. Detto in termini molto pratici, e salve le precisazioni che a breve faremo, quando c’è uno scontro tra non più di due auto, il danneggiato deve presentare la richiesta di indennizzo alla propria compagnia la quale, dopo aver valutato ovviamente la verità di quanto narrato, l’effettiva responsabilità dell’altro conducente e l’entità dei danni, liquida il danno al proprio cliente rivalendosi poi sulla compagnia avversaria. Non sempre però è possibile far ricorso all’indennizzo diretto. Come abbiamo anticipato questa procedura è destinata solo a particolari tipi di incidenti stradali. In questo articolo ci dedicheremo proprio a scoprire cos’è, come funziona e quando si applica l’indennizzo diretto.

Incidente stradale: come si determina la responsabilità?

Quando si verifica un incidente stradale, in teoria, c’è sempre un conducente responsabile e uno che non lo è. «In teoria». Molto spesso la responsabilità non può essere ricostruita con certezza ed altre volte non può essere ripartita in modo netto. In entrambi i casi, ai conducenti viene assegnato il concorso di colpa: in pratica, a ciascuno di essi viene attribuita una parte di responsabilità in termini percentuali e il risarcimento viene rispettivamente ridotto negli stessi termini. Ad esempio, con un concorso di colpa del 50% ed un danno di mille euro, si può sperare di ottenere non più di 500 euro.

Quando non vi sono prove sulla responsabilità dei conducenti – afferma il codice civile – si applica sempre il concorso di colpa. Le prove devono essere fornite ovviamente da chi chiede il risarcimento e non sono sempre facili. Non basta dimostrare di aver rispettato il codice della strada o che la controparte lo ha violato: bisogna anche convincere il giudice di aver fatto di tutto per evitare l’incidente. Che significa? Facciamo un paio di esempi. Non perché una macchina ha la precedenza può invadere l’incrocio senza guardare a destra e sinistra; se c’è un’altra auto che, pur non potendolo fare perché proviene da sinistra, si è già immessa sulla strada bisogna comunque farla passare. Se un auto non frena nonostante il semaforo rosso, chi ha davanti il verde e si accorge di ciò deve comunque fermarsi lo stesso.

Incidente stradale: come chiedere il risarcimento con l’indennizzo diretto

Per capire come funziona l’indennizzo diretto sarà meglio tracciare quello che è il possibile iter di un procedimento per la richiesta di risarcimento da incidente stradale.

Se c’è l’accordo e viene compilato il Cid

Nel momento in cui due automobilisti si scontrano, se le loro condizioni fisiche glielo consentono si mettono verosimilmente a discutere sulle relative responsabilità.

In ogni casi, è obbligo di entrambi i conducenti – anche se non trovano un accordo – scambiarsi i relativi dati anagrafici, il nome dell’assicurazione e il numero di polizza, gli estremi della patente, il numero della targa e il modello dell’auto.

Se si trova un punto d’accordo e uno dei due – o entrambi – ammette la propria responsabilità si redige il Cid ossia il modulo di constatazione amichevole. La compilazione del Cid non rende sicuro il risarcimento, ma sicuramente più celere. Dalla sua presentazione, l’assicurazione ha 60 giorni di tempo per presentare una proposta di risarcimento per i danni subiti alle auto e 90 giorni per i danni subiti alle persone.

Per evitare frodi assicurative (nel caso in cui due conducenti si mettano d’accordo con la simulazione di un incidente), il Cid non vincola l’assicurazione né il giudice. Quindi, la sua compilazione non garantisce all’assicurato il risarcimento. Ma è anche vero il contrario: se non si compila il Cid (perché magari non se ne ha una copia in auto) si ha comunque diritto al risarcimento. Insomma, il Cid non è condizione per essere risarciti.

Il danneggiato che è dalla parte della ragione porterà il Cid alla propria assicurazione per la richiesta di risarcimento. Da questo momento partiranno le verifiche della compagnia. Anche il responsabile – secondo i termini e i modi previsti dalla sua polizza – sarà tenuto a comunicare alla propria assicurazione l’incidente affinché questa sia resa edotta dell’evento.

Se c’è l’accordo e non viene compilato il Cid

Come abbiamo detto, i conducenti potrebbero non essere in possesso del Cid. In tal caso, se c’è comunque accordo sulle responsabilità, il danneggiato che ritiene di essere dalla parte della ragione invia una raccomandata o una Pec alla propria compagnia assicurativa con cui richiede il risarcimento del danno. Da questo momento partiranno le verifiche della compagnia.

Anche il responsabile – secondo i termini e i modi previsti dalla sua polizza – sarà tenuto a comunicare alla propria assicurazione l’incidente stradale.

Se non c’è l’accordo tra i conducenti

Molto ricorrente è l’ipotesi in cui entrambi i conducenti ritengono di non avere la responsabilità dell’incidente stradale o, magari, a fronte della responsabilità di uno dei due, quest’ultimo sostiene che anche l’altro abbia la sua dose di colpa. In questo caso, entrambi gli automobilisti denunceranno alla propria compagnia l’incidente o per chiedere di essere risarciti o per diffidare dal riconoscere risarcimenti all’altro conducente (cosa che farebbe loro scattare una classe di merito del bonus/malus, con conseguente aumento della polizza). Leggi sul punto Quanto aumenta l’assicurazione dopo un incidente.

A questo punto ciascuna assicurazione avvierà le proprie indagini per ricostruire le ragioni del sinistro stradale.

Il verbale della polizia

Se sono intervenute le autorità sul luogo del sinistro, l’assicurazione recupera il verbale da queste redatto. È molto difficile per il cittadino, senza l’intervento dell’avvocato, averne copia senza dimostrare che serve per la difesa dei propri diritti in tribunale.

Dal verbale, l’assicurazione trae elementi utili per ricostruire le responsabilità anche sulla base dei propri periti. Nel verbale vengono inoltre evidenziate eventuali condotte illecite dei conducenti che di solito danno luogo a contravvenzioni stradali. Anche così si può risalire nel comprendere chi ha ragione e chi torto.

I periti

L’assicurazione affida la verifica dei mezzi incidentati a dei propri periti. Alcuni sono specializzati nella ricostruzione dei sinistri e, dai punti di contatto e dall’entità dei danni, sono in grado di comprendere le responsabilità. Altri invece servono per quantificare l’entità dei danni subiti dai mezzi e intervengono solo in un momento successivo, quando cioè è certa la colpa.

Ci sono poi i periti medico-legali che quantificano i danni fisici subiti dai conducenti o dai trasportati. Proprio i passeggeri hanno diritto ad essere sempre risarciti, a prescindere dal fatto che si trovassero sull’auto del conducente responsabile o meno.

L’offerta di risarcimento

Infine l’assicurazione presenta una proposta di risarcimento (a volte lo fa inviando una lettera con l’importo da accettare, a volte direttamente con un assegno). L’assicurato può decidere di accettarlo, rifiutarlo o accettarlo con riserva di agire in giudizio per l’eventuale differenza a cui ritiene di aver diritto.

Indennizzo diretto: cos’è?

Per comprendere meglio l’indennizzo diretto forse sarebbe meglio proiettarsi un attimo su cosa succedeva quando ancora non esisteva. Il danneggiato che riteneva di avere ragione nell’incidente si rivolgeva all’assicurazione della controparte responsabile per chiedere il risarcimento. Quest’ultima ovviamente era tutt’altro che collaborativa e finiva per fare apertamente sia il gioco del proprio cliente (tentando di difenderne le ragioni e non aumentargli il premio), sia quello proprio (per non pagare o pagare il più tardi possibile). Insomma, il danneggiato doveva sempre ricorrere al giudice pur di aver quello che gli spettava. Oggi invece si è previsto che l’assicurazione tenuta a risarcire il danneggiato sia, in prima battuta, quella con cui questi ha contratto la polizza: per ovvie ragioni sarà portata a dargli un servizio di cortesia, celere ed efficiente. Quando ciò non succede, l’assicurato può sempre farle causa e chiedere il risarcimento tramite il giudice. Una volta poi che l’assicurazione ha risarcito il proprio cliente si rivale su quella del responsabile.

Indennizzo diretto: come funziona?

L’indennizzo diretto trova applicazione nel caso di incidenti in cui siano coinvolti solo due veicoli assicurati ed identificati, e da cui siano derivati danni ai veicoli, danni alle cose trasportate di proprietà dell’assicurato o del conducente o danni ai conducenti per lesioni di lieve entità. Non ci sono limiti invece per quanto riguarda i danni al veicolo o alle cose di proprietà dell’assicurato che, anche se elevati, non compromettono il ricorso alla procedura di indennizzo diretto.

In tal caso la richiesta di risarcimento deve essere inviata all’assicurazione del veicolo utilizzato, e ove le trattative non vadano a buon fine, il danneggiato citerà in giudizio l’assicurazione del predetto veicolo.

Quindi l’indennizzo diretto è escluso nei seguenti casi:

  • incidenti con più di due auto
  • incidenti con auto prive di assicurazione o con assicurazione scaduta (in tal caso la domanda di risarcimento va presentata al Fondo Garanzia Vittime della Strada);
  • incidenti con auto fantasma, ossia scappate subito dopo l’urto (anche in tal caso la domanda di risarcimento va presentata al Fondo Garanzia Vittime della Strada);
  • danni con lesioni ai conducenti superiori al 9% di punti di invalidità.

Con una ordinanza dell’anno scorso [1], la Cassazione ha detto che la procedura di indennizzo diretto può scattare anche in caso di incidente con più auto solo se la colpa è di un solo automobilista. Se invece la responsabilità va ripartita tra più conducenti non opera più l’indennizzo diretto e la richiesta di risarcimento andrà fatta alla compagnia di chi ha violato il codice della strada.

La legge dice che, per poter operare l’idealizzo diretto, non devono essere coinvolti, oltre al danneggiato e al danneggiante, «altri veicoli responsabili». Tale requisito è sempre stato interpretato in modo restrittivo; in particolare si riteneva che l’indennizzo andasse escluso tutte le volte in cui, nell’incidente, fossero coinvolti più di due mezzi. Interpretazione sbagliata, sottolinea la Corte, che rimarca l’attenzione sul dato letterale della norma: la legge parla di «altri veicoli responsabili» (e non, invece, «altri veicoli»). Questo significa che:

  • se l’incidente riguarda più auto, ma una sola è responsabile dell’evento, resta applicabile l’indennizzo diretto e tutti i danneggiati potranno richiedere il risarcimento alla propria compagnia;
  • se l’incidente riguarda più auto, e diverse sono quelle responsabili dell’evento, non opera più l’indennizzo diretto e la richiesta di risarcimento andrà presentata alla compagnia del diretto responsabile.

Adesso sarà quindi possibile utilizzare il sistema del risarcimento diretto anche quando nel sinistro stradale siano rimaste danneggiate più di un’auto; resta invece esclusa solo l’ipotesi in cui i conducenti degli ulteriori mezzi coinvolti abbiano una loro responsabilità. Tale procedura infatti, non può essere applicata nel caso in cui il risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli sia evento unitario scaturente da una pluralità di condotte illecite. Se dunque, nel tamponamento a catena o negli scontri tra più di un’auto, c’è più di un responsabile, il danneggiato dovrà rivolgere la richiesta di risarcimento all’assicurazione delle controparti.

Indennizzo diretto: quando si applica

Possiamo qui di seguito riassumere i casi in cui si applica l’indennizzo diretto:

Ambito di applicazione

  • Collisione avvenuta nel territorio dello Stato tra due veicoli a motore
  • Veicoli identificati ed obbligatoriamente assicurati per la r.c.a. (inclusi i ciclomotori se muniti di targa)
  • Assenza di coinvolgimento di altri veicoli responsabili.

Danni/lesioni

  • Danni al veicolo (senza limiti)
  • Danni alle cose trasportate di proprietà dell’assicurato o del conducente (senza limiti)
  • Lesioni arrecate al conducente di lieve entità (entro il 9%)

In caso di danni subiti dai passeggeri, questi dovranno sempre rivolgersi all’assicurazione dell’auto in cui erano trasportati. A prescindere dall’accertamento della responsabilità.

Automobili

  • veicoli immatricolati in Italia,
  • veicoli immatricolati nella Repubblica di San Marino e Città del Vaticano, a condizione che siano assicurati con imprese con sede legale nello Stato italiano o con imprese che esercitino l’assicurazione obbligatoria responsabilità civile auto.

Come chiedere il risarcimento con l’indennizzo diretto

Il danneggiato dall’incidente stradale (il proprietario o il conducente) che si ritenga non responsabile in tutto o in parte del sinistro presenta una domanda di risarcimento alla propria compagnia. La domanda può essere presentata nelle seguenti forme:

  • lettera raccomandata con ricevuta di ritorno;
  • lettera consegnata a mano;
  • posta elettronica certificata;
  • telegramma;
  • telefax;
  • e-mail, salvo esplicita esclusione contrattuale di tale forma.

La lettera deve contenere:

  • i nomi degli assicurati;
  • le targhe dei due veicoli coinvolti;
  • la denominazione delle rispettive imprese;
  • la descrizione delle circostanze e delle modalità del sinistro;
  • le generalità di eventuali testimoni;
  • l’indicazione dell’eventuale intervento degli Organi di polizia;
  • il luogo, i giorni e le ore in cui le cose danneggiate sono disponibili per la perizia diretta ad accertare l’entità del danno.

Se ci sono lesioni personali bisogna anche indicare:

  • l’età, l’attività e il reddito del danneggiato;
  • l’entità delle lesioni subite;
  • la dichiarazione di cui all’articolo 142 del codice circa la spettanza o meno di prestazioni da parte di istituti che gestiscono assicurazioni sociali obbligatorie;
  • l’attestazione medica comprovante l’avvenuta guarigione, con o senza postumi permanenti;
  • l’eventuale consulenza medico-legale di parte, corredata dall’indicazione del compenso spettante al professionista.

note

[1] Cass. ord. n. 3146/2017.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI