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Come avere il mantenimento se il marito si finge povero

5 febbraio 2018


Come avere il mantenimento se il marito si finge povero

> Donna e famiglia Pubblicato il 5 febbraio 2018



I metodi per stanare i redditi in nero del marito evasore che non vuol versare gli alimenti a moglie e figli.

Il tuo ex marito non vuol versare il mantenimento per te e per i vostri figli, nonostante il suo reddito sia alto. Prima di presentare il ricorso in tribunale per la separazione, avete tentato un accordo ma lui ti ha proposto una cifra insignificante se non addirittura umiliante. Lui, affermato professionista, che può vantare un reddito in nero superiore a quello dichiarato all’Agenzia delle Entrate, ora piange povertà proprio davanti a te, che hai condiviso con lui cene in ristoranti di prima categoria, viaggi di lusso, hotel a cinque stelle e vacanze all inclusive. In vista della separazione, però, sta già vendendo le auto che prima cambiava una volta ogni due anni e sistemando i conti dello studio in modo – secondo lui – di fregarti. A questo punto, visto che in processo conteranno le prove, ti chiedi come avere il mantenimento se il marito si finge povero. La risposta viene da una ordinanza della Cassazione depositata pochi giorni fa [1].

Separazione e divorzio: la dichiarazione dei redditi che valore ha?

Se la dichiarazione dei redditi fosse sempre veritiera e rappresentasse fedelmente le condizioni economiche di una persona, non ci sarebbe bisogno di tante indagini e il tribunale potrebbe basarsi solo sull’analisi di questo documento per stabilire la ricchezza di una persona. Ma non è così: inutile nascondersi dietro un dito. Se però è vero che l’evasione fiscale è un fenomeno diffusissimo, specie tra imprenditori e liberi professionisti, è anche vero che esistono diversi elementi per stanarla. E il giudice può far ricorso a tali strumenti per ristabilire l’equità. Questi meccanismi, che servono ad ottenere il mantenimento se il marito si finge povero, possono essere  elencati nel seguente modo.

Patrimonio mobiliare e immobiliare

Nel momento in cui calcola l’assegno di mantenimento, il giudice, al fine di valutare l’entità della ricchezza del coniuge più benestante, non limita la propria indagine al solo reddito – ad esempio lo stipendio – del soggetto, ma anche ai beni da questi detenuti, beni che spesso indicano un potere di acquisto superiore ai dati ufficiali. Si pensi agli immobili, anche se non in affitto: terreni e appartamenti hanno un costo di gestione e, pertanto, chi li possiede deve poterseli permettere (a maggior ragione se da questi non ricava un reddito da locazione). E così vale anche per le azioni o partecipazioni in società.

Inoltre, a nulla serve vendere i propri beni “all’ultimo minuto”, ossia prima di separarsi. Il giudice tiene conto, di solito, delle dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni. Ed anche una visura storica può rappresentare la situazione patrimoniale degli anni precedenti, indicando quali auto o quali case il coniuge ha ceduto.

Ricostruzione del tenore di vita

Nel calcolare il mantenimento, il giudice ha poi diversi modi per risalire alla ricchezza del coniuge senza dover necessariamente rifarsi alla dichiarazione dei redditi “ufficiale”, presentata all’Agenzia delle Entrate. Egli può innanzitutto basarsi sul tenore di vita tenuto da una coppia, ossia alle spese costantemente sostenute durante la convivenza. Se colui che chiede il mantenimento riesce a dimostrare di aver condotto una quotidianità senza badare troppo al portafogli potrà avere un assegno superiore a quello che i dati fiscali potrebbero attribuire. In questo vale qualsiasi tipo di prova: le foto dei viaggi, delle auto, delle vacanze al mare o in montagna, le cene a ristorante, gli incontri con gli amici, le palestre, i centri benessere, i conti con il parrucchiere, ecc.Insomma, quando si tratta di spese contano più i fatti che non i dati comunicati all’Agenzia.

Le dichiarazioni in causa e negli atti processuali

Anche le dichiarazioni fatte dalle parti in processo possono giocare un ruolo importante. Nella sentenza in commento la Cassazione valorizza una affermazione dell’ex marito in cui si definisce un «brillante avvocato penalista», incompatibile certo con una situazione di povertà.

Anagrafe tributaria

Ma se il soggetto interessato a ottenere i dati reddituali dell’ex non dispone della documentazione necessaria per dimostrare il tenore di vita di quest’ultimo, la richiesta può essere rivolta all’Agenzia delle Entrate che deve garantire all’interessato all’accesso all’anagrafe tributaria, il maxi database del fisco che consente di sapere tutto di tutti. Il fisco non può limitarsi a mandare per posta elettronica certificata al difensore del coniuge il semplice riepilogo dei redditi complessivi dell’altro coniuge, contenuti nei quadri Rn dei modelli Unico. L’accesso parziale ai dati fiscali non basta perché la domanda di esibizione dei documenti corrisponde a una situazione giuridicamente tutelata e collegata agli atti per i quali è richiesto l’accesso all’amministrazione finanziaria.

Ciò che può fare l’interessato, senza dover necessariamente proporre richiesta al giudice nel corso del giudizio, è presentare una istanza di accesso agli atti amministrativi all’Agenzia delle Entrate, la quale ha l’obbligo di rispondere entro 30 giorni.

La domanda si presenta in carta esente da bolli e consegnata a mani, con raccomandata a.r. o con posta certificata.

In caso di mancato riscontro o di diniego è possibile proporre opposizione al Tar.

In alternativa si può fare richiesta di accesso all’Anagrafe tributaria, depositando istanza al Presidente del Tribunale con cui si chiede la possibilità di verifica telematica dei redditi dell’ex coniuge. In realtà tale ultima possibilità viene riservata nel caso successivo al giudizio, in cui si debba procedere ad esecuzione forzata.

Polizia tributaria

Quando tutto manca è sempre possibile incaricare le indagini della polizia tributaria. La finanza riuscirà laddove il coniuge più povero non è riuscito a dimostrare. Tuttavia, non è un obbligo del giudice ricorrere a tale strumento. Dovrà ritenere i dati in suo possesso insufficienti o contrastanti. Le indagini potranno estendersi anche a prestanome di beni o attività riconducibili ad uno dei coniugi, grazie ai quali l’ex potrebbe aver occultato il proprio patrimonio.

note

[1] Cass.  ord. n. 2659/18 del 2.02.2018.

Autore immagine 123rf com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 24 ottobre 2017 – 2 febbraio 2018, n. 2659
Presidente Dogliotti – Relatore Lamorgese

Fatti di causa

La Corte d’appello di Napoli, con sentenza del 29 aprile 2016, ha rigettato l’appello proposto da Gu. An. per la riduzione dell’assegno di mantenimento stabilito in Euro 1000,00 mensili, in favore della coniuge Bu. Ci. St. in sede di separazione, avendo giudicato inattendibile la documentazione reddituale del Gu., come dimostrato dall’elevato tenore di vita dei coniugi e dal fatto che costui possedeva numerosi beni mobili e immobili e si era autodefinito “brillante” avvocato penalista, pur avendo dichiarato redditi bassi.
Avverso questa sentenza il Gu. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a un unico motivo e a una memoria; la Bu. ha resistito con controricorso.

Motivi della decisione

Il Gu., con un unico motivo di ricorso, lamenta omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, per avere la Corte di merito ritenuto inattendibili le proprie dichiarazioni dei redditi ed agiato il tenore di vita matrimoniale, sulla base di vari indicatori erroneamente valutati e senza considerare le potenzialità lavorative della moglie.
Il motivo è inammissibile, poiché si risolve in una critica all’accertamento del fatto compiuto dal giudice di merito circa i redditi delle parti, che è insindacabile in sede di legittimità, in presenza di motivazione idonea a rivelare la ratio decidendi (Cass., s.u., n. 8053 del 2014).
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile; condanna il ricorrente alle spese, liquidate in Euro 2300,00, di cui Euro 100,00 per esborsi.
Doppio contributo a carico del ricorrente come per legge.
In caso di diffusione del presente provvedimento, omettere le generalità e gli altri dati identificativi.

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