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Lo sai che? Affittare a extracomunitari o clandestini si può?

Lo sai che? Pubblicato il 6 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 febbraio 2018

Locazione a stranieri: se il regolamento di condominio non prevede clausole limitative della possibilità di dare in affitto l’appartamento a determinate categorie di persone non ci sono limiti.

Il nostro è un popolo ancora molto legato al pregiudizio nei confronti degli extracomunitari. È anche vero che, molto spesso, dietro ai fenomeni di povertà si nascondono anche situazioni di illegalità e clandestinità. Ecco perché, specie quando si decide di dare in affitto la propria casa, si preferisce sempre un connazionale a uno straniero. C’è chi, invece, questo problema non se lo pone: italiani, cinesi, arabi, africani sono tutti uguali quando devono pagare il canone di locazione. Il dubbio però sorge nel caso in cui lo straniero è privo del permesso di soggiorno e, quindi, non in regola. Cosa rischia il padrone di casa? Si può affittare a extracomunitari o clandestini? Cosa prevede la legge e cosa, invece, potrebbe contestare eventualmente il condominio? Di tanto ci occuperemo in questo articolo.

Come si affitta un appartamento a un extracomunitario

Già con diverse sentenze la Cassazione si è pronunciata per chiarire se affittare un appartamento a un clandestino è un reato o meno. Di queste parleremo a breve. Ma prima di tutto ricordiamo quali sono gli oneri per chi dà in locazione un proprio appartamento. Tutto ciò che la legge chiede è di concludere un contratto per iscritto, con la firma di entrambe le parti e le relative generalità (nome, cognome, residenza, cittadinanza, codice fiscale o, eventualmente, partita Iva nel caso di società). Da un punto di vista civilistico e tributario, il contratto deve essere necessariamente registrato: va cioè trasmesso all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla sottoscrizione e sottoposto a imposta di registro. Da questo momento in poi, il padrone di casa pagherà le tasse (l’Irpef) sui canoni percepiti a titolo di locazione fino a quando non interverrà la disdetta consensuale dell’affitto o fino a quando, in caso di morosità, non dovesse essere emessa un’ordinanza di sfratto da parte del tribunale. Una norma particolarmente svantaggiosa per il proprietario – ma giustamente imposta per evitare facili evasioni fiscali – stabilisce che il mancato pagamento del canone di locazione non autorizza il locatore a non dichiarare, nella denuncia dei redditi, il canoni non percepiti. In altri termini, nonostante la morosità, il padrone di casa verserà ugualmente le tasse sulla locazione fino a quando non ricorre al giudice e non ottiene uno sfratto. Per qualche suggerimento utile leggi Affitto: come non pagare le tasse sull’inquilino moroso.

Prima della registrazione del contratto, chi decide di dare in affitto casa a un extracomunitario deve chiedergli l’esibizione di un valido documento di riconoscimento, normalmente il passaporto. Non è tenuto invece a verificare il possesso del permesso di soggiorno: non spetta cioè al privato questo accertamento, ma alle autorità.

Il terzo e ultimo passaggio che deve compiere chi affitta a uno straniero è di darne comunicazione alla Questura entro le 48 ore successive all’ingresso dello straniero nel proprio domicilio. A imporlo è il Testo Unito sull’immigrazione [1]. Dunque quest’obbligo non sussiste quando invece si stipula un contratto di locazione con un italiano o con un’altra persona proveniente da uno degli stati membri dell’Unione Europea.

Quali responsabilità ad affittare a un immigrato irregolare?

Visto che non è onere del proprietario dell’appartamento chiedere il permesso di soggiorno all’interessato all’affitto prima o dopo la conclusione del contratto, ne deriva che se quest’ultimo dovesse essere irregolare il primo non ne subirà alcuna conseguenza né di carattere civile, né di carattere penale. Il contratto sarà valido e, in caso di morosità, si potrà attivare la normale procedura di sfratto.

L’unico caso in cui il padrone dell’appartamento è responsabile penalmente nel dare la casa in affitto a extracomunitari irregolari è quando si approfitta di tale situazione per trarne un proprio utile: utile ulteriore rispetto al normale canone di affitto a prezzi di mercato. In tal caso scatterebbe il reato di favoreggiamento all’immigrazione, reato che non commettono solo gli scafisti o i trafficanti ma anche coloro che ricevuto, in qualsiasi modo, un tornaconto economico dalla condizione di irregolarità dello straniero [2]. È il caso di un affitto a condizioni inique ad un prezzo spropositato, approfittando del fatto che l’extracomunitario non riesce – proprio in ragione dell’assenza del permesso di soggiorno – a procurarsi una stanza. Chi affitta un appartamento a tre extracomunitari a 500 euro l’uno, non rischia alcuna incriminazione; chi invece, in un appartamento di 100 metri quadri, fa vivere dieci stranieri clandestini, chiedendo a ciascuno 500 euro, ma obbligandoli ad a vivere in modo inumano, con materassi a terra e sacchi a pelo, sfrattando in questo modo la loro condizione di irregolarità, commette reato.

Secondo la Cassazione [3], affinché possa configurarsi un reato a carico di chi favorisce la permanenza in Italia di cittadini immigrati clandestini, mettendo a loro disposizione locali abitativi in locazione, è necessario che questi sia animato dal fine di trarre un ingiusto profitto dallo stato di illegalità dello straniero imponendo condizioni particolarmente onerose ed esorbitanti dall’equilibrio del normale contratto di affitto.

Ospitalità  o affitto di una stanza a uno straniero clandestino: cosa si rischia

Le regole non cambiano in caso di affitto o subaffitto di una camera a un extracomunitario clandestino. Anche in questo caso c’è l’obbligo di registrare il contratto e di comunicare la permanenza dello straniero alla polizia.

note

[1] Art. 7 dl.gs. n. 286/1998: «Chiunque, a qualsiasi titolo, dà alloggio ovvero ospita uno straniero o apolide, anche se parente o affine, ovvero cede allo stesso la proprietà o il godimento di beni immobili, rustici o urbani, posti nel territorio dello Stato, è tenuto a darne comunicazione scritta, entro quarantotto ore, all’autorità locale di pubblica sicurezza».

[2] Art. 12 d.lgs 286/98: «5. Fuori dei casi previsti dai commi precedenti, e salvo che il fatto non costituisca piu’ grave reato, chiunque, al fine di trarre un ingiusto profitto dalla condizione di illegalita’ dello straniero o nell’ambito delle attivita’ punite a norma del presente articolo, favorisce la permanenza di questi nel territorio dello Stato in violazione delle norme del presente testo unico, e’ punito con la reclusione fino a quattro anni e con la multa fino a lire trenta milioni».

[3] Cass. sent. n. 46070/2003.


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