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Come mai le cause civili durano tanto tempo?

6 febbraio 2018


Come mai le cause civili durano tanto tempo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 febbraio 2018



Procedura civile: come funziona un processo e quali sono i tempi tra un’udienza e l’altra.

Sono diversi anni che l’avvocato al quale hai dato incarico di seguire la tua causa ti parla sempre di udienze, rinvii, termini per note, scadenze, ordinanze emesse e revocate. Ma, in tutto ciò, ancora non si vede una fine. A te, che hai esigenza di ottenere al più presto una sentenza, risultano incomprensibili le ragioni che ti vengono date ogni volta; sembrano quasi delle scuse. Visto, pertanto, che non hai studiato giurisprudenza e che di legge non ne capisci nulla, vorresti che qualcuno ti spiegasse per filo e per segno come funziona la procedura e come mai le cause civili durano tanto tempo. È assurdo – a tuo modo di vedere – che anche un caso così semplice come il tuo, che richiederebbe un solo giorno per essere deciso, si stia trascinando da così tanti anni. Insomma, sospetti che l’avvocato ti stia dicendo una bugia o che il giudice non abbia voglia di prendere una decisione.

Anche se ti può apparire incomprensibile e irragionevole, è normale che un processo duri tanto. È «normale», almeno, secondo la logica del nostro legislatore e secondo i tempi che dettano i giudici in tribunale. In questo articolo cercheremo di spiegarti dunque, senza essere pedanti e senza voler fare la parte dei “professori”,  come funziona un processo civile, quali sono le regole di procedura che rallentano così tanto le cause.

Quanti tipi di cause esistono?

Sono sicuro che avrai sentito parlare, dal tuo avvocato, di «azioni» e molto spesso con nomi diversi (azione di accertamento, di condanna, di rivendica, di tutela del possesso, ecc.). In genere, per ognuno di questi nomi la sostanza non cambia: si tratta sempre di una causa, spesso le regole sulla procedura sono diverse e, insieme ad esse, anche le regole sull’onere della prova. Non voglio essere noioso, ma ti basti sapere che «i riti» (ossia le procedure) più importanti sono:

  • il rito ordinario: è prevista per la quasi totalità delle cause civili che iniziano con atto di citazione dell’attore, proseguono con la costituzione del convenuto con la comparsa di risposta, e terminano con la sentenza;
  • il rito di lavoro: si tratta della procedura che si applica alle cause relative a rapporti di lavoro subordinato e parasubordinato. Viene estesa anche ai procedimenti in materia di affitto e locazione;
  • il rito dal giudice di Pace: dovrebbe essere semplificato e più veloce, ma alla fine ricalca quasi sempre il rito ordinario in tribunale;
  • il rito sommario: è una procedura più rapida, per alcuni processi che richiedono una tutela immediata e urgente.

Il rito ordinario è la regola, salvo che la legge disponga diversamente, la più importante delle quali è relativa alle cause di lavoro. Ed è proprio di queste due ipotesi che ci occuperemo qui di seguito.

Come funziona la causa ordinaria civile

Qui di seguito analizzeremo tutte le possibili fasi del processo civile ordinario per comprendere come mai è così lungo.

La mediazione

Se la causa ha ad oggetto determinati tipi di lite, prima di andare in tribunale è necessario che chi intende avviare il giudizio inviti la controparte a tentare un accordo bonario dinanzi a un organismo di mediazione privato. Il primo incontro è a pagamento (40 euro) che devono sostenere entrambe le parti. I contendenti si confrontano con un terzo soggetto – il mediatore – che cerca di trovare tra loro una soluzione pacifica che tenga conto non tanto della “via di mezzo”, quanto più che altro delle effettive ragioni dell’una o dell’altra parte.

Se si trova una soluzione, il verbale equivale a una sentenza. Viceversa, le parti possono procedere con la causa in tribunale.

La mediazione è obbligatoria nelle liti contro le assicurazioni per gli incidenti stradali, nelle questioni condominiali, in quelle per questioni attinenti alle proprietà e altri diritti reali, alle liti contro le banche e per contratti assicurativi, per la responsabilità medica, per il recupero dei crediti fino a 20mila euro, per le questioni condominiali, per la diffamazione a mezzo stampa, per l’affitto di azienda e per la locazione a uso abitativo, patti di famiglia, divisioni. L’elenco è così ampio da potersi dire che la mediazione è diventata la regola.

Quanto dura la mediazione?

La legge dice che la mediazione non può durare più di tre mesi. E così se ne vanno i primi 90 giorni.

La notifica dell’atto di citazione

Il rito ordinario inizia sempre con la notifica di un atto di citazione da parte di un soggetto (detto «attore») a un altro (o più) soggetto (detto «convenuto»).

La notifica viene curata dall’ufficiale giudiziario che può valersi anche del postino. Riconoscerai che si tratta di un atto giudiziario dall’inconfondibile busta verde.

L’atto è in realtà scritto dall’avvocato dell’attore ed in esso vi è un contenuto minimo essenziale costituito dall’indicazione del tribunale presso il quale viene avviato il giudizio, l’indicazione delle parti, l’esposizione dei fatti e delle norme a fondamento dei propri diritti, la richiesta di un provvedimento al giudice, l’invito alla controparte a costituirsi prima dell’inizio della causa.

A fissare la data della prima udienza davanti al giudice è l’attore, ossia l’avvocato; chiaramente, non potendo questi sapere in anticipo in quali giorni il magistrato terrà udienza – magistrato che sarà deciso secondo un criterio rotatorio nel momento in cui la causa verrà iscritta a ruolo – ben potrebbe essere che l’udienza slitti a un momento successivo, di solito di qualche giorno (non più di una settimana).

L’unico obbligo per l’attore è di fissare la data della prima udienza non prima di 90 giorni da quando il convenuto riceverà la citazione. Per evitare di sbagliare e di subire i ritardi del servizio postale (che potrebbe non riuscire a notificare immediatamente l’atto alla controparte), si è soliti indicare una data dopo circa 110/120 giorni dal giorno della notifica.

Quanto dura la notifica della citazione?

La legge dà all’ufficiale giudiziario il compito di notificare la citazione. Questa avviene o a mani o per posta. Di solito, in 10/15 giorni, il procedimento è completato e l’attore è in grado di sapere quando il convenuto ha ricevuto la citazione.

Il vero problema dei tempi, come abbiamo visto, è l’obbligo di indicare come prima udienza una data a non meno di 90 giorni che, come abbiamo detto, slittano anche a 120 giorni. Ecco che così se ne vanno altri quattro mesi.

La costituzione del convenuto

La controparte (il cosiddetto «convenuto»), ricevuto l’atto di citazione, deve depositare la sua risposta (cosiddetta «comparsa di risposta») in cui prende difesa su tutti i punti; se ne tralascia qualcuno vuol dire che sta ammettendo le deduzioni dell’avversario.

Questa difesa va depositata entro 20 giorni prima dell’udienza; la si può depositare anche all’udienza stessa (ma si perdono alcune facoltà come, ad esempio, sollevare eccezioni di incompetenza del giudice o chiamare in causa altri soggetti). Il convenuto può anche decidere di non difendersi affatto (e risparmiare sulle spese dell’avvocato), ma in tal caso sarà dichiarato contumace e il processo si terrà lo stesso senza di lui). Questo però non autorizza l’attore a cantare vittoria: egli dovrà comunque dimostrare pur sempre il proprio diritto e quindi presentare al giudice tutte le prove; di certo, però, troverà meno difficoltà.

La prima udienza

Alla prima udienza il giudice verifica prima che le parti siano regolarmente costituite e che siano rispettati tutti i tempi prescritti dalla legge. Se una delle parti non dovesse essere costituita il giudice verificherebbe se ci sono stati problemi con la notifica; in caso positivo, ordina all’attore di rinotificare la citazione: insomma, si ricomincia da capo.

Se tutto è in regola, il giudice può chiedere chiarimenti alle parti qualora ne abbia bisogno per meglio compreso le loro deduzioni. Fatto ciò il giudice invita le parti a chiedere le prove o a produrre tutti i documenti di cui sono in possesso. Lo possono fare depositando, in cancelleria, in un momento successivo, delle note (cosiddette note istruttorie).

Quanto dura la prima udienza

Qui c’è un’altra profonda cesura nel processo. La legge infatti stabilisce che il giudice, su richiesta delle parti (il che succede nel 99% dei casi) concede dei termini per presentare tali note. I termini sono particolarmente ampi:

  • 30 giorni dall’udienza: per precisare e integrare le domande introduttive alla luce delle difese fatte dalla controparte anche in udienza;
  • 30 giorni successivi alle precedenti note: per chiedere le prove (ad esempio indicare i testimoni o chiedere consulenze tecniche) e/o depositare i documenti; nello stesso documento si può replicare alle precisazioni della controparte già depositate prima;
  • 20 giorni successivi alle precedenti note: per replicare e contestare le richieste di prove dell’avversario.

Solo per lo scambio di queste note decorrono altri 80 giorni.

All’esito del deposito di tutti questi documenti, il giudice li analizza, li studia e poi decide quali prove ammettere o no. Questa fase può durare diverso tempo a seconda del carico di lavoro del magistrato. Alcuni giudici lasciano trascorrere ben più di uno o due mesi.

Nel momento in cui il giudice decide sulle prove, fissa la data di un’udienza ove procedere all’assunzione dei testimoni. La legge non dice quanto distante debba essere questa data. Anche qui dipende dal carico di lavoro dei giudici. Potrebbe trattarsi di diversi mesi (tre o quattro, in media).

Dal momento in cui il cliente è entrato nello studio del proprio avvocato a quando inizia la fase istruttoria possono quindi passare anche due anni!

La fase delle prove

La fase più lunga del processo, che potrebbe durare anni, è quella delle prove. Questo perché il giudice non sente sempre i testimoni tutti in un’unica udienza ma li dilaziona in più udienze, tra le quali di solito passa qualche mese.

Quanto dura la fase istruttoria

Se una causa richiede l’assunzione più testimoni e la perizia di un consulente tecnico, la fase istruttoria potrebbe durare anche due anni. Si tenga infatti conto che spesso i testimoni non si presentano e vanno citati una seconda volta.

In tutto ciò possono accadere vari eventi come: scioperi dei magistrati, scioperi dei giudici, sostituzione di un giudice e rinvio ad altra udienza, elezioni e utilizzo del tribunale per il controllo dei voti, ecc. Uno solo di questi eventi potrebbe comportare uno slittamento dell’udienza di diversi mesi.

La fase della decisione

Finita la fase istruttoria, il giudice fissa una udienza “riassuntiva” dove le parti dovrebbero ribadire le proprie richieste (ma è un’udienza del tutto inutile perché è già stato tutto scritto negli atti processuali e nei verbali).

Quanto dura la decisione della causa

La decisione, di solito, avviene assegnando alle parti altri termini per note:  60 giorni per presentare note conclusive e 20 giorni per replicare a quelle dell’avversario. Se ne vanno quindi altri 80 giorni.

La pubblicazione della sentenza

Infine il giudice pubblica la sentenza che dovrebbe uscire, in teoria, dopo 30 giorni ma siccome i giudici hanno detto che non è un termine perentorio (e sfido io!), questi 30 giorni possono diventare anche mesi, a volte (è capitato) anni. Potrebbe addirittura succedere che il giudice, una volta trovatosi il fascicolo davanti, ritenga che ci sia necessità di integrare le prove con ulteriori accertamenti e quindi, “rimetta la causa sul ruolo”, ossia riporti “indietro” il procedimento per completare la fase istruttoria.

Come funziona il processo del lavoro

La differenza nel processo del lavoro è che la causa inizia con un ricorso e non con una citazione. In tal caso l’atto non viene prima notificato e poi depositato in tribunale, ma l’esatto opposto: prima si deposita in cancelleria, poi il giudice fissa un’udienza e poi lo si notifica all’avversario. Da un punto di vista di tempi non fa molta differenza, se non il fatto che la data dell’udienza viene determinata dal giudice (che potrebbe – è capitato – fissarla anche dopo un anno).

La seconda caratteristica è che, nel processo del lavoro, tutte le prove vanno richieste con l’atto introduttivo, ossia nel ricorso e nella risposta dell’avversario (10 giorni prima dell’udienza). Tutto ciò che non viene chiesto entro questi termini non può più essere richiesto dopo. Il resto del processo è più o meno simile a quello ordinario.

L’appello

Uscita la sentenza ci sono 30 giorni per decidere di fare appello. L’appello si svolge davanti a un giudice diverso (la Corte di Appello per le sentenze del Tribunale; il Tribunale per le sentenze del Giudice di Pace). Il funzionamento è più o meno identico a quello di primo grado, con un’unica importante precisazione: non si possono presentare nuove prove o nuove eccezioni che non siano già state prodotte in primo grado (altrimenti equivarrebbe a prevedere un solo grado su tali questioni).

Conclusioni

Ecco spiegato come funziona un processo civile e perché è così lungo. Ed ecco perché la legge prevede, quando ci sono esigenze di urgenza indifferibile, dove l’esistenza del diritto è abbastanza palese, la possibilità di agire con un processo d’urgenza accelerato, che però è volto a ottenere un provvedimento spesso provvisorio, salvo poi accertare definitivamente la causa con il rito ordinario.

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