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Lo sai che? Dolore senza livido o segni: c’è risarcimento?

Lo sai che? Pubblicato il 6 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 marzo 2018

La sofferenza morale può essere risarcita e, in alcuni casi, integra reato. Ma non sempre. Quando chiedere il risarcimento per una violenza psicologica?

Un’aggressione fisica non sempre lascia segni sulla pelle della vittima: si pensi ad uno schiaffo senza conseguenze, oppure ad uno spintone. Questo non significa, però, che l’autore della condotta non abbia commesso reato o che la vittima non abbia diritto al risarcimento.

Procediamo con ordine e vediamo quando c’è risarcimento per un dolore senza livido o segni.

Dolore senza livido o segni: cosa dice la legge?

Per rispondere alla domanda di fondo dell’articolo (dolore senza livido o segni: c’è risarcimento?), occorre spiegare la differenza tra il delitto di percosse e quello di lesione personale.

Secondo il codice penale, chiunque percuote una persona, se dal fatto non deriva una malattia, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi [1]; se, invece, dalla condotta criminosa deriva una lesione personale, dalla quale scaturisce una malattia nel corpo o nella mente, la pena è più elevata [2].

Qual è la differenza concreta tra le percosse e le lesioni? Le percosse non provocano una malattia, per tale dovendosi intendere non soltanto la lesione anatomica (la ferita, in altre parole), ma anche la riduzione apprezzabile di funzionalità dell’organismo [3].

La percossa, quindi, consiste in una violenza che genera soltanto una sensazione fisica di dolore, senza postumi di alcun genere (uno schiaffo, un lieve pugno sulla spalla) [4]. Perciò, a seconda che l’aggressione abbia cagionato una malattia o una semplice sensazione di dolore, potrà essere qualificata come lesione o percossa.

Dolore senza livido o segni: cosa dicono i giudici?

Le percosse, dunque, si caratterizzano per l’assenza di postumi apprezzabili, pur cagionando una sensazione dolorosa: in altre parole, la percossa è astrattamente idonea a provocare dolore senza lasciare lividi o segni visibili.

Sulla base di questo assunto, la giurisprudenza ha ritenuto integrarsi il reato in oggetto nel caso di impatto prodotto da un violento getto d’acqua [5] o in quello degli “sculaccioni” [6]; in caso di schiaffo privo di conseguenze [7] o di un calcio [8]; ancora, nel caso di ripetuti colpi alla spalla al fine di spintonare una persona [9].

Sempre secondo la Suprema Corte, non tutte le percussioni dell’altrui corpo costituiscono percosse in senso giuridico, ma solo quelle che, con un contenuto di apprezzabile violenza, siano dirette a produrre una rilevante sensazione dolorifica, cioè a cagionare l’altrui male [10].

Dolore senza livido o segni: è reato di maltrattamenti?

Il delitto di percosse non è l’unico ravvisabile nel caso di dolore senza livido o segni. La legge italiana, infatti, non punisce soltanto la violenza fisica, ma anche quella psicologica (per un maggiore approfondimento sul tema della violenza psicologica si rinvia alla lettura di questo articolo). Un dolore senza livido o segni può esser anche quello di chi subisce continuamente umiliazioni, maltrattamenti, ingiurie e diffamazioni.

Il codice penale, non a caso, punisce con la reclusione da due a sei anni chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente. La pena è aumentata se dal fatto deriva una lesione personale grave, gravissima o, addirittura, la morte della vittima [11].

Questa fattispecie di reato è applicabile anche a chi causi dolore senza livido o segni, purché la vittima sia convivente. Secondo la giurisprudenza, infatti, nei maltrattamenti non rientrano soltanto le percosse, le lesioni, le ingiurie, le minacce, ma anche gli atti di disprezzo e di offesa alla dignità, idonei a causare sofferenze morali [12].

Dolore senza livido o segni: come ottenere il risarcimento?

È quindi chiaro che anche chi patisca dolori senza lividi o segni esteriori può sporgere denuncia/querela presso le autorità competenti. Ma come fare ad ottenere il risarcimento? Le strade sono due.

La prima consiste nel citare direttamente in giudizio l’autore delle sofferenze morali: in questa sede occorrerà dimostrare il danno patito e quantificare il risarcimento. Il danno va inteso come danno morale, cioè come sofferenza per la condotta altrui. Si intuisce facilmente che provare questo tipo di danno non è facile: occorrerà una perizia medica che dimostri la sofferenza interiore e le conseguenze negative di questa. Ad esempio, è possibile provare le ripercussioni negative sulla vita sociale e relazionale; lo stato ansioso o depressivo; ecc.

La seconda strada è quella della costituzione di parte civile nell’ambito del procedimento penale che l’autorità giudiziaria decide di intraprendere contro l’autore della sofferenza, quando la condotta di quest’ultimo costituisce reato. Il giudice penale, però, potrebbe anche solo decidere che alla vittima spetti un risarcimento senza quantificarne l’entità; in questa circostanza, la persona offesa dovrà comunque ricorrere al tribunale civile per determinare l’ammontare concreto del risarcimento.

Dolore senza livido o segni: spetta sempre il risarcimento?

Quanto appena detto vale nel caso in cui il dolore senza livido o segni costituisca reato (percosse, maltrattamenti, diffamazione, ecc.), cioè quando la condotta infranga la legge penale. Ma non è detto che sia sempre così. In altre parole, una sofferenza inflitta ad un’altra persona non sempre integra un reato. Cosa fare in questi casi?

Sicuramente non sarà possibile sporgere denuncia/querela. Resta la strada del giudizio civile ma, come detto, per ottenere il risarcimento è necessario fornire la prova rigorosa del dolore patito, dolore che deve aver avuto delle ripercussioni concrete e, perciò, risarcibili.

D’altronde, un dolore senza livido o segni potrebbe tranquillamente non causare nemmeno una sofferenza psicologica: un semplice urto o una leggere spinta non hanno ripercussioni e, quindi, non sono risarcibili. Anche un maltrattamento occasionale potrebbe non dare diritto ad alcun risarcimento quando esso si sia manifestato in un singolo episodio e non abbia lasciato tracce visibili, salvo dimostrare che l’evento sia stato talmente traumatico da aver segnato in maniera profonda la vittima. La prova, però, incombe sempre sull’attore, cioè su chi vuol ottenere il risarcimento.

note

[1] Art. 581 cod. pen.

[2] Art. 582 cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 10643/1996 del 09.12.1996.

[4] Cass., sent. n. 4822/1980 del 15.04.1980.

[5] Cass., sent. n. 37/1981 del 06.01.1981.

[6] Cass., sent. n. 2269/1982 del 06.03.1982.

[7] Cass., sent. n. 12674/2011 del 28.03.2011.

[8] Cass., sent. n. 800/1984 del 31.01.1984.

[9] Cass., sent. n. 11638/2012 del 27.03.2012.

[10] Cass., sent. del 12.03.1971.

[11] Art. 572 cod. pen.

[12] Cass., sent. n. 8396/1996 del 12.09.1996.

Autore immagine: Pixabay.com


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