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Lo sai che? Dimissioni per giusta causa per motivi familiari

Lo sai che? Pubblicato il 9 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 febbraio 2018

Chi assiste un familiare con gravi problemi di salute può dimettersi per giusta causa?

Non è purtroppo possibile considerare giusta causa di dimissioni l’assistenza di un familiare invalido, a prescindere dalla percentuale d’invalidità riconosciuta, dall’eventuale possesso di handicap e dall’eventuale non autosufficienza. Nella generalità dei casi, difatti, la giusta causa è riconosciuta quando, a seguito delle vicende intercorse nel rapporto di lavoro, non è possibile proseguire, nemmeno temporaneamente, il rapporto stesso. Bisogna però osservare che stanno emergendo nuovi orientamenti giurisprudenziali che riconoscono, anche se non determinate da giusta causa in senso stretto, come involontarie le dimissioni presentate per gravi ed oggettive esigenze del dipendente.

Facciamo allora il punto della situazione e vediamo, per capire se e quando possono essere ammesse le dimissioni per giusta causa per motivi familiari, in quali casi il recesso del lavoratore è riconducibile a giusta causa o considerato involontario.

Ipotesi di dimissioni per giusta causa

Il codice civile [1] prevede che il dipendente possa dimettersi per giusta causa con effetto immediato quando un grave inadempimento o una qualsiasi azione od omissione del datore di lavoro, che renda impossibile o non produttiva la prestazione, non consenta la prosecuzione, nemmeno temporaneamente, del rapporto di lavoro

Costituiscono giusta causa di dimissioni, quindi non obbligano al preavviso, in particolare (come chiarito anche dall’Inps, in merito alla possibilità di riconoscimento della Naspi per involontarietà della perdita dell’occupazione [2], e da diverse pronunce giurisprudenziali), le seguenti ipotesi:

  • mancato pagamento della retribuzione;
  • aver subito molestie sessuali nei luoghi di lavoro o molestie sessuali perpetrate dal datore di lavoro nei confronti del dipendente;
  • modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative (ad eccezione dei casi in cui il demansionamento è ammesso, secondo le nuove disposizioni del Jobs Act);
  • mobbing, ossia di crollo dell’equilibrio psico-fisico del lavoratore a causa di comportamenti vessatori da parte dei superiori gerarchici o dei colleghi (spesso, tra l’altro, tali comportamenti consistono in molestie sessuali o demansionamento, già previsti come giusta causa di dimissioni);
  • notevoli variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di cessione ad altre persone (fisiche o giuridiche) dell’azienda [3];
  • spostamento del lavoratore da una sede ad un’altra, senza che sussistano le comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive previste dal codice civile [4];
  • comportamento ingiurioso posto in essere dal superiore gerarchico nei confronti del dipendente;
  • mancato accredito della contribuzione;
  • pretesa del datore di lavoro di prestazioni illecite del dipendente.

Ipotesi di dimisssioni che non obbligano al preavviso

È inoltre possibile risolvere il rapporto di lavoro senza essere obbligati al preavviso, anche se non si tratta di dimissioni per giusta causa in senso stretto, nei seguenti casi:

  • recesso durante o al termine del periodo di prova;
  • risoluzione del rapporto allo scadere del contratto a tempo determinato;
  • risoluzione consensuale (entrambe le parti concordano di interrompere il rapporto di lavoro);
  • trasferimento della sede di lavoro oltre i 50 chilometri;
  • durante i periodi di sospensione dal rapporto per intervento della cassa integrazione.

Inoltre, sono assimilate alle dimissioni per giusta causa quelle presentate dalla lavoratrice durante la gravidanza e dalla lavoratrice o dal lavoratore (che abbia usufruito del congedo di paternità) durante il primo anno di vita del bambino.

Motivi che giustificano le dimissioni per giusta causa

Tornando alle motivazioni che integrano la giusta causa di dimissioni, la giusta causa stessa non può essere individuata in base ad una valutazione soggettiva del lavoratore, ma deve essere riconducibile alle vicende intercorse tra le parti del rapporto di lavoro.

In pratica, la giusta causa si realizza quando si è in presenza di un grave inadempimento contrattuale, oppure di una violazione di diritti nell’ambito del rapporto lavorativo.

A tal riguardo, allora, ci si chiede se possono essere ricondotte a giusta causa le dimissioni per motivi familiari o di salute, ad esempio per grave patologia del lavoratore, oppure per l’esigenza di assistere un parente prossimo gravemente malato o disabile.

Dimissioni per assistere un familiare

In questi casi bisogna osservare che le circostanze da cui derivano le dimissioni non riguardano il rapporto di lavoro, ma la sfera personale del lavoratore: non essendovi una disposizione normativa che prevede espressamente l’assimilazione delle dimissioni per queste motivazioni alla giusta causa, e non derivando queste motivazioni direttamente dal rapporto lavorativo, ne consegue che le dimissioni sono da considerare volontarie, quindi devono essere presentate con gli ordinari termini di preavviso previsti dal contratto collettivo. Inoltre, in quanto dimissioni volontarie, non spetta l’indennità di disoccupazione.

Peraltro, il nostro ordinamento tutela la condizione dei lavoratori che si trovano in particolari situazioni di salute o familiari, con una serie di previsioni di legge o contrattuali che stabiliscono particolari agevolazioni lavorative, ad esempio:

  • il diritto ai permessi retribuiti ed al congedo di due anni retribuito per chi assiste un familiare con handicap grave ai sensi della Legge 104;
  • il diritto all’anticipo pensionistico a 63 anni per chi assiste un familiare portatore di handicap grave;
  • il diritto di priorità alla trasformazione del contratto lavorativo in part time per chi assiste un familiare con gravi patologie o con handicap grave.

In senso contrario all’orientamento consolidato che nega la riconducibilità alla giusta causa delle dimissioni presentate per motivi di salute o per l’assistenza di familiari con gravi problemi di salute, si è espressa, però, di recente la Cassazione [5]: la Corte, in particolare, riconosce l’indennità di disoccupazione anche in caso di dimissioni che, pur non essendo motivate da una giusta causa, siano determinate da un’oggettiva necessità del dipendente, ad esempio da gravi motivi di salute. La Cassazione, nel dettaglio, sottolinea l’aspetto dell’involontarietà delle dimissioni, in presenza di una circostanza che non consenta la prosecuzione del rapporto, anche se non dipendente dal rapporto di lavoro stesso.

Ai fini della configurazione dell’involontarietà delle dimissioni, la Cassazione ritiene che la causa che non consente la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro debba consistere in circostanze che si presentino con caratteristiche di obiettiva gravità, e non siano solo valutate soggettivamente tali dal lavoratore, dovendo rendere incompatibile la prosecuzione del rapporto di lavoro.

A fronte di una condizione lavorativa incompatibile con la situazione personale, dunque, le dimissioni dovrebbero considerarsi involontarie, poiché la scelta risolutoria del lavoratore non è libera, ma necessitata dalla tutela di un diritto, quello alla salute, di rango costituzionale.

Tuttavia, ad oggi mancano disposizioni normative o contrattuali che riprendano quanto stabilito dalla Cassazione: non è dunque prudente rassegnare le dimissioni immediate confidando nel fatto che il datore di lavoro recepisca l’esposto orientamento giurisprudenziale.

note

[1] Art.2119 Cod. Civ.

[2] Inps Circ. n.97/2003; Inps Circ.163/2003.

[3] C.Giust. UE, sent. 24/01/2002.

[4] Cass. sent. n.1074/1999.

[5] Cass. sent. n.11051/2015.


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2 Commenti

  1. Può essere considerata giusta causa il ricongiungimento con il marito che abita in altra regione? Siamo sposati con una bimba di due anni e mi dovrò licenziare da Roma per raggiungere mio marito in Toscana e stare tutti insieme, sono quindi costretta. Spetterebbe la disoccupazione? Grazie

  2. devo dimettermi dal lavoro per assistere mia moglie per sopraggiunti gravi motivi di salute, ho diritto alla Naspi

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