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Lo sai che? Acquisto casa: come evitare il redditometro

Lo sai che? Pubblicato il 10 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 febbraio 2018

Sto per acquistare la mia prima casa e, grazie ai miei risparmi e ad una somma lasciatami da mio padre ora defunto, non ho bisogno di mutuo. Su internet ho letto però, sui controlli dell’Agenzia delle Entrate relativi al redditometro, che se si supera del 20% il proprio reddito annuale per l’acquisto di un bene mobile o immobile scatta un controllo automatico dell’Agenzia delle Entrate e si può essere oggetto di accertamento. I miei redditi sono tutti tracciabili al 100% (depositati in Posta) ma non vorrei trovarmi nella sgradevole situazione di dover giustificare i miei risparmi. I soldi lasciatimi dal mio genitore possano essere considerati donazione e di conseguenza bloccarmi l’acquisto della casa? Sono passibile di una contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate? È preferibile ricorrere a un mutuo pur non avendone bisogno e sostenere tutte le spese che ci vogliono?

Se la provenienza del denaro in possesso del lettore è lecita, allora questi non avrà nulla da preoccuparsi.

Solitamente, l’Agenzia delle Entrate fa dei controlli ad incrocio.

Ciò significa che l’accertatore di turno, prima di far partire l’azione di controllo, verifica la provenienza di ogni singola somma e, solo in caso di fondato dubbio, può far partire l’azione di accertamento.

Se la donazione che, all’epoca, fece il genitore del lettore fosse stata “sospetta” per l’Agenzia delle Entrate, l’azione gli sarebbe stata già notificata.

Non sarà, difatti, l’acquisto dell’immobile a far valutare un’azione pregressa nel tempo.

Se, viceversa, quella donazione non è stata fatta tramite movimento tracciabile, ma con denaro contante, allora la situazione cambierebbe.

In questo caso, l’eventuale acquisto della casa in parte con soldi liquidi farebbe scattare il campanello d’allarme per il Fisco ed il lettore dovrebbe giustificare quelle somme come proventi da risparmi di una vita del suo genitore.

Con riguardo alla donazione, e alla necessità che questa debba essere fatta con atto pubblico, bisogna distinguere i casi di donazione di modico valore da quelli di ingente quantità.

L’art. 782 del codice civile dispone infatti che la donazione deve essere fatta per atto pubblico, sotto pena di nullità.

Il successivo articolo 783 del codice civile precisa, tuttavia, che la donazione di modico valore che ha per oggetto beni mobili è valida anche se manca l’atto pubblico, purché vi sia stata la tradizione. La modicità deve essere valutata anche in rapporto alle condizioni economiche del donante.

Se, ad esempio, il genitore che ha donato al lettore quelle somme fosse stato milionario, allora la somma ricevuta di poche decine di migliaia di euro sarà considerata come donazione di modico valore; viceversa, sarebbe necessario l’atto pubblico e il pagamento dell’imposta fissa di registro.

Tanto premesso, se le somme donate sono state ricevute tramite bonifico o vaglia postale o apertura di libretto, allora è certo che l’accertamento, a prescindere dall’acquisto dell’immobile, sarebbe partito automaticamente col ricevimento delle stesse. E in questo caso, l’unica sanzione a cui andrebbe in contro sarebbe quella del pagamento dell’imposta di registro“evasa”, oltre ad una piccola penale.

Se, viceversa, quelle somme sono state ricevute con liquidità, allora il consiglio al lettore è di prestare la massima attenzione.

Sul punto, questi potrebbe stipulare un contratto simulato di mutuo con il suo genitore superstite con il quale statuire che quest’ultimo, possidente di una somma di denaro derivante da risparmi e da somme ereditate dal coniuge defunto, concede al lettore una somma a titolo di mutuo gratuito (cioè, senza interessi) per l’acquisto di un immobile; somma che il lettore s’impegna a restituire nel corso di un tot di anni.

In questo caso, si giustificherebbe la somma che il lettore andrebbe a versare al venditore di quell’immobile e l’Agenzia delle Entrate avrebbe, conseguentemente, una traccia in caso di accertamento.

Certo è che se l’agente accertatore vorrà approfondire la questione, potrà sempre convocare il lettore per confutare i dubbi che sono sorti da quella movimentazione.

Ma quest’ultimo si troverebbe, comunque, una linea difensiva ben che approntata da sostenere in merito alla provenienza di quelle somme; che altro non è che la pura verità.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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