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Comunione dei beni: come funziona il diritto all’usufrutto?

7 febbraio 2018 | Autore:


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Quali tipi di usufrutto possono interessare i coniugi? Che succede alla morte di quello che ne aveva acquisito il diritto dopo il matrimonio?

Che differenza c’è tra un usufrutto acquisito da un solo coniuge o da entrambi? Che cos’è l’usufrutto con o senza diritto di accrescimento? Che succede se muore il coniuge che ha acquistato l’usufrutto o quello che non lo ha acquistato ma, comunque, ne ha beneficiato in virtù della comunione dei beni?

Domande alle quali, di solito, nessuno dà importanza finché non si trova costretto a cercare una risposta.

Si sa che l’usufrutto è il diritto di una persona (l’usufruttuaria, appunto) di godere di di disporre di una cosa altrui traendone tutte le utilità che ne possano derivare, con l’obbligo di non cambiare la destinazione economica. Il caso più comune è quello della casa: il proprietario dell’immobile gravato da usufrutto si spoglia delle proprie prerogative di uso e di godimento e conserva la nuda proprietà del bene. Quindi, resta titolare ma non può utilizzarlo né farne propri i frutti perché questi diritti spettano all’usufruttuario.

Ora: come funziona il diritto all’usufrutto in caso di comunione dei beni? È un diritto che spetta allo stesso modo a marito e moglie?

Comunione dei beni: quali tipi di usufrutto?

Nel caso in cui due coniugi siano sposati in regime di comunione dei beni, possono esistere diversi tipi di usufrutto in base alla compartecipazione di entrambi a questo diritto ma anche alla durata della loro vita.

Il cousufrutto

Il cousufrutto, simile alla comproprietà, si riferisce all’usufrutto che spetta a più persone contemporaneamente e che, quindi, può esistere anche in caso di comunione dei beni tra coniugi. Ciascuno di loro possiede una quota indivisa ed ha la facoltà di disporre del bene compatibilmente con l’utilizzo alla pari del coniuge.

Questa modalità di usufrutto è applicabile anche in casi al di fuori del matrimonio (ad esempio tra più fratelli o tra altri parenti o soggetti, comunque non legati da un vincolo di parentela).

In caso di morte o di rinuncia di uno dei titolari, crescerebbe la quota del nudo proprietario e non del coniuge superstite o degli altri usufruttuari.

L’usufrutto congiuntivo

In questo caso, l’usufrutto viene inteso come potenzialmente pieno per una persona. Nel senso che, contrariamente a quello che abbiamo appena visto, in caso di morte o di rinuncia di uno degli usufruttuari, crescerebbe la quota degli altri e non quella del nudo proprietario.

L’usufrutto congiuntivo, all’interno della comunione dei beni, può essere arricchito dalla clausola di reciproco accrescimento. Che significa?

Mettiamo il caso che Tizio e Tizia siano sposati in regime di comunione dei beni e che entrambi abbiano acquistato il diritto di usufrutto di un immobile con diritto di accrescimento. Se Tizio muore, la sua quota di usufrutto passerà a Tizia. Se, invece, il diritto di accrescimento non è stato previsto, alla morte di Tizio la sua quota rafforzerà il nudo proprietario e Tizia resterà soltanto con la sua quota di usufrutto.

È anche possibile per Tizio cedere la propria quota di usufrutto a Tizia prima di morire, con un’espressa clausola che stabilisca l’accrescimento della quota di Tizia al momento del decesso [1].

Che succede se il diritto di usufrutto è di un solo coniuge?

Se all’interno di una comunione dei beni il diritto di usufrutto spetta ad un solo coniuge (perché acquisito, ad esempio, da un genitore), tale diritto cade, comunque, nella comunione legale [2].

Tuttavia, ci sono diverse interpretazioni a seconda dei casi che vediamo in seguito.

Se muore il coniuge che ha acquistato l’usufrutto

Questo caso può essere interpretato in questi modi:

  • che si tratti di un usufrutto legato alla durata della vita del coniuge che lo ha acquistato. Significa che, alla sua morte, il diritto si estingue anche per l’altro coniuge;
  • che si tratti di un usufrutto senza diritto di accrescimento. Significa che, alla morte del coniuge che lo ha acquistato, metà del diritto di usufrutto va al nudo proprietario e l’altra metà resta al coniuge superstite;
  • che si tratti di un usufrutto con diritto di accrescimento. Significa che, alla morte del coniuge che lo ha acquistato, il diritto di usufrutto passa interamente nelle mani del coniuge superstite.

Se muore il coniuge che non ha acquistato l’usufrutto

Se a mancare è, invece, il coniuge che non compare nell’atto di usufrutto ma che, comunque, ha beneficiato dell’acquisizione in virtù della comunione dei beni, le possibili interpretazioni sono:

  • che la comunione dei beni venga sciolta per il decesso del coniuge ma la sua quota di usufrutto resti integra in quanto il diritto è legato al coniuge che lo ha acquistato finché resta in vita. Significa che la quota del coniuge deceduto cade in successione e va divisa tra gli eredi;
  • che la quota di usufrutto del coniuge deceduto passi per intero nelle mani del coniuge superstite (e acquirente) in quanto il diritto è legato alla vita di quest’ultimo.

Di fronte a questo ventaglio di possibilità di interpretazione, è fondamentale che i coniugi che vivono in regime di comunione dei beni stabiliscano con precisione e per iscritto le proprie scelte, in modo da evitare spiacevoli equivoci o liti in futuro.

Che succede se l’usufrutto a nuda proprietà è stato acquisito prima del matrimonio?

Se il nostro mitico Tizio aveva il diritto di usufrutto a nuda proprietà prima di sposare Tizia e di dare il via alla comunione dei beni, sarà Tizio ad avere diritto alla piena proprietà del bene al momento della consolidazione. Questo perché non si tratta di un nuovo acquisto realizzato dopo il matrimonio ma solo dell’espansione di una proprietà che, anche se in regime di usufrutto, già gli spettava.

note

[1] Art. 773 cod. civ.

[2] Art. 177 lettera a) cod. civ.


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