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Mantenimento: come capire se la moglie è autonoma e indipendente?

7 febbraio 2018


Mantenimento: come capire se la moglie è autonoma e indipendente?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 febbraio 2018



L’assegno all’ex moglie spetta solo in caso di mancanza di indipendente o autosufficienza economica; ma cosa si intende con questi termini? E quando una donna è autonoma?

Dopo il divorzio, all’ex moglie non spetta più l’assegno di mantenimento se è autonoma e autosufficiente, a prescindere dal tenore di vita di cui ha goduto quando era ancora sposata. Questo significa che l’ex marito, sebbene più benestante di lei, non è tenuto a versarle gli alimenti nel momento in cui quest’ultima dovesse risultare autosufficiente. Si potrebbe sintetizzare con queste parole la sentenza “Grilli”, emessa l’anno scorso dalla Cassazione [1], che ha rivoluzionato il concetto di assegno di divorzio. Il punto però è che ancora pochi tribunali hanno capito come capire se la moglie è autonoma e indipendente. Di certo pesa il contesto sociale e, di sicuro, la città potrebbe fare la differenza. A cercare di mettere “i puntini sulle i” è stata un’ordinanza della stessa suprema Corte pubblicata qualche ora fa [2] che tenta di fissare un tracciato per i giudici e le successive sentenze. Ma procediamo con ordine.

Addio assegno di divorzio

La conservazione del tenore di vita matrimoniale non costituisce più un parametro di riferimento utilizzabile per quantificare né il diritto all’assegno di divorzio, né il relativo importo. Oggi l’assegno viene finalizzato solo a garantire all’ex coniuge l’indipendenza economica. A giustificare il mantenimento non è quindi, di per sé, lo squilibrio o il divario tra le condizioni di reddito delle parti all’epoca del divorzio, né il peggioramento delle condizioni economiche del coniuge che richiede l’assegno rispetto alla situazione di vita matrimoniale, ma la mancanza della indipendenza e autosufficienza economica di uno dei due coniugi. Ma come capire se l’ex coniuge è autonomo e indipendente?

Cosa si intende con autosufficienza economica 

Definire cosa si debba intendere per autosufficienza economica significa anche stabilire il confine tra chi può ancora sperare nell’assegno di divorzio e chi invece non può più. Con questa precisazione: il parassita, anche se disoccupato, non ha diritto al mantenimento. Tradotto in termini giuridici (secondo quanto chiarito dalla stessa Cassazione): il coniuge non autonomo, ma giovane, in salute e che, pur potendo lavorare non si è curato di trovare occupazione per mantenersi da solo (o l’ha rifiutata), perde il mantenimento.

Ritorniamo al problema di partenza: quando si può dire che l’ex è autonomo e indipendente? C’è stato un precedente del Tribunale di Milano che ha definito «autosufficiente» la donna con uno stipendio superiore a mille euro al mese, motivando questa definizione sulla base del fatto che, sotto questa soglia, scatta il diritto al gratuito patrocinio. Ma si tratta di una sola sentenza e, al momento, la giurisprudenza appare “spaesata”. Il rischio è quello di lasciar ampia discrezionalità ai singoli tribunali o di costringerli a usare gli stessi criteri usati in precedenza, con conseguente inutilità della sentenza “Grulli”. A cercare di definire come stanno le cose è l’ordinanza di poche ore fa che così dice: l’indipendenza e l’autosufficienza economica vanno intese come «possibilità di condurre con i propri messi un’esistenza economicamente autonoma e dignitosa». Ed anche qui si brancola nel buio: ciò che è dignitoso per una persona abituata a ristrettezze potrebbe non esserlo per un benestante, mentre la Cassazione sembra non fare più differenze di tenore di vita.

La Corte allora precisa che tale parametro va valutato con la «necessaria elasticità e la considerazione dei bisogni del richiedente l’assegno, considerato come persona singola e non come ex coniuge, ma pur sempre inserita nel contesto sciale».

Per determinare la soglia dell’indipendenza economica – scrivono ancora i giudici supremi – occorre aver riguardo alle indicazioni provenienti, nel momento storico determinato, dalla coscienza collettiva e, dunque, né bloccata alla soglia della pura sopravvivenza né eccedente il livello della normalità. È il giudice, secondo la propria coscienza, a dover interpretare questi parametri così generici [3].

A quanto ammonta l’indipendenza economica?

Insomma, chi si aspettava di leggere un importo preciso, come invece avevano fatto i giudici di Milano, è rimasto sicuramente deluso. Anzi, sembrerebbe quasi che la Cassazione voglia proprio evitare definizioni nette come è avvenuto nel capoluogo lombardo. Ma è anche vero che a nulla vale la svolta contenuta nella sentenza dello scorso anno se ai giudici viene di nuovo data la libertà di definire quando la donna possa essere indipendente e quando non lo è, perché in un campo così libero c’è il rischio che si torni ai medesimi criteri di un tempo.

note

[1] Cass. sent. n. 11504/17 del 10.05.2017.

[2] Cass. sent. n. 3015/18 del 7.02.2018.

[3] La chiosa di questa affermazione è quasi un pleonasma: «…in un ambito necessariamente duttile, ma non arbitrariamente dilatabile.».

Autore immagine: 123rf com


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