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Isopensione: come potrebbe cambiare

7 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 febbraio 2018



Ape aziendale e Isopensione sono la stessa cosa? No, allora cosa cambia dall’una all’altra formula di pensione anticipata?

Spesso si confonde l’Ape aziendale come una misura equivalente al cosiddetto ‘esodo’ introdotto dalla meglio nota come “riforma Fornero” o “Isopensione” appunto. In realtà ci sono delle differenze sostanziali e delle novità previste per il futuro. Andiamo a vedere quali, spiegando e precisando innanzitutto di cosa si tratta quando parliamo di “esodo” e di “Isopensione”, partendo dai presupposti iniziali prima di proseguire con lo sviluppo del discorso sui cambiamenti in corso. Tra questi ultimi, la novità più eclatante è che si potrà andare – a partire dall’arco di tempo che intercorre tra il 2018 e il 2020 – in pensione sette anni prima di aver maturato i contributi previsti dalla normativa.

Isopensione, dalla pre-adesione all’accordo sindacale

Come noto, l’Isopensione è una sorta di pensione anticipata, esattamente come lo è l’assegno rilasciato dall’Ape aziendale. Ma, a differenza di quest’ultima, ha vincoli di reddito (mentre l’altra è rivolta a chiunque). Pertanto il primo requisito è ovviamente possedere quello che viene definito Ecocert (estratto conto certificato) di tutti i contributi versati negli anni. Inoltre si rivolge ad aziende grandi – ovvero con più di 15 dipendenti -, e non più piccole , come invece nel caso dell’Ape aziendale. Per questo, per decidere di ricorrere a tale misura, occorre che vi sia un esubero o eccedenza dei dipendenti, tra cui stabilire chi mandare in esodo. Oppure che ci si trovi in una situazione di licenziamento collettivo [1] come previsto dalla legge, fissando pertanto anche i termini entro i quali l’accordo deve essere raggiunto.

Tuttavia non è così facile, poiché non è una scelta che l’azienda può prendere arbitrariamente e imporre in maniera intransigente; ma una decisione consensuale, per così dire, che necessita di un accordo, che va fissato prima con il sindacato e poi con il dipendente stesso. Se quest’ultimo accetta le condizioni, si opta per il rilascio dell’Isopensione che viene liquidata.

I passaggi per il rilascio dell’Isopensione

Vediamo, più nello specifico, quali sono le tappe che portano all’erogazione dell’Isopensione. L’azienda si accorge dell’esubero dei suoi dipendenti, che segnala al sindacato apposito. Parallelamente propone anche i nominativi dei lavoratori a cui proporre l’’esodo’. Il sindacato valuta la richiesta e sottoscrive un accordo sindacale o accordo quadro con l’azienda. L’impresa, a sua volta, informa i relativi dipendenti interessati tramite quella che viene definita pre-adesione, che consegnerà all’Inps con i relativi accordi sindacali.

L’Inps, a questo punto, analizzerà tali domande e ne stabilirà gli eventuali costi a suo carico. Dunque, stabilite le spese per il pre-pensionamento da parte dell’Inps (in un prospetto con stima del programma di esodo annuale che può essere mandato anche per posta elettronica certificata-PEC), il lavoratore verrà informato anche dell’ammontare della sua conseguente ‘Isopensione’. A questo punto darà la sua risposta, se acconsentirà o meno alla pensione anticipata. Ma non è finita qui.

Prima di procedere alla sua erogazione, l’Inps si sincererà che l’azienda abbia versato la somma atta a coprire il costo dell’Isopensione, in un versamento unico o a rate; soprattutto, come avviene nel caso della richiesta di accensione di un mutuo, l’azienda deve dare delle garanzie concrete: nel caso specifico dovrà fornire una fideiussione bancaria, essenziale affinché l’accordo sia valido e acquisti efficacia. A questo punto il pagamento dell’Isopensione è avviato e il lavoratore andrà regolarmente in pensione anticipata, avendone maturato e perfezionato tutti i requisiti per averne diritto. E, a tale proposito, vi sono le relative sanzioni in cui l’azienda può incorrere in caso di inadempienza; vediamo quali sono.

Sanzioni per il mancato pagamento di rate e fideiussione: no all’Isopensione da parte dell’Inps

Infatti, se il datore di lavoro non effettua i pagamenti mensili, sarà il garante a pagare le rate su richiesta dell’Inps stesso. L’istituto di previdenza, poi, se il mancato saldo del rateo mensile persiste per circa sei mesi, potrà rivalersi e riscuotere direttamente la fideiussione per intero. Se neppure il garante effettuerà il pagamento della fideiussione stessa, ovviamente l’ente quale l’Inps è autorizzato a non rilasciare l’assegno di Isopensione.

Categorie più interessate dall’Isopensione

L’Isopensione viene così definita perché equivale perfettamente alla stessa entità della pensione, prevista dalla legge, concessa con l’assegno. Iso è una radice che viene dal greco che significa medesimo, uguale (cioè la stessa cifra). Di solito i maggiori lavoratori interessati da tale misura sono quelli considerati ‘anziani’ (in riferimento all’anzianità di servizio, oltre che di età). In particolare coloro che, in questo modo, potranno andare in quiescenza (cioè in pensione anticipata) ben quattro anni prima rispetto agli anni previsti per legge. Come noto, quiescenza generalmente si riferisce a uno “stato di riposo o di inattività”; più nello specifico, in ambito amministrativo, quando si parla di “trattamento di quiescenza”, si intende “il trattamento attribuito di diritto al dipendente di ruolo collocato a riposo, comprendente la liquidazione e la pensione”.

Tuttavia, a onor del vero, c’è da dire che l’entità dell’Isopensione è leggermente inferiore a quella che si maturerebbe regolarmente per norma, poiché mancano quattro anni di contributi versati (non maturati con l’anticipo pensionistico appunto), e perché non vengono conteggiate voci come quella degli assegni al nucleo familiare (ANF), eventualmente ottenuti, o della cosiddetta perequazione automatica, meccanismo che permette ad enti come l’Inps di ‘rivalutare’ e quindi ri-quantificare in maniera differente l’ammontare e l’entità delle pensioni stesse che elargisce, in base anche alle spese di bilancio dello Stato. Per questo si è perfino più volte ipotizzato un blocco della perequazione sulle pensioni.

Alternative all’Isopensione per una pensione anticipata

Per ovviare a questi costi sostanziosi sulle pensioni anticipate, un modo per i lavoratori per andare prima in pensione senza pesare troppo dal punto di vista economico su aziende, Inps e Stato, è quello di altre misure alternative oltre all’Isopensione [2],quali quelle già trattate come: Opzione donna, ape sociale o aziendale, ape rosa, relative in particolare ai lavori usuranti e pesanti; misure che, però, richiedono la stretta adesione del datore di lavoro, che stringe un vero e proprio accordo con il suo dipendete, tanto da parlare di “compartecipazione del datore di lavoro”. La prima è quella del part-time pre-ritiro; oppure quella dei fondi di solidarietà [3], che però vengono rivolti ai lavoratori a cui mancano cinque anni per la pensione di vecchiaia o anticipata. Poco più, cioè, rispetto ai quattro canonici previsti dalla legge, che stabiliscono la pensione anticipata a 63 anni d’età, invece di 67, oppure per coloro che hanno versato 39 anni e tre mesi di contributi per i quali scatterebbe la pensione anticipata, raggiunti i 43 anni e tre mesi (pertanto, in entrambi i casi, la prospettiva è estesa al 2020).

Pertanto, attraverso i fondi di solidarietà, si farebbe scattare un cosiddetto assegno straordinario di sostegno al reddito, finora però utilizzato prevalentemente nel settore del credito (cooperativo, assicurativo).  Nel frattempo, poi, è stato innalzata l’età pensionabile, portata addirittura a 68 anni e tre mesi per gli uomini e ad un anno in meno per le donne. C’è comunque da sottolineare una cosa, che con il 2018 la situazione si dovrebbe andare uniformando e non dovrebbero esserci più differenze d’età (tra uomini e donne) e di tipologia di campo del lavoro (autonomo, nel pubblico o nel privato) per accedere alla pensione anticipata [4].

Isopensione: da quattro a sette anni prima in pensione anticipata

Tuttavia, la novità più rilevante è l’ampliamento dell’anticipo pensionistico da quattro a sette anni per il periodo che concerne i tre anni che vanno dal 2018 fino al 2020 (e quindi con un’età di 60 anni e sei mesi) [5]; dunque, a partire da quest’anno, per i due prossimi a venire, come stabilito dalla legge finanziaria 2018. C’è da fare, infine, un’ultima considerazione: potrebbero intervenire ulteriori variazioni non positive in merito all’età anagrafica, che dovrebbe andare uniformandosi per uomini e donne, oppure in base alla diversa aspettativa di vita dei vari lavoratori.

note

[1] Ai sensi della legge 223/1991.

[2] Introdotta dalla legge 92/2012.

[3] Il cui uso è stato ampliato dal decreto legislativo attuativo del jobs act, ovvero il n. 148/2015.

[4] È stata la riforma Monti-Fornero, ovvero la legge 201/2011) ad uniformare i requisiti fondamentali per l’accesso alla pensione anticipata.

[5] Ai sensi dell’articolo 1, comma 160 della legge 205/2017 (ovvero la legge finanziaria 2018).

Autore Immagine: Pixabay.com

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