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Chi controlla il corretto utilizzo dei permessi legge 104?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 febbraio 2018



Il dipendente che usufruisce dei permessi legge 104, senza assistere il disabile, abusa del diritto riconosciutogli, commette reato e rischia il licenziamento.

Ti sei chiesto se, durante i giorni di permesso legge 104, hai la possibilità di dedicare parte del tempo anche a tue esigenze personali, oltre alla cura del familiare disabile? Temi che qualcuno possa effettuare dei controlli e contestarti le giornate di permesso perché, ad esempio, sei andato al mare? Vediamo insieme cosa sono i permessi legge 104 e le condizioni per poterne usufruire, quando si configura un abuso dei permessi secondo la più recente giurisprudenza, chi controlla e cosa rischia il lavoratore.

Cosa sono i permessi legge 104?

La legge 104 del 1992 riconosce permessi retribuiti ai lavoratori, pubblici o privati, per assistere i familiari portatori di handicap grave.

Il lavoratore dipendente può fruire di tali permessi se è:

  • coniuge o convivente della persona con handicap grave
  • parente o affine entro il secondo grado della persona con handicap grave
  • parente o affine entro il terzo grado, se i genitori o il coniuge del soggetto con handicap hanno compiuto 65 anni di età o sono loro stessi affetti da patologie invalidanti o deceduti o mancanti

I permessi possono, inoltre, essere fruiti anche dallo stesso lavoratore con handicap grave.

Per beneficiare dei permessi riconosciuti dalla legge 104, la situazione di handicap grave deve essere riconosciuta, e dunque è necessaria una certificazione della commissione medica della Asl.

I giorni di permesso legge 104 sono retribuiti. La relativa indennità è a carico dell’Inps e, nella generalità dei casi, viene anticipata dal datore di lavoro che, successivamente, ottiene il rimborso dall’Inps (attraverso il conguaglio con i contributi dovuti). Solo per alcune categorie di lavoratori, l’Inps eroga direttamente il trattamento senza, dunque, che ci sia l’anticipazione da parte del datore di lavoro.

Quando si abusa dei permessi legge 104?

Nonostante la legge 104 sia stata introdotta per tutelare l’integrazione sociale e l’assistenza ai soggetti disabili, frequentemente si sono registrati casi di abuso dei permessi concessi dalla legge per l’assistenza ai famigliari bisognosi.

Alcuni soggetti si sono, infatti, serviti di tali permessi per esigenze personali, come se si trattasse di comuni giorni di ferie ad esempio per andare all’estero, godersi una giornata al mare o, ancora, per frequentare un corso di laurea all’università o per partecipare ad una serata danzante.

Così facendo, i lavoratori, sono incorsi non soltanto nella realizzazione di una fattispecie penalmente illecita, ma anche nel licenziamento.

L’utilizzo dei permessi previsti dalla legge 104 per esigenze diverse dall’assistenza al familiare con handicap grave, configura un’ipotesi di abuso del diritto ed integra la fattispecie penale di truffa.

In aggiunta alle severe conseguenze penali, vi sono anche gravi ripercussioni sul rapporto lavorativo. Si tratta, infatti, di un comportamento scorretto del dipendente, che può dar luogo a licenziamento disciplinare per giusta causa in quanto la gravità del fatto compromette la fiducia del datore di lavoro nel dipendente e non consente la prosecuzione, neanche in via provvisoria, del rapporto lavorativo.

Il dipendente che si assenti dal lavoro, affermando di assistere il familiare portatore di handicap, con la sua assenza non nuoce soltanto al datore di lavoro, ma grava sull’intera organizzazione aziendale. Il datore di lavoro, infatti, a causa dell’assenza del lavoratore dovrà provvedere alla sostituzione di quest’ultimo o a ripartire, tra il resto del personale, il lavoro da svolgere [1].

Recentemente la Cassazione, tuttavia, ha precisato che il lavoratore non è tenuto a prestare assistenza al portatore di handicap grave continuativamente durante l’intero orario di lavoro, ma può anche soddisfare le proprie esigenze o bisogni.

Ciò in quanto, secondo la Cassazione, i permessi Legge 104 [2]:

sono soggetti ad una duplice lettura: a) vengono concessi per consentire al lavoratore di prestare la propria assistenza con ancora maggiore “continuità”; b) vengono concessi per consentire al lavoratore, che con abnegazione dedica tutto il suo tempo al famigliare handicappato, di ritagliarsi un breve spazio di tempo per provvedere ai propri bisogni ed esigenze personali”.

Così, ad esempio, un impiegato che lavori in ufficio dalle ore 9 alle ore 17, non necessariamente dovrà assistere il familiare, nel giorno di permesso, nel medesimo orario di lavoro.

Ben potrebbe, infatti, assistere il familiare in un diverso orario (ad esempio dalle ore 11 alle ore 19), purché se ne prenda effettivamente cura durante la giornata e non per un lasso di tempo breve ed insignificante (come nel caso in cui ci si rechi dall’assistito solamente per il pranzo).

I lavoratori che beneficiano di permessi legge 104 possono, quindi, anche dedicare una parte della giornata a esigenze di natura personale, sempreché non sia compromessa la funzione degli stessi permessi.

L’attività di assistenza al familiare portatore di handicap grave svolta dal lavoratore, non deve essere necessariamente ininterrotta, ma deve comunque rispondere alle effettive e concrete esigenze del soggetto assistito.

Deve, quindi, sussistere un collegamento diretto tra l’assenza del dipendente dal lavoro e la prestazione di assistenza.

Se viene meno tale collegamento, si ha violazione dei principi di correttezza e buona fede, in quanto il lavoratore pone in esser un comportamento volto a danneggiare sia il datore di lavoro che l’Inps, abusando del diritto riconosciutogli dalla legge.

Sarà compito del giudice accertare in concreto, caso per caso, se il lavoratore, nei giorni di permesso, si sia preso o meno cura del familiare.

Chi controlla l’uso dei permessi legge 104?

Quando un lavoratore abusa dei permessi legge 104, con il suo comportamento pone in essere un atto lesivo non soltanto degli interessi del datore di lavoro, ma anche dello Stato. Per tale ragione, entrambi i soggetti, hanno interesse a verificare la corretta fruizione dei permessi e sono legittimati ad eseguire controlli.

In considerazione della rilevanza penale dell’utilizzo improprio dei permessi, la giurisprudenza ritiene che, se ci sono fondati sospetti di abuso, sia possibile per il datore di lavoro effettuare controlli sul dipendente.

Tali controlli sono ritenuti leciti, anche se effettuati in modo occulto e fuori dai locali aziendali, in quanto sono diretti a verificare il corretto adempimento delle obbligazioni gravanti sul lavoratore [3].

Rimane, in ogni caso, fermo il limite dell’inviolabilità della privata dimora del lavoratore.

Il datore di lavoro, per contestare il comportamento scorretto del dipendente, dovrà dunque raccogliere le prove di tale comportamento: ad esempio potrà avvalersi di un investigatore privato, che fotografi il dipendente mentre si gode una giornata al mare, invece di assistere il familiare.

La documentazione raccolta dall’investigatore (fotografie, video etc.) potrà essere utilizzata nel successivo giudizio davanti all’autorità giudiziaria. All’investigatore potrebbe anche essere richiesto di testimoniare su quanto visto ed appreso, nel caso in cui il lavoratore contesti le prove raccolte dal datore di lavoro.

Non solo il datore di lavoro, ma qualsiasi altro soggetto (ad esempio un collega) può presentarsi alle forze di polizia e avviare una segnalazione dell’abuso. Essendo la truffa un reato perseguibile d’ufficio, la mera segnalazione, impone alle forze di polizia di trasmettere la notizia alla Procura della Repubblica, per l’avvio delle indagini.

Infine, anche l’Inps, ha la possibilità di segnalare alla Procura della Repubblica il presunto comportamento illegittimo del lavoratore, e quest’ultima dovrà dare inizio alle indagini, per accertare l’eventuale commissione di un illecito penale.

 

note

[1] Cass. sent. n. 8784/2015 del 30.05.2015.

[2] Cass. sent. n. 54712/2016 del 23.12.2016.

[3] Cass. sent. n. 9746/2016 del 12.05.2016.

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1 Commento

  1. Buongiorno
    vorrei sapere se quando accompagno il mio parente disabile a fare visite oppure, nel mio caso, nel negozio di ortopedia a fare/controllare la protesi, devo produrre un documento o certificato da consegnare allo studio che fa le paghe ed al mio datore di lavoro.
    grazie
    cordiali saluti

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