Diritto e Fisco | Articoli

Firma digitale su atto cartaceo ha valore?

8 febbraio 2018


Firma digitale su atto cartaceo ha valore?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 febbraio 2018



Illegittimo l’avviso di accertamento o l’atto giudiziario firmato digitalmente ma notificato non con Pec.

I computer possono firmare, al posto degli uomini, i documenti? Assolutamente sì – e la firma ha lo stesso valore di quella apposta con la penna – ma solo a condizione che si tratti di una firma digitale effettuata con l’apposito dispositivo e che l’atto sia poi trasmesso tramite Pec (posta elettronica certificata). Ma si può, invece, prima firmare digitalmente un documento, poi stamparlo su carta e infine notificarlo con il postino? La questione è stata sottoposta, in un interessante caso, alla Commissione Tributaria Provinciale di Treviso, chiamata a decidere su un avviso di accertamento notificato che, inizialmente firmato digitalmente, era stato poi stampato e notificato con la tradizionale carta (probabilmente perché la Pec del contribuente non era attiva o funzionante). Al posto della firma autografa era stata riportata l’indicazione a stampa del firmatario dell’atto amministrativo con la dicitura «firmato digitalmente». È stato così chiesto ai giudici tributari se la firma digitale su un atto cartaceo notificato per posta è legittima. Detto in altri termini il quesito è la firma digitale su un atto cartaceo ha valore? Ecco qual è stata la risposta.

Per prima cosa è necessario ricordare come funziona la firma digitale. La firma digitale funziona come una sorta di certificato che garantisce la certezza sulla paternità di un documento elettronico (ad esempio un file di testo), proprio come la firma fatta a penna assicura la provenienza di un documento cartaceo da parte di chi vi ha apposto la sottoscrizione. In questo modo al documento vengono aggiunti dei “codici” che fanno sì che l’atto non possa più essere più modificato in alcun modo (eventuali modifiche potrebbero essere facilmente riscontrabili). Quindi la firma digitale dà certezza che solo il titolare del certificato può aver sottoscritto il documento, non solo perché possiede il dispositivo di firma digitale (smarcare o token Usb), ma è anche l’unico a conoscere il Pin con cui il dispositivo stesso funziona.

Detto ciò è chiaro che, per aprire un documento firmato digitalmente ci vuole un altro software in grado di “comprendere” il certificato di autenticità aggiunto al documento elettronico. È un’operazione che solo un computer può fare, non certo un essere umano.

La conseguenza è a questo punto banale. Se è vero che l’autenticità di una firma digitale può essere accertata solo da un computer, ne consegue che la firma digitale su un atto cartaceo non ha alcun valore. L’atto, essendo quindi sprovvisto completamente di sottoscrizione, è nullo e non può essere notificato neanche con la specifica «firmato digitalmente». A tale giusta conclusione è arrivata la Ctp di Treviso.

La sottoscrizione con firma digitale è valida solo se l’atto viene notificato tramite Pec poiché solo in questo modo è possibile verificare l’identità dell’autore, l’integrità, l’immodificabilità del documento e la riconducibilità dell’atto all’organo amministrativo titolare del potere di accertamento.

La possibilità di sostituire la firma tradizionale con quella digitale riguarda solo gli atti realizzati dal computer e non stampati, ma notificati proprio mediante la posta elettronica certificata (altro sistema che serve a garantire la certezza del mittente e la data di spedizione, al pari di una raccomandata a/r). Del resto solo il computer del destinatario – e non certo l’occhio o il tatto – è in grado di ricostruire la presenza o meno di una valida firma digitale. Per i giudici, dunque, l’atto «firmato digitalmente» e notificato nei modi ordinari è di fatto un atto non conforme al modello legale se non riporta la firma autografa; in questi casi, l’avviso di accertamento è come se fosse non sottoscritto e, quindi, privo di qualsiasi effetto giuridico.

In sintesi: se si vuole usare la firma digitale si è costretti poi a notificare l’atto tramite computer perché, se invece lo si stampa, la firma digitale perde di qualsiasi valore.

note

[1] Ctp Treviso, sent. n. 55/01/2018.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

2 Commenti

  1. LE SOLITE PAGLIACCIATE ITALIANE. IO RICEVO CARTELLE SPEDITE ANCORA DA MESS. EQUITALA INFISCHIANDOSENE NON SOLO DELLA LEGGE DEL PRIMO LUGLIO 2017, MA ANCHE INVIANDOLE NEL MESE DI AGOSTO

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI