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Lo sai che? Casa avuta in eredità: il coniuge deve partecipare alla vendita?

Lo sai che? Pubblicato il 10 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 febbraio 2018

I beni avuti in eredità non entrano a far parte della comunione legale con il coniuge ma rientrano tra quei beni personali che non richiedono, alla loro vendita, la dichiarazione dell’altro coniuge di esclusione dalla comunione. 

Ho ricevuto in eredità due immobili al 50% con mio fratello; abbiamo deciso di venderci le quote in modo da essere proprietari al 100% di un immobile; entrambi siamo sposati in comunione di beni; è vero che le mogli devono partecipare all’atto e firmare una specie di rinuncia a che il bene acquistato/venduto resti  fuori dalla comunione?

La legge prevede quale regime patrimoniale ordinario dei coniugi quello della comunione dei beni. Ciò comporta, all’atto pratico, che sin dal momento della celebrazione delle nozze, detto regime si applica in automatico ai coniugi, salvo che essi optino espressamente per il regime della separazione dei beni mediante una dichiarazione fatta dinanzi al celebrante o anche, in un momento successivo, attraverso un atto notarile.

Comunione dei beni col coniuge: cosa comporta?

Per effetto del regime di comunione dei beni, tutti gli acquisti effettuati dai coniugi dopo il matrimonio entrano nella titolarità comune; ciò indipendentemente dalla presenza di marito e moglie al loro atto di acquisto. Sicché anche nel caso in cui solo uno solo dei coniugi acquisti un bene (anche immobile) o addirittura l’altro sia ignaro di detto acquisto, esso entrerà in modo automatico nella proprietà di entrambi, con tutti gli effetti (anche di tipo fiscale) che la cosa implica.

Come si amministrano i beni in comunione?

I coniugi possono compiere disgiuntamente gli atti di ordinaria amministrazione dei beni che rientrano nella comunione, mentre per gli atti di straordinaria amministrazione (ad es. la stipula di contratti di locazione o la vendita) è necessaria la firma congiunta di entrambi i coniugi.

Vendita del bene in comunione senza consenso del coniuge: quali effetti?

In mancanza del consenso di ciascun coniuge tali atti sono annullabili:

– entro un anno dalla data in cui l’altro coniuge ha avuto conoscenza dell’atto o dalla sua trascrizione in un pubblico registro, se riguardano beni immobili o beni mobili registrati

– obbligano il coniuge che li ha compiuti a ricostituire la comunione nello stato precedente o  (quando ciò non sia possibile) a pagare all’altro la somma equivalente, se si tratta di altri beni.

Quali beni non rientrano nella comunione?

Fanno eccezione alla suddetta regola della entrata automatica nella comunione quei beni espressamente indicati dalla legge [1] come beni personali.

Si tratta in particolare:

  • a) dei beni di cui prima delle nozze, il coniuge era proprietario o titolare di un diritto reale di godimento;
  • b) dei beni acquisiti dopo il matrimonio per effetto di donazione o successione, sempre che nell’atto di liberalità o nel testamento non sia specificata la loro attribuizione alla comunione;
  • c) dei beni di uso strettamente personale di ciascuno dei coniugi, unitamente ai loro accessori;
  • d) dei beni necessari all’esercizio della professione del coniuge, fatta esclusione di quelli occorrenti a condurre un’ azienda che fa parte della comunione;
  • e) dei beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno, come pure della pensione spettante per effetto della perdita (totale o parziale) della capacità lavorativa;
  • f) dei beni acquisiti mediante il prezzo del trasferimento dei suddetti beni personali o attraverso il loro scambio, sempre che ciò venga dichiarato in modo espresso all’atto dell’acquisto.

Dichiarazione di esclusione dalla comunione per i beni personali: quando occorre?

Con particolare riferimento, però, ai beni immobili o anche ai beni mobili registrati (ad es. autovetture o imbarcazioni), l’esclusione dalla comunione deve risultare dall’atto di acquisto. Tale dichiarazione ha l’effetto di far divenire il bene personale dell’acquirente, il quale potrà, di conseguenza, trasferirlo a terzi senza far partecipare all’atto anche l’ altro coniuge.

Si ritiene inoltre che ove l’ altro coniuge non partecipi all’atto di acquisto, la eventuale dichiarazione del coniuge acquirente che si tratta di un bene personale non produrrebbe effetti giuridici, con l’effetto che l’ acquisto tornerà, in automatico, a vantaggio della comunione.

Anche in presenza di tale dichiarazione, tuttavia, ove  questa non corrisponda al vero (perché ad es. estorta), è consentito al coniuge non acquirente, l’impugnazione in giudizio, con lo scopo di ristabilire il regime di comunione legale sul bene acquistato.

La legge, tuttavia, indica espressamente che tale dichiarazione di esclusione è necessaria solo per i beni di cui alle lettere c), d) ed f) della norma; deve cioè trattarsi dei beni acquistati con il prezzo del trasferimento di altri beni personali o il loro scambio, oppure di beni che servono all’esercizio della professione o di uso strettamente personale.

Se ne deduce che tale dichiarazione di esclusione (e quindi la compresenza del coniuge) non occorre invece quando si tratti:

–  di beni di proprietà dei coniugi prima del matrimonio [2]

– di beni acquisiti per effetto di donazione o successione [3]

– di beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno o della pensione corrisposta per effetto della perdita di capacità lavorativa [4].

In conclusione, trattandosi nel caso di specie di beni immobili ereditati, la legge non richiede, ove questi siano venduti, la compresenza all’atto notarile del coniuge in regime di comunione dei beni (né alcuna dichiarazione di quest’ultimo), trattandosi questi di beni considerati in automatico “beni personali” (e come tali esclusi dalla comunione) senza che occorra alcuna dichiarazione da parte del coniuge neppure al loro acquisto.

Resta comunque dovere del notaio quello di accertarsi della  “genuinità” della provenienza del bene (attraverso l’esame del suo atto di acquisto) al fine di verificare la sussistenza dei presupposti per l’ esclusione dello stesso dalla comunione legale (in quanto bene personale) e quindi la legittimità dell’atto di vendita da effettuarsi anche in assenza del coniuge.

note

[1] Art 179 cod. civ.

[2] Art 179 lett. a) cod. civ.

[3] Art. 179 lett. b) cod. civ.

[4] Art. 179 lett. e) cod. civ.


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