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Lo sai che? Incidente stradale per guasto meccanico: chi risarcisce?

Lo sai che? Pubblicato il 8 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 febbraio 2018

Guasto tecnico e scoppio di pneumatico: quando l’automobilista è responsabile per il sinistro stradale.

Siamo abituati a pensare alla responsabilità automobilistica solo nei casi in cui vi è una violazione delle norme del codice della strada. Ma che succede se l’incidente stradale è determinato da un guasto meccanico, elettronico o tecnico? Sono fenomeni improvvisi e, in alcuni casi, inevitabili di fronte ai quali, in prima battuta, non si può dire che vi sia stata una guida colpevole. Immaginiamo quindi di andare a sbattere contro un’altra auto perché, d’un tratto, è scoppiata una gomma o di perdere il controllo della macchina perché i freni hanno smesso di funzionare o perché il motore si è improvvisamente spento: chi risarcisce il danno provocato all’altro conducente? E se, in conseguenza di ciò, l’assicurazione volesse aumentarci di una classe il premio? Ecco cosa stabiliscono, a riguardo, la normativa e la giurisprudenza.

Incidente per guasto meccanico

Vi è responsabilità se un incidente è provocato, ad esempio, da un improvviso guasto ai freni o dallo scoppio di una gomma? In generale dobbiamo rispondere in modo affermativo: in base al codice civile [1], tutti i danni procurati dall’auto per un difetto di costruzione o di manutenzione del veicolo ricadono (almeno in prima battuta) sul proprietario. A questi poi è data la possibilità di rivalersi contro la casa madre (qualora l’auto sia in garanzia) o contro il meccanico (se il difetto si è presentato a seguito di revisione regolarmente pagata ma evidentemente effettuata in modo grossolano). Questo significa che di tutti i danni procurati dall’automobile risponde sempre  il proprietario nei confronti dell’altro conducente.

Secondo la giurisprudenza, la responsabilità per l’incidente stradale scatta ogniqualvolta il danno sia derivato da vizi di costruzione o da difetto di manutenzione del veicolo. Siffatta responsabilità oggettiva può essere vinta solo se l’automobilista dimostri che il danno è in realtà dipeso da causa diversa ed a lui non addebitabile (il cosiddetto «caso fortuito» di cui parleremo a breve). Non rileva l’impossibilità di rendersi conto del vizio o del difetto del veicolo mediante l’ordinaria diligenza.

Chi paga il danneggiato dall’incidente?

Una volta accertata la responsabilità del proprietario per l’incidente da guasto meccanico vediamo chi paga il danneggiato. Il responsabile è coperto dall’assicurazione obbligatoria sulla responsabilità civile da circolazione, il danno sarà risarcito dalla compagnia che, successivamente, potrà aumentare di una classe di rischio la polizza del proprio cliente.

Se non c’è una prova certa

Immaginiamo che un’auto perda il controllo sul bagnato e finisca addosso a un’altra. La velocità della prima era rispettosa dei limiti, tuttavia i vigili fanno ugualmente una multa al conducente per aver i pneumatici lisci. L’assicurazione pertanto, dopo aver risarcito la controparte, aumenta di una classe il proprio cliente. Quest’ultimo però protesta: sostiene che non vi è prova che l’incidente sia stato determinato necessariamente dalle ruote. Chi ha ragione? Secondo la giurisprudenza [2], il difetto di manutenzione del veicolo, quale causa dell’incidente stradale, è dato anche dall’utilizzo di uno pneumatico vetusto, caratteristica alla quale può ricondursi il principale motivo di uno slittamento sul bagnato o di uno scoppio della camera d’aria e nella conseguente perdita di controllo del mezzo. Per dichiarare la responsabilità dell’automobilista è sufficiente la semplice probabilità scientifica che il sinistro sia dipeso proprio dal vizio di manutenzione del mezzo.

Caso fortuito

Potrebbe succedere però che il guasto meccanico o tecnico sia dovuto a un cosiddetto «caso fortuito» ossia da un evento imprevedibile e inevitabile che anche utilizzando la massima attenzione e diligenza, non poteva essere evitato. Si pensi a un improvviso guasto a un motore di cui si dimostri il perfetto stato di funzionamento e la corretta manutenzione. L’automobilista è infatti tenuto al rispetto delle norme di legge ma non deve andare oltre le stesse: se la revisione dell’auto è prescritta una volta ogni due anni non c’è necessità di portare tutte le settimane la macchina in officina per controllare che questa sia perfettamente funzionante.

Lo scoppio di pneumatico

Allo stesso modo, l’improvviso scoppio di uno pneumatico che risultava in perfetto stato di conservazione – dovuto magari a un chiodo sulla strada o a qualsiasi altro oggetto non visibile e non evitabile – non può ricadere sul conducente. La giurisprudenza ritiene che l’ipotesi dello scoppio di pneumatico sia una di quelle che, nella materia della responsabilità per incidente stradale, integrano il «caso fortuito» [3]. Si pensi allo scoppio improvviso di pneumatico, pur in buono stato, a causa di perforazione da parte di un chiodo.

È evidente che lo scoppio deve essere improvviso ed inevitabile, nel senso di non essere collegato a colpa del conducente, ad esempio per usura delle gomme, poiché in tal caso verrebbero meno la sua imprevedibilità ed inevitabilità.

Quindi spetta al proprietario dell’auto dimostrare che non esisteva alcun difetto di manutenzione o vizio di costruzione: una prova di certo non agevole che metterà in difficoltà l’avvocato difensore.

Se qualcuno, senza il nostro consenso, usa la nostra auto?

Immaginiamo di aver lasciato l’auto in garage perché ha un difetto al motore. Ciò nonostante nostro figlio la prende senza chiederci il permesso e poi fa un incidente. Siamo responsabili? Il codice stabilisce anche che il proprietario è responsabile insieme al conducente a meno che non dimostra che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà. Bisogna far attenzione: la semplice mancanza del consenso non è sufficiente ad esonerarlo dalla responsabilità. Occorre anche la prova che il proprietario ha adottato un comportamento idoneo a evitare che la sua macchina fosse utilizzata da altre persone, come la chiusura degli sportelli e la custodia delle chiavi in un cassetto.

Alcune sentenze 

Cassazione civile, sez. III, 09/03/2004,  n. 4754 

In virtù del disposto dell’art. 2054, ultimo comma, c.c., il proprietario o il conducente dell’auto è responsabile dei danni derivanti da vizi di manutenzione o di costruzione dell’autoveicolo, indipendentemente da un suo comportamento colpevole; tuttavia, pur avendo questa responsabilità natura oggettiva, il nesso causale tra il guasto e la responsabilità del danno può essere interrotto se interviene un fattore esterno che, con propria autonoma ed esclusiva efficienza causale, determina il verificarsi del danno, nel qual caso unico responsabile di esso sarà il soggetto cui va ascritta la responsabilità in ordine al fattore sopraggiunto. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che la corte di merito abbia fatto corretta applicazione di tale principio, in caso in cui a carico di un veicolo si era verificata un’avaria, ed esso era stato tamponato non a causa dell’avaria, ma per il comportamento imprudente del conducente del veicolo che sopraggiungeva).

Cassazione civile, sez. III, 06/06/2006,  n. 13268 

In tema di risarcimento danni derivanti dalla circolazione stradale, il caso fortuito, al pari della colpa del danneggiato o del terzo e della forza maggiore, qualora rappresenti l’unica causa che abbia determinato l’evento dannoso, fa venir meno la presunzione di colpa stabilita dall’art. 2054 c.c., in quanto non si può rispondere per colpa extracontrattuale di un fatto non preveduto che, secondo la comune esperienza e il normale svolgersi degli eventi, non sia neppure prevedibile. La prova del fortuito può essere fornita dal danneggiante anche a mezzo di presunzioni, purché gravi, precise e concordanti. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, escludente la responsabilità del conducente che aveva perduto il controllo della propria vettura sbandando e poi sconfinando nella corsia opposta ove era avvenuto l’impatto con altro autoveicolo, ritenendo provato presuntivamente – sulla base delle perfette condizioni della vettura, della velocità moderata della stessa e della presenza di un chiodo della grandezza di una penna a sfera nel pneumatico – che l’impatto fosse avvenuto a seguito e a causa dello scoppio di un pneumatico posteriore, improvvisamente trapassato da un grosso chiodo).

Cassazione civile, sez. III, 19/02/1981,  n. 1019

L’art. 2054 comma 4 c.c., – nello statuire che il conducente e il proprietario (o l’usufruttuario o l’acquirente con patto di riservato dominio) sono responsabili in ogni caso dei danni derivati da vizi di costruzione o da difetto di manutenzione del veicolo – pone un particolare regime probatorio nel senso che al danneggiato incombe l’onere di dimostrare l’esistenza del vizio o del difetto (ed il relativo nesso di causalità con l’evento), mentre le indicate persone che intendono esimersi dalla responsabilità devono provare che il danno è dipeso da causa diversa, senza che possa avere rilevanza l’impossibilità di rendersi conto, da parte loro, del vizio o del difetto mediante l’ordinaria diligenza.

note

[1] Art. 2054 cod. civ.

[2] Trib. Milano sent. del 16.06.2008. La giurisprudenza qualifica la responsabilità prevista da questa disposizione come oggettiva, ed ammette che i soggetti di cui all’art. 2054 c.c. possano andare esenti da responsabilità soltanto dimostra che il nesso causale tra il guasto ed il danno sia stato interrotto da un fattore esterno, che sia intervenuto con propria autonoma ed esclusiva efficienza causale nella determinazione del danno (così Cass. civ., 9 marzo 2004, n. 4754).

In questa ottica, analogamente a quanto accade per altri regimi speciali di responsabilità, ormai qualificati dalla giurisprudenza uniforme in termini di responsabilità oggettiva (si pensi, ad esempio, alla responsabilità per danno da cose in custodia di cui all’art. 2051 c.c.), l’esimente può rinvenirsi esclusivamente in ipotesi di fortuito o forza maggiore.

[3]  Cass. sent. n. 13268/2006.


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