HOME Articoli

Assegno invalidità ridotto, quando fare ricorso

Pubblicato il 8 febbraio 2018

Articolo di




> Pubblicato il 8 febbraio 2018

In quali casi è possibile contestare la riduzione dell’assegno d’invalidità operata dall’Inps?

l’Inps ha l’obbligo di verificare ogni anno i redditi che possono incidere sulla misura o sul diritto alle prestazioni previdenziali collegate al reddito: l’assegno ordinario d’invalidità fa parte di queste prestazioni, quindi è cumulabile limitatamente col reddito.

Per effetto dei limiti di cumulo, l’assegno d’invalidità può dunque essere ridotto: ci sono però dei limiti di tempo entro i quali l’Inps può recuperare gli importi erogati in più, trascorsi i quali, per effetto della sanatoria, le somme non possono più essere chieste indietro.

Vediamo allora, in merito all’assegno d’invalidità ridotto, quando fare ricorso per illegittimità del recupero dell’Inps.

Quando viene ridotto l’assegno ordinario invalidità?

Per i titolari di assegno di invalidità, la legge prevede una riduzione dell’importo se il titolare supera un determinato limite di reddito. In particolare:

  • se il reddito supera 4 volte il trattamento minimo annuo l’assegno d’invalidità si riduce del 25%: in pratica, se il reddito supera 26.385,84 euro annui (che corrispondono al trattamento mensile, 507,42 euro, moltiplicato per 13 mensilità e per 4), l’assegno d’invalidità è ridotto di ¼;
  • se il reddito supera 5 volte il trattamento minimo annuo l’assegno d’invalidità si riduce del 50%: in pratica, se il reddito supera 32.982,30 euro annui (che corrispondono al trattamento mensile, 507,42 euro, moltiplicato per 13 mensilità e per 5), l’assegno d’invalidità viene dimezzato.

Il trattamento derivante dal cumulo dei redditi con l’assegno di invalidità ridotto, in ogni caso, non può essere comunque inferiore a quello che spetterebbe qualora il reddito risultasse pari al limite massimo della fascia immediatamente precedente a quella nella quale il reddito posseduto si colloca.

Per di più, se l’assegno già ridotto resta lo stesso superiore al trattamento minimo, cioè supera 507,42 euro mensili, può subire un secondo taglio, in questo caso una trattenuta. L’applicabilità di questa riduzione dipende dall’anzianità contributiva dell’interessato:

  • con almeno 40 anni di contributi non deve essere applicata alcuna trattenuta aggiuntiva;
  • con meno di 40 anni di contributi scatta la seconda trattenuta, che varia a seconda che il reddito provenga da lavoro dipendente o autonomo:
    • relativamente al lavoro dipendente, la trattenuta è pari al 50% della quota di assegno che eccede il trattamento minimo, entro comunque l’importo dei redditi da lavoro percepiti;
    • relativamente al lavoro autonomo, invece, la trattenuta è pari al 30% della quota eccedente il trattamento minimo, ma non può essere superiore al 30% del reddito prodotto.

Questa seconda riduzione non può essere applicata se [1]:

  • il reddito conseguito è inferiore al trattamento minimo Inps;
  • il pensionato è impiegato in contratti a termine la cui durata non superi le 50 giornate nell’anno solare;
  • il reddito deriva da attività svolte nell’ambito di programmi di reinserimento degli anziani in attività socialmente utili, promosse da enti locali ed altre istituzioni pubbliche e private;
  • il lavoratore è occupato in qualità di operaio agricolo;
  • il pensionato è occupato in qualità di addetto ai servizi domestici e familiari;
  • il reddito conseguito è un’indennità percepite per l’esercizio della funzione di giudice di pace;
  • il reddito conseguito è un’indennità o un gettone di presenza percepiti dagli amministratori locali;
  • il reddito conseguito è un’indennità comunque connessa a cariche pubbliche elettive;
  • il reddito conseguito è un’indennità percepita dai giudici onorari aggregati per l’esercizio delle loro funzioni;
  • il reddito conseguito è un’indennità percepita dai giudici tributari.

Entro quando l’Inps può ridurre l’assegno d’invalidità?

Appurate quelle che sono le ipotesi di riduzione dell’assegno d’invalidità, è quindi chiaro che, se i limiti di reddito sono stati superati, l’Inps deve procedere al recupero della differenza sulla prestazione.

A questo proposito, però, la Corte Costituzionale [2] ha chiarito che esiste un preciso termine entro il quale l’Inps può procedere al recupero delle somme indebitamente riconosciute, superato il quale gli importi non dovuti non possono più essere richiesti indietro.

Nel dettaglio:

  • se i redditi che hanno inciso su diritto o misura della pensione non erano, in principio, conosciuti dall’Inps, l’indebita erogazione delle somme deve essere notificata entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di conoscenza dei redditi (conoscenza che normalmente l’ente acquisisce attraverso la presentazione della dichiarazione reddituale, o modello Red);
  • se i redditi incidenti su diritto o misura della pensione sono compresi nella dichiarazione annuale (730 o Modello Unico), l’indebita erogazione delle somme deve essere notificata entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello della dichiarazione.

Facciamo degli esempi per capire meglio: se il provvedimento di recupero deriva dalla presentazione del modello Unico, o 730/2017, elaborato sulla base dei redditi 2016, l’Inps può procedere al recupero dell’integrazione al minimo a partire dal 1° gennaio 2016, anno a cui si riferisce la dichiarazione dei redditi 2017, purché la notifica da parte dell’Inps avvenga entro il 31 dicembre 2018 (31 dicembre dell’anno successivo alla presentazione della dichiarazione).

Se invece il provvedimento di recupero deriva da un reddito dichiarato con il modello Red 2017, elaborato sulla base dei redditi 2015, l’Inps può procedere al recupero dell’integrazione al minimo a partire dal 1° gennaio 2015, anno a cui si riferisce la dichiarazione reddituale, in quanto è sufficiente che la notifica da parte dell’Inps avvenga entro il 31 dicembre 2018 (31 dicembre dell’anno successivo alla presentazione della dichiarazione).

Nel caso in cui non siano stati comunicati i redditi vale addirittura la prescrizione ordinaria, pari a 10 anni (l’Inps potrebbe cioè recuperare i redditi sino all’anno 2008).

Come verificare sino a quando l’Inps può ridurre l’assegno d’invalidità

In sintesi, per verificare sino a quando l’Inps può ridurre l’assegno d’invalidità, bisogna tener presente che:

  • se la dichiarazione dei redditi o, quando richiesta, la dichiarazione Red, non è stata presentata, l’Inps ha 10 anni di tempo per recuperare gli indebiti;
  • se la dichiarazione è stata presentata nei termini, l’Inps ha tempo, per notificare l’indebito, sino al 31 dicembre dell’anno successivo alla presentazione della dichiarazione:
    • se si tratta di redditi per la cui comunicazione è sufficiente il modello Redditi (che sostituisce il modello Unico) 2017, o il 730/2017, riferiti ai redditi prodotti nel 2016 e trasmessi nel 2017, l’Inps può recuperare retroattivamente gli indebiti a partire dall’anno 2016, purché abbia notifichi la comunicazione entro il 31 dicembre 2018;
    • se si tratta di redditi per la cui comunicazione è necessario anche il modello Red 2017, riferito ai redditi prodotti nel 2015 e trasmesso nel 2017, l’Inps può recuperare retroattivamente gli indebiti a partire dall’anno 2015, purché notifichi la comunicazione entro il 31 dicembre 2018.

Come verificare se l’Inps può ridurre l’assegno d’invalidità

Per capire se l’Inps può ridurre l’assegno d’invalidità, bisogna dunque:

  • aver riguardo alla tipologia di redditi prodotti in eccedenza e verificare se effettivamente sono state superate le soglie di reddito oltre le quali non è possibile percepire l’assegno d’invalidità intero (occorre un’attenta analisi basata sulla documentazione: tipo di reddito prodotto, ammontare, assegni liquidati dall’Inps…);
  • valutare da quale dichiarazione sono emersi, ossia se Unico- Redditi/730 o Red; nel caso in cui sia stato presentato il solo modello 730 o Unico-Redditi, valutare se era presente l’obbligo di trasmettere anche il Red, in base ai redditi prodotti (se doveva essere presentato e non è stato presentato, l’Inps può recuperare sino ai 10 anni pregressi);
  • verificare a quale anno si riferisce la dichiarazione presentata;
  • verificare se la comunicazione dell’Inps è stata inviata nei termini, ossia entro l’anno successivo alla presentazione della dichiarazione;
  • verificare se il recupero degli indebiti Inps parte dall’annualità cui si riferisce la dichiarazione (non può retroagire, se le dichiarazioni sono sempre state inviate nei termini).

Se il recupero dell’Inps è legittimo, tutto ciò che si può fare è provare a richiedere una dilazione più ampia rispetto a quella eventualmente proposta dall’Inps nella comunicazione di recupero, recandosi presso la propria sede Inps.

Quando fare ricorso per assegno invalidità ridotto

Se emerge l’illegittimità del provvedimento che ha determinato l’assegno invalidità ridotto, bisogna fare ricorso contro il provvedimento di recupero (tramite patronato, professionista abilitato o attraverso il servizio online dell’Inps Ricorsi online, se si possiedono le credenziali per l’accesso al sito dell’istituto).

Il ricorso deve essere presentato entro il termine indicato nel provvedimento dell’Inps.

note

[1] Art. 10 D.lgs. 503/1992; Circ. Inps 197/2003.

[2] C. Cost. sent. n.166/1996,


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI