| Editoriale

Ciclista in stato di ebbrezza: è punibile?

8 febbraio 2018


Ciclista in stato di ebbrezza: è punibile?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 febbraio 2018



Ecco quando il ciclista che guida ubriaco commette reato e risponde penalmente.

Anche i ciclisti, per quanto non si guidino un mezzo a motore, sono tenuti a rispettare le regole del codice della strada. Non possono fare inversioni ad U, non possono passare col rosso, devono dare la precedenza. E non possono mettersi alla guida della bicicletta se hanno bevuto. Ma non sempre il ciclista ubriaco risponde del reato di guida in stato di ebbrezza. Il penale scatta solo superata una prefissata soglia dalla legge. A fare il punto della situazione è una sentenza della Cassazione depositata qualche ora fa. Alla Corte – chiamata a pronunciarsi sul caso di uno “sportivo” che, mentre spingeva sui pedali è andato a sbattere contro lo specchietto di un’automobile   – è stato chiesto se il ciclista in stato di ebbrezza è punibile. La risposta dei giudici è stata la seguente.

Il ciclista ubriaco è punibile?

Immaginiamo che un uomo, dopo aver bevuto a una festa, torni a casa in bicicletta. È molto brillo e, nel guidare lungo una strettoia, non vede bene lo specchietto di un’automobile parcheggiata lì vicino. Vi urta contro, cade e si fa male. Tanto male che i passanti sono costretti a chiamare un’autoambulanza. Portato al pronto soccorso, i medici si accorgono, dall’odore dell’alito, che l’uomo ha bevuto. La polizia, pertanto, lo sottopone al test del sangue e gli contesta la guida in stato di ebbrezza. Poiché conduceva la bicicletta, gli applica le sanzioni penali, ma non anche la revoca della patente o la sottrazione dei punti; tali misure scattano infatti solo per chi conduce veicoli a motori. A detta del ciclista, però, la guida in stato di ebbrezza non è un reato contestabile a chi si mette sulla bici a pedalare. Chi ha ragione?

Sanzioni per chi guida la bicicletta in stato di ebbrezza

La Cassazione ha sempre ribadito, sino ad oggi, che anche chi si mette alla guida della bicicletta non deve bere. Il ciclista ubriaco rischia le stesse sanzioni dell’automobilista ubriaco: sanzioni che variano a seconda del livello di alcol riscontrato nel sangue. Tanto più è elevato, tanto maggiori è la pena. Si parte da una prima soglia in cui sono previste solo sanzioni amministrative (per cui la condotta non è reato), ad una intermedia in cui si rientra nel penale ma le sanzioni sono più lievi, ad una terza dove il conducente rischia molto. Ecco quali sono le sanzioni per la guida in stato di ebbrezza in bicicletta (che, come detto, sono le stesse di chi guida l’auto):

Alcol tra 0,5 e 0,7 g/l

Se il tasso alcolemico rilevato è compreso tra 0,5 e 0,8g/l, si configura solo un illecito amministrativo: il trasgressore è punito con una sanzione pecuniaria che va da euro 532 a euro 2.127. Non basta: viene anche prevista la sospensione della patente di guida da tre a sei mesi.

Alcol tra 0,8 e 1,5 g/l

La guida in stato di ebbrezza diventa reato se il tasso alcolemico raggiunge gli 0,8 g/l. Infatti, se il tasso alcolemico rilevato si assesta tra 0,8 g/l e 1,5 g/l le sanzioni sono:

  • ammenda da euro 800 a euro 3.200 (l’ammenda è aumentata da un terzo alla metà quando il reato è commesso dopo le ore 22 e prima delle 7 del mattino);
  • arresto fino a sei mesi;
  • sospensione della patente di guida da sei mesi a un anno.

Alcol superiore a 1,5 g/l

Se il tasso alcolemico è superiore a 1,5 g/l le sanzioni sono:

  • ammenda da euro 1.500 a euro 6.000 (anche in questo caso, aumentata da un terzo alla metà se il reato è commesso tra le 22 e le 7 del mattino);
  • arresto da sei mesi a un anno;
  • sospensione della patente di guida da uno a due anni (il periodo di sospensione va da due a quattro anni se il veicolo appartiene a persona estranea al reato).

Se il soggetto commette più violazioni nell’arco di due anni, la patente è revocata. Ancora, in caso di sentenza di condanna o di patteggiamento (anche se viene disposta la sospensione condizionale della pena) è sempre ordinata la confisca del veicolo con cui è stato commesso il reato, a meno che non appartenga a persona estranea all’illecito.

Se il ciclista provoca un incidente

Se chi guida in stato di ebbrezza ha provocato un incidente stradale, tutte le sanzioni viste sono raddoppiate. Inoltre, il veicolo interessato è sottoposto a fermo amministrativo per 180 giorni, a meno che appartenga a persona estranea all’illecito. Se il conducente guidava con un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l, la patente gli sarà revocata.

All’ipotesi dell’incidente viene equiparato anche l’urto contro un muro o contro qualsiasi altro ostacolo che non abbia coinvolto un altro conducente. Basta che a farsi male sia solo il ciclista per far scattare il raddoppio delle pene.

Se il ciclista si rifiuta di sottoporsi all’alcoltest

Come per l’automobilista, il ciclista che rifiuta di sottoporsi ad alcoltest viene sottoposto alla stessa sanzione di chi viene trovato con un tasso di alcol superiore a 1,5 g/l: si tratta cioè della sanzione più elevata. Il paradosso vuole che, secondo la Cassazione, questo tipo di reato è “perdonabile” perché – tutto sommato – è un fatto tenue. Quindi il colpevole non rischia la sanzione penale (solo quelle accessorie) e il procedimento viene archiviato. Senti il video Alcoltest: chi si rifiuta non rischia sanzioni.

note

[1] Cass. sent. n. 6119/18 dell’8.02.2018.

Autore immagine: unsplash.com

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 25 ottobre 2017 – 8 febbraio 2018, n. 6119
Presidente Izzo – Relatore Di Salvo

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. Di. Ma. Ab. ricorre per cassazione avverso la sentenza in epigrafe indicata, con la quale è stata confermata la pronuncia di condanna emessa in primo grado, in ordine al reato di cui all’art. 186 cod. strada.
2. Il ricorrente deduce violazione di legge, poiché il consenso al prelievo ematico non può essere richiesto dal medico ma soltanto dalla polizia giudiziaria, da cui proviene la domanda di eseguire l’accertamento, non trattandosi di un atto terapeutico. Così come è compito della polizia giudiziaria redigere verbale dell’atto, in mancanza del quale l’accertamento è invalido.
3. Il ricorso è manifestamente infondato. Risulta, infatti, dalla sentenza impugnata che l’imputato aveva causato un incidente, procedendo a zig-zag e toccando con il manubrio del velocipede sul quale viaggiava, unitamente ad un’altra persona, lo specchietto retrovisore di un’auto che aveva affiancato, così cagionando la caduta a terra del veicolo. Orbene, in relazione al caso di sinistro stradale, si è condivisibilmente ritenuto, in giurisprudenza, che il prelievo ematico effettuato dai sanitari, su richiesta della polizia giudiziaria, ai fini della verifica del tasso alcolemico, sia utilizzabile anche in assenza di un consenso verbalmente espresso dall’interessato, purché quest’ultimo non abbia opposto un esplicito rifiuto (Cass., Sez. 4, n. 6755 del 6-11-2012, Rv. 254931; Cass., Sez. 4, n. 6786 del 23-1-2014). Ipotesi quest’ultima integrante estremi di reato e certamente esulante dal caso in disamina, atteso che risulta del tutto estranea alla regiudicanda la contravvenzione di cui all’art. 187, comma 7, cod. strada.
4. Dalle considerazioni appena formulate si evince anche la manifesta infondatezza dell’assunto secondo il quale il consenso al prelievo ematico debba necessariamente essere richiesto all’interessato dalla polizia giudiziaria e non possa essere richiesto dal medico, che è il soggetto incaricato di effettuare il prelievo. Abbiamo infatti appena visto come nessun consenso debba essere richiesto né dalla polizia giudiziaria né dal medico, il quale può senz’altro procedere al prelievo, a meno che non si trovi di fronte a un rifiuto da parte dell’interessato. Né è dato comprendere sotto quale profilo la mancanza di un verbale redatto dalla polizia giudiziaria possa inficiare la validità dell’atto, atteso che l’effettuazione del prelievo è dimostrata dalla relativa certificazione sanitaria, al pari delle risultanze delle conseguenti analisi. Così come l’eventuale rifiuto risulterà dalla relativa attestazione del sanitario operante, che è un pubblico ufficiale, titolare di poteri certificativi, ex art. 357 cod. pen.
5. La manifesta infondatezza del ricorso ne determina l’inammissibilità, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila, determinata secondo equità, in favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila in favore della Cassa delle ammende.


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