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Se non si impugna l’avviso, si può impugnare la cartella?

9 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 febbraio 2018



Avviso di accertamento o multa non opposti nei termini: si può “recuperare” l’impugnazione facendo ricorso contro la cartella successiva?

Chi non ha impugnato l’avviso di accertamento o di liquidazione di un’imposta nei termini di legge, non può poi impugnare la cartella di pagamento che su di essi si basa. Più precisamente, è inammissibile il ricorso contro la cartella per vizi dell’atto di accertamento ormai definitivo, mentre resta possibile l’impugnazione della cartella per vizi propri (per esempio vizi formali). È quanto chiarito da una recente pronuncia della Cassazione [1].

Come funziona la cartella: quali atti devono arrivare prima

Il procedimento di riscossione mediante cartella esattoriale presuppone la notifica di un precedente avviso con il quale il contribuente viene messo nella condizione di conoscere la violazione e gli importi addebitati ed eventualmente contestarli.

La cartella non può essere il primo atto con il quale il cittadino viene a conoscenza del debito. Questa regola vale per qualsiasi tipo di credito: per esempio, per le imposte e le tasse (dove la cartella per Irpef o per tassa rifiuti deve essere preceduta dall’avviso di accertamento, rispettivamente, dell’Agenzia delle Entrate e del Comune), o per le multe (la cartella deve essere preceduta dal verbale di contestazione).

Quando il credito diventa definitivo e non più contestabile

Se il contribuente rileva dei vizi di illegittimità dell’avviso di accertamento o della multa, deve tempestivamente impugnarli nei termini di legge dinanzi al giudice competente. In caso di mancata, impugnazione, la pretesa dell’ente creditore (Agenzia delle Entrate, Comune, ente previdenziale ecc.) diventa definitiva e può essere riscossa mediante ruolo esattoriale. In altre parole, l’ente creditore affida il recupero del credito all’agente della riscossione, il quale procede con la notifica della cartella, e, in caso di inadempimento, all’esecuzione forzata.

Una volta divenuto definitivo il credito, per effetto del mancato ricorso del debitore, non è più possibile contestare il merito degli importi addebitati impugnando la cartella esattoriale successivamente notificata, poiché ciò significherebbe, di fatto, aggirare i termini perentori di impugnazione.

Fa ovviamente eccezione il caso in cui l’atto presupposto (accertamento, multa, avviso di pagamento) non sia mai stato notificato al contribuente; in questo caso, egli può impugnare la cartella per contestare il credito, dato che la cartella rappresenta il primo atto con il quale è venuto a conoscenza della pretesa.

Crediti tributari: quali atti si possono impugnare

Per avvisi di accertamento o di liquidazione impugnabili si intendono tutti quegli atti con cui l’Amministrazione comunica al contribuente una pretesa tributaria ormai definita, anche se tale comunicazione non si conclude con una formale intimazione di pagamento, bensì con un invito bonario a versare quanto dovuto. A tal proposito, non assume alcun rilievo la mancanza della formale dizione “avviso di liquidazione” o “avviso di pagamento” o la mancata indicazione del termine o delle forme da osservare per l’impugnazione o della commissione tributaria competente.

Cartella dopo avviso di accertamento: si può impugnare?

Il ricorso avverso la cartella esattoriale, emessa successivamente in relazione all’avviso non opposto, è inammissibile, a meno che non impugnata per vizi propri.

Secondo la giurisprudenza [2], la correttezza del procedimento di formazione della pretesa tributaria è assicurata mediante il rispetto di una sequenza ordinata secondo una progressione di determinati atti, con le relative notificazioni, destinati, con diversa e specifica funzione, a farla emergere e a portarla nella sfera di conoscenza dei destinatari, allo scopo, soprattutto, di rendere possibile, per questi ultimi, un efficace esercizio del diritto di difesa.

La cartella esattoriale di pagamento, quando fa seguito ad un avviso di accertamento divenuto definitivo, si esaurisce in un’intimazione di pagamento della somma dovuta in base all’avviso e non integra un nuovo ed autonomo atto impositivo.

Ne consegue che i vizi dell’accertamento non possono essere fatti valere con l’impugnazione della cartella una volta che l’avviso sia divenuto definito perché non impugnato o con sentenza irrevocabile, salvo che il contribuente non sia venuto a conoscenza della pretesa impositiva, per la prima volta, solo con la notificazione della cartella.

note

[1] Cass. sent. n. 2944/2018.

[2] Cass. Sez. Unite sent. n. 16412/07.

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