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Scadenza cartella di sabato: che succede

11 febbraio 2018


Scadenza cartella di sabato: che succede

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 febbraio 2018



Se la cartella di pagamento scade di sabato, hai tempo fino a lunedì per pagare o per fare ricorso oppure devi affrettarti subito?

Hai ricevuto una cartella esattoriale dove c’è scritto che hai 60 giorni di tempo per pagare o per fare ricorso. Siccome è tua intenzione prendere una decisione non affrettata, magari consultandoti prima con il tuo un avvocato, ma nello stesso tempo non vuoi far scadere il termine, sei andato sul calendario per fissare una bella “X” sul sessantesimo giorno. Il caso vuole però che cada proprio di sabato. Gli uffici dell’Agenzia Entrate Riscossione sono chiusi quel giorno ma sai che, volendo, potresti sempre pagare tramite una tabaccheria o con un bonifico bancario. Ma sei davvero tenuto a farlo? Sei certo che, qualora la cartella esattoriale scada di domenica, il termine slitta automaticamente al lunedì successivo, ma non sei affatto convinto che questa regola si applichi anche al sabato. Dunque, che succede se la scadenza della cartella è di sabato? Ecco qual è stata, a riguardo, la risposta della giurisprudenza.

Innanzitutto bisogna fare una importante distinzione a seconda di qual è il tuo obiettivo: se cioè intendi pagare nei sessanta giorni o intendi fare ricorso. Vediamo singolarmente le ipotesi.

Se nei 60 giorni vuoi fare ricorso contro la cartella di pagamento

La cartella di pagamento è un atto sostanzialmente amministrativo perché promana da un’autorità – l’Agenzia Entrate Riscossione – che è deputata alla riscossione dei crediti erariali, della P.A. e degli altri enti pubblici. Ciò nonostante, secondo numerose sentenze, gran parte delle regole previste per le notifiche degli atti giudiziari si estendono anche alle cartelle stesse. Proprio in materia di notifiche degli atti giudiziari, il codice di procedura civile [1] stabilisce che, nel calcolo dei termini a mesi (come nel nostro caso) o ad anni, si osserva il calendario comune e i giorni festivi rientrano nel termine. Ma se è festivo proprio l’ultimo giorno del termine, la scadenza è prorogata al primo giorno seguente non festivo. Quindi, se il termine cade di domenica, la scadenza è al lunedì dopo. Se scade il 25 dicembre, la scadenza è il 27.  La stessa norma poi specifica che detta proroga si applica anche agli atti che scadono nella giornata di sabato.

La Cassazione ha detto che, nelle controversie tributarie, il termine per proporre ricorso, va calcolato escludendo il giorno iniziale e conteggiando quello finale, ma se quest’ultimo cade di sabato, è prorogato al primo giorno seguente non festivo. È del tutto irrilevante l’apertura degli uffici postali o la disponibilità ad accettare gli atti in scadenza l’ultimo giorno [2].

Tali concetti sono stati, più di recente, ribaditi dalla Corte di Appello di Catania secondo cui il ricorso con l’opposizione è un tipico atto processuale; pertanto si applica la disciplina degli atti processuali.

Se nei 60 giorni vuoi pagare la cartella esattoriale

Anche per il pagamento (sebbene sul punto manchino le indicazioni da parte dell’Agenzia Entrate Riscossione) si può ritenere applicabile la stessa regola. Questo significa che il sabato si considera festivo e si può fare slittare il termine del pagamento al lunedì successivo. A prevederlo è la legge [4]: il Dpr sulla riscossione stabilisce infatti che «ai fini della scadenza del termine di pagamento il sabato è considerato giorno festivo». Attenzione: al call center dell’Agente della Riscossione affermano il contrario! Non è corretto. La legge invece considera il sabato come giorno festivo non solo ai fini del ricorso ma anche del pagamento. Si può quindi pagare tranquillamente lunedì.

note

[1] Art. 155 cod. proc. civ.

[2] Cass. sent. n. 11269/2016.

[3] C. App. Catania, sent. nl 1056/17 del 10.10.2017.

[4] Art. 25 dpr 602/73: «3. Ai fini della scadenza del termine di pagamento il sabato e’ considerato giorno festivo».

Cassazione civile, sez. VI, 31/05/2016, (ud. 06/04/2016, dep.31/05/2016),  n. 11269 IN FATTO

Il contribuente ricorre, affidandosi ad un unico motivo, per la cassazione della sentenza con la quale la Commissione Tributaria Regionale, in accoglimento dell’appello proposto da Equitalia Sud SpA, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato in data 28/6/2010 da R.G. & Figli snc avverso cartella di pagamento notificata il 27-4-2010; la CTR, in particolare, ha evidenziato che il ricorso è stato proposto oltre il termine di 60 gg dalla notifica della cartella di pagamento; siffatto termine scadeva di sabato, da ritenersi tuttavia “giorno lavorativo”, sicchè la ricorrente ben avrebbe potuto inviare la raccomandata nel rispetto dei termini, dato che le Poste risultavano aperte anche di sabato e gli Ufficiali giudiziari accettavano gli atti in scadenza di ultimo giorno.

Equitalia resiste con controricorso.

Diritto

IN DIRITTO

Con l’unico motivo di ricorso il contribuente, denunziando – ex art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione e falsa applicazione dell’art. 155 c.p.c., commi 4 e 5, si duole che la CTR non abbia considerato che, ai sensi delle su menzionate disposizioni (applicabili anche al processo tributario in forza del rinvio alle norme del c.p.c. operato dal D.Lgs. n. 546 del 1992), se il giorno di scadenza dei termini per il compimento degli atti processuali svolti fuori dell’udienza è festivo o cade di sabato, detta scadenza è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo; nel caso di specie, pertanto, atteso che il termine per la proposizione del ricorso (termine cd “a decorrenza successiva”), scadeva sabato 266-2010, doveva ritenersi tempestivo il ricorso proposto lunedì 28-6-2010.

Contrariamente a quanto sostenuto da Equitalia in controricorso, il motivo è in primo luogo ammissibile; lo stesso, invero, come appare evidente dalla su riportata sintesi, involge questioni di diritto (e non quindi mere “questioni in fatto), si rivolge contro uno specifico capo della sentenza ed è autosufficiente, contenendo tutti gli elementi necessari al Giudice di legittimità per avere la completa cognizione della controversia.

Nel merito il motivo è fondato.

Come già chiarito da questa Corte, nelle controversie tributarie il termine per proporre ricorso deve essere qualificato come termine “a decorrenza successiva” e, pertanto, computato secondo il criterio di cui all’art. 155 c.p.c., comma 1, cioè escludendo il giorno iniziale e conteggiando quello finale; tale termine deve ritenersi compreso fra quelli “per il compimento degli atti processuali svolti fuori dall’udienza” di cui all’art. 155, comma 5, cit., con la conseguenza che, ove il “dies ad quem” del medesimo vada a scadere nella giornata di sabato, esso è prorogato di diritto al primo giorno seguente non festivo (conti, tra le altre, Cass. 6728/2012; 16303/2015); attesa la proroga di diritto, nessuna rilevanza può ovviamente essere data (come erroneamente affermato dalla CTR) all’apertura degli Uffici postali o alla disponibilità ad accettare gli atti in scadenza l’ultimo giorno.

In conclusione, pertanto, in accoglimento del ricorso, va cassata l’impugnata sentenza, con rinvio per nuova valutazione alla CTR Lazio, diversa composizione, che provvederà anche alla regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso; cassa l’impugnata sentenza, con rinvio alla CIR Lazio, diversa composizione, che provvederà anche alla regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 6 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 31 maggio 2016

CORTE APPELLO CATANIA SENTENZA N. 1056/2017

La Corte d’Appello di Catania- Sezione Lavoro – composta dai Sigg.ri Magistrati:

dott.ssa Concetta Maiore Presidente

dott.ssa Graziella Parisi consigliere relatore

dott.ssa Alessandra Santalucia consigliere

ha pronunciato la seguente

SENTENZA ex art. 281 sexies c.p.c.

nella controversia di lavoro in grado d’appello iscritta al n. 581/2016 R.G. proposta da

P. S. rappresentato e difeso dall’avv. O. Esposito, giusta procura in atti.

APPELLANTE

CONTRO

ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, anche quale procuratore della società dl cartolarizzazione dei crediti S.C.C.I spa, elettivamente domiciliato in Catania presso la sede provinciale, rappresentato e difeso dall’avv. R. Vagliasindi, per procura generale alle liti, richiamata in atti.

APPELLATO

OGGETTO: opposizione a cartelle esattoriali.

All’udienza odierna i procuratori delle parti hanno concluso come da verbale.

Svolgimento del processo

Con sentenza n. 2493/2016 del 13.6.2016 il Tribunale di Catania accoglieva l’opposizione proposta dall’appellante, come in epigrafe generalizzato, avverso le cartelle n. 2932008044188811, n. 29320090017985232, n. 29320090021797020, ritenendo l’opposizione tempestiva ma insussistenti i presupposti per l’iscrizione dell’opponente

alla gestione lavoratori agricoli autonomi.

Quanto alla cartella n.293201000021121436000 il tribunale dichiarava l’opposizione inammissibile per mancato rispetto del termine perentorio di giorni 40 ex art. 24 dlgs n. 46/1999, essendo stata la cartella notificata il 12.7.2010 e il ricorso depositato il 23.8.2010 (i 40 giorni scadevano il 21.8.2010).

Avverso tale pronuncia P. S. ha proposto appello affidato ad un solo motivo.

Ha resistito I’INPS.

La controversia, acquisito il fascicolo di primo grado, all’udienza odierna viene decisa mediante lettura della presente sentenza.

Motivazione

Va in primo luogo rilevato che avendo il primo giudice dichiarato l’estraneità della Serit Sicilia spa al motivo posto a base della decisione e non essendo tale statuizione oggetto di critica la notifica dell’atto di appello al concessionario della riscossione assume la valenza di semplice litis denuntiatio.

Con l’unico motivo di appello si censura il capo di sentenza che ha ritenuto inammissibile l’opposizione ad una delle 4 cartelle, evidenziando che il 21 agosto 2010, data di scadenza del termine di giorni 40 di cui all’art. 24 dlgs n. 46/1999, era sabato per cui, ai sensi dell’art. 155 c.p.c., lo stesso doveva ritenersi prorogato al 23 agosto, cioè al lunedi successivo.

La deduzione dell’appellante è corretta: effettivamente giorno 21 agosto (data indicata dallo stesso Tribunale quale scadenza dei 40 giorni) era sabato; in base al combinato disposto dei commi IV (“Se il giorno di scadenza è festivo, la scadenza è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo”) e V (“La proroga prevista dal quarto comma si applica altresì ai termini per il compimento degli atti processuali svolti fuori dell’udienza che scadono nella giornata del sabato”) la scadenza viene prorogata al lunedi successivo 23 agosto 2010.

Non può condividersi la difesa dell’INPS, il quale sostiene che la norma in questione non si applichi all’opposizione a cartella esattoriale che non rappresenta un atto processuale, atteso che il ricorso contenente l’opposizione è un tipico atto processuale, attraverso il quale si instaura una controversia innanzi ad un giudice, cui pertanto si applica pacificamente la norma in esame.

L’opposizione risulta quindi tempestiva e poiché la valutazione in fatto circa la insussistenza dei presupposti per I’iscrizione alla gestione lavoratori agricoli autonomi, uguali per tutte le annualità contributive cui si riferiscono le varie cartelle, non è stata oggetto di censura e quindi sulla stessa si è formato il giudicato, deve dichiararsi l’insussistenza della pretesa contributiva relativa all’anno 2009 portata dalla cartella in esame, con conseguente illegittimità della iscrizione a ruolo e annullamento della medesima

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, disponendone la distrazione in favore del procuratore che ha reso la dichiarazione ex art. 93 c.p.c.

PQM

la Corte di Appello definitivamente pronunciando:

accoglie l’appello e, in parziale riforma della sentenza di primo grado, che per il resto conferma, annulla la cartella esattoriale n. 293201000021121436000; condanna I’INPS al pagamento delle spese processuali che liquida in euro

2.000,00 quanto al giudizio di primo grado ed in euro 915,00 quanto al presente giudizio di appello, oltre spese generali nella misura del 15%, IVA e CPA, da distrarre in favore del procuratore dichiaratosi antistatario.

Cost deciso in Catania, nella camera di consiglio del 10.10.2017.


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