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Che significa Pqm


Che significa Pqm

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 febbraio 2018



Pqm non significa solo «per questo motivo»: il significato che comunemente viene dato a questa parte della sentenza coincide con la differenza tra motivazione e dispositivo.

Se ti è capitato di leggere una sentenza, una ordinanza o un altro provvedimento del giudice avrai certamente notato che, verso la fine del documento, è quasi sempre presente la sigla PQM. Di cosa si tratta? Ebbene,  questa volta il latino non c’entra, né ci sono in mezzo formule di difficile comprensione, termini tecnici o giuridici. PQM è un «acronimo»: si tratta cioè delle iniziali di tre parole diverse e vi si ricorre solo per necessità di abbreviazione. Le tre parole sono «per», «questo», «motivo». Un po’ come, in matematica, «cmd» sta per «come volevasi dimostrare». Ma se ti stai chiedendo che significa Pqm non puoi accontentarti di sapere solo che queste tre lettere stanno a indicare «per questo motivo»; dietro la sigla c’è molto di più. C’è la differenza tra dispositivo e motivazione della sentenza, ci sono le garanzie della nostra costituzione, il rispetto dell’obbligo di motivazione degli atti dei giudici ed, insomma, il principio di terzietà della magistratura. Ecco perché chi si chiede che significa PQM deve conoscere alcuni aspetti fondamentali del nostro ordinamento e, in particolare, del nostro sistema processuale.

Di quante parti si compone una sentenza?

La sentenza si compone di tre parti:

  • l’antefatto: ove il giudice espone i fatti e le difese delle parti, riportando – di solito con “copia e incolla” o in forma sintetica – le rispettive difese e le motivazioni giuridiche a sostegno delle rispettive tesi;
  • la motivazione: è la parte più lunga della sentenza e contiene le ragioni che portano il giudice a decidere a favore dell’una o dell’altra tesi, rigettando o accogliendo le richieste delle parti;
  • il dispositivo: ossia la decisione vera e propria, scritta in modo sintetico e diretto. Il giudice cioè decide di dichiarare, disporre, condannare, ordinare o vietare solo dopo aver spiegato – con la motivazione – per quali ragioni logico-giuridiche è arrivato a questa soluzione.

La motivazione della sentenza

Una sentenza deve essere per forza motivata. La motivazione può anche essere sintetica, ma deve essere sempre presente. Senza motivazione non solo saremmo soggetti al totale arbitrio dei giudici (i quali potrebbero decidere in favore dell’una o dell’altra parte senza renderne conto a nessuno), ma non potremmo neanche difenderci visto che, per fare appello o ricorso in cassazione, è sempre necessario indicare quali sono gli errori dell’atto impugnato. E per censurare gli errori, bisogna anche comprendere il percorso logico-giuridico seguito dal giudice. In pratica, solo conoscendo le ragioni su cui si è basata una decisione la si può contestare; diversamente sarebbe come giocare a mosca cieca. Se la motivazione pecca di omissioni, insufficienze o contraddittorietà è possibile il ricorso alla cassazione dopo la sentenza.

La differenza tra dispositivo e PQM

Dopo aver motivato le ragioni del proprio convincimento il giudice finalmente si pronuncia e decide come la controversia debba essere decisa. Passa quindi dalla fase della motivazione a quella del dispositivo, ossia alla decisione vera e propria.

Il dispositivo si trova sempre dopo la motivazione proprio per una questione logica. Come a dire «… proprio per queste ragioni, decido nel seguente modo…». Ed è proprio per separare la parte delle motivazioni dalla parte del dispositivo, a metà rigo si trova il PQM, come una sorta di cesura, di netto taglio tra due momenti entrambi importanti della sentenza. Ecco perché, molto spesso, quando si vuole indicare il dispositivo – ossia la concreta decisione assunta dal giudice – lo si chiama impropriamente «il PQM»: proprio perché è preceduto dalla scritta «Pqm». In modo non corretto si usa la parola PQM coe sinonimo di «dispositivo», ossia per indicare la parte della sentenza che contiene la decisione, ossia tutto ciò che viene dopo la scritta (Pqm).

Come è fatta una sentenza

Un esempio servirà a capire meglio come viene scritta una sentenza. Riportiamo a mero titolo di esempio come è scritta una sentenza per comprendere la funzione del PQM ossia del dispositivo.

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

GIUDICE DI PACE DI ROMA

Fatto

CONCISA ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DI FATTO

Con atto di citazione ritualmente notificato …. il sig… chiedeva il risarcimento dei danni per l’incidente stradale subito in data…

A sostegno di tale domanda, assumeva l’attore che il giorno… in data …. alle ore … l’auto, da lui condotta, veniva tamponata dall’auto ….

Con comparsa di risposta, la società … si difendeva sostenendo che il tamponamento avveniva per esclusiva colpa dell’attore la cui auto era sprovvista delle frecce di stop funzionanti.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Letti gli atti;

la domanda dell’attore va accolta.

Difatti la società convenuta non è riuscita a dimostrare il mancato funzionamento delle luci di stop. Il testimone … non è stato in grado di ricordare che … mentre il rapporto della polizia non menziona alcuna mancanza nell’auto della parte tamponata.

P.Q.M.

Il Giudice di Pace di Roma definitamene pronunciando, disattesa ogni altra istanza così provvede:

1) Accoglie la richiesta di risarcimento avanzata dall’attore ….;

2) Condanna la società … la pagamento di totale euro …. per il risarcimento al mezzo e di euro … per i danni alla persona, oltre al rimborso delle spese sostenute dall’attore per il presente giudizio, che liquida in euro… oltre IVA e CAP come per legge.

Così deciso in Roma, il…

Depositata in cancelleria il…

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