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Lo sai che? Pensione 2018, quando è abbassata dal doppio calcolo?

Lo sai che? Pubblicato il 11 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 febbraio 2018

Quali lavoratori subiscono la penalizzazione della pensione a causa del doppio calcolo?

Hai fatto il calcolo della pensione ed il trattamento che ti risulta è abbastanza elevato? Aspetta ad esultare: forse non sai che, di recente, per chi ha una maggiore anzianità contributiva è previsto un doppio calcolo della pensione, a fronte del quale l’importo dell’assegno può scendere anche di parecchio.

Questo doppio calcolo si applica alla generalità dei lavoratori che possiedono almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995: ma procediamo per ordine e vediamo, in merito alla pensione, quando è abbassata dal doppio calcolo.

A chi si applica il doppio calcolo della pensione

Il doppio calcolo della pensione si applica alla generalità dei lavoratori che in passato avrebbero avuto diritto al calcolo della pensione col sistema integralmente retributivo, ossia a coloro che possiedono oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. Questa previsione è stata introdotta dalla legge di stabilità 2015 [1], poi chiarita dall’Inps [2].

Come funziona il doppio calcolo della pensione

La norma, in particolare, ha stabilito che l’importo complessivo della pensione, liquidata con le regole vigenti dal 1° gennaio 2012 (data di entrata in vigore della riforma Fornero), non può eccedere quello che sarebbe stato liquidato con l’applicazione delle regole di calcolo vigenti prima della riforma Fornero; ai fini del calcolo dell’importo della pensione deve essere considerata l’anzianità contributiva necessaria per il conseguimento del diritto alla prestazione, integrata da quella eventualmente maturata fra la data di conseguimento del diritto e la data di decorrenza del primo periodo utile per la corresponsione della prestazione stessa.

In pratica, col meccanismo del doppio calcolo, per coloro a cui spetta il calcolo contributivo della pensione solo dal 2012 in poi, l’importo della pensione calcolata col sistema misto (retributivo al 31 dicembre 2011, poi contributivo) non può eccedere l’importo della pensione che sarebbe stata ottenuta utilizzando il solo calcolo retributivo.

Come si fa il doppio calcolo della pensione

Per capire qual è la pensione spettante, bisogna quindi effettuare un doppio calcolo:

  • prima si deve determinare l’importo del trattamento che dovrebbe essere corrisposto con le regole attuali (cioè retributivo sino al 2011 e contributivo dal 2012);
  • poi bisogna verificare l’importo dell’assegno che sarebbe stato conseguito applicando interamente il sistema di calcolo retributivo anche alle quote di anzianità maturate dopo il 2011;
  • l’’importo minore tra il confronto dei due sistemi è quello messo in pagamento in pagamento dall’Inps.

In breve, se il valore dell’assegno determinato con le regole attuali è inferiore a quello determinato con le regole interamente retributive, la pensione non subisce alcuna penalità, in caso contrario deve essere messo in pagamento l’importo determinato con il secondo sistema di calcolo.

Si applica il limite di 40 anni di contributi al doppio calcolo della pensione?

In ogni caso, ai fini dell’anzianità da calcolare col sistema contributivo cade, per questo doppio calcolo della pensione, il vecchio limite di 40 anni di contributi: l’Inps, nella circolare esplicativa [2], ha infatti precisato che, in base alle previsioni della norma che ha previsto il doppio calcolo [1], l’anzianità contributiva valorizzabile è pari a quella necessaria per il conseguimento del diritto alla prestazione, che deve essere incrementata con l’anzianità contributiva che dovesse maturare il lavoratore fino al primo periodo utile per la corresponsione della prestazione.

In parole povere, il calcolo retributivo non è soggetto al limite dei 40 anni, ma si deve considerare tutta l’anzianità contributiva del lavoratore, compresa quella eventualmente maturata dopo il perfezionamento dei requisiti per la pensione, se la decorrenza è successiva.

Viene dunque prevista la valorizzazione di tutti i periodi lavorati, anche quelli tra la data di conseguimento del diritto a quella di effettiva liquidazione della pensione che per scelta dell’interessato, potrebbe essere posticipata rispetto alla data di maturazione del diritto alla pensione.

Il periodo tra il quarantesimo anno e la decorrenza della pensione deve essere calcolato in base alle normali aliquote di rendimento previste dal fondo presso cui si è iscritti (2% annuo, salvo superamento dei vari tetti pensionabili, per la generalità dei lavoratori iscritti all’Inps).

note

[1] L. 190/2014.

[2] Inps Circ. 74/2015.


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