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Lo sai che? Cartelle esattoriali con pec illeggibili per il contribuente

Lo sai che? Pubblicato il 11 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 febbraio 2018

Per leggere la cartella di pagamento c’è bisogno di una chiavetta che non tutti i contribuenti hanno.

A furia di spingere col garantismo si rischia di ottenere risultati aberranti. Come in materia di cartelle esattoriali, cartelle che ora gran parte dei cittadini riceve unicamente a mezzo Pec (posta elettronica certificata). Anni di battaglie giudiziarie per far sì che fosse assicurata l’effettività della notifica e, in definitiva, la conoscibilità della cartella sono stati cancellati da questo nuovo mezzo di comunicazione, apparentemente perfetto e ideale per risolvere i problemi collegati alle poste. I primi effetti li abbiamo visti subito con chi, poco pratico di tecnologia, si è trovato a gestire una casella di posta elettronica. La consuetudine di guardare nella cassetta delle lettere prima di entrare in casa o al lavoro non è stata sostituita dall’uso di scaricare le email. Molti artigiani ed imprenditori si sono dotati di una Pec –  attivatagli magari dal proprio commercialista – solo per regolarizzarsi con la nuova normativa che glielo imponeva. In quella Pec – mai utilizzata – sono però finite decine di cartelle esattoriali nella più completa ignoranza del destinatario. Solo per caso, grazie a un estratto ruolo, queste persone si sono accorte di avere accumulato numerosi debiti con l’Agente della Riscossione. Ma ora c’è un altro rischio che si affaccia all’orizzonte: quello delle cartelle esattoriali con pec illeggibili per il contribuente. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Si è ormai stabilizzato, all’interno della giurisprudenza, un filone interpretativo secondo cui è nulla la cartella di pagamento notificata a mezzo Pec se l’allegato interno è in formato .pdf. Il Pdf è il corrispondente elettronico della tradizionale fotocopia perché può essere riprodotto infinite volte e da chiunque: non garantisce quindi alcuna genuinità e autenticità dell’atto. Chi lo ha realizzato? Chi lo ha firmato? Questi dati un .pdf non li rivela. Così i giudici hanno stabilito che il file con la cartella di pagamento deve essere in formato .p7m, che è quello che contiene la firma digitale. In questo modo è certa la provenienza del documento. Senonché un file firmato digitalmente può essere aperto e letto solo da chi ha una smart card (la cosiddetta “chiavetta” che si legge tramite usb) o un token (come quello per il controllo del conto corrente su internet). Insomma, bisogna essere “abilitati”. Ma il servizio di firma digitale (necessario non solo per l’apposizione della firma ma anche per la lettura dei file firmati digitalmente) è aggiuntivo rispetto alla Pec ed è tutt’altro che scontato che lo abbia chi si è munito della posta elettronica certificata. Anzi, è verosimile che chi ha chiesto una Pec abbia sfruttato un servizio gratuito che invece la firma digitale ancora non è.

Il risultato, a questo punto, è molto chiaro. Il contribuente scarica – sempre ammesso che si ricordi di farlo – la casella di posta certificata, apre la Pec proveniente da Agenzia Entrate riscossione, clicca poi sul file allegato in formato .p7m, ma non riesce a leggerlo! Cliccando sull’icona dell’allegato non si aprirà nulla. E questo perché non è dotato della smart card necessaria ad aprire i file con firma digitale. Col rischio che il messaggio possa essere scambiato per un virus e venga cestinato. Alla faccia del garantismo e del principio di effettività della notifica.

Si sta facendo di tutto per spingere il cittadino a munirsi di una Pec per dialogare con l’amministrazione (amministrazione, peraltro, anch’essa fatta di personale tutt’altro che avvezzo all’utilizzo dei mezzi tecnologici); l’accelerata data allo Spid ne è la dimostrazione. Anche le nuove multe potranno essere notificate all’indirizzo Pec che il trasgressore potrà comunicare alla polizia al momento della contestazione. Ma c’è da riflettere se per questo passaggio le famiglie e gli imprenditori sono già pronti.


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1 Commento

  1. Io col programma Dike non ho mai avuto problemi a leggere file .p7m e funziona anche su Linux.

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