Diritto e Fisco | Articoli

Termini impugnazione estratto di ruolo

10 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 febbraio 2018



Estratto di ruolo cartelle: quando è possibile (e quando conviene) impugnarlo.

Un giorno, per puro caso, il contribuente scopre che sulla propria macchina è stato iscritto un fermo amministrativo dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione (ex Equitalia), ma lui non ha mai ricevuto le cartelle esattoriali. Si reca presso gli sportelli dell’Agenzia per chiedere spiegazioni e capire per quali debiti e per quali cartelle sarebbe stato iscritto il fermo e l’addetto allo sportello gli consegna gli estratti di ruolo, cioè i documenti contenenti, in sintesi, i dati delle cartelle, con gli importi delle somme addebitate.

Il contribuente ritiene che quelle cartelle non siano dovute e che pertanto il fermo amministrativo sia illegittimo. Come fare per impugnare le cartelle e il fermo auto? Si può fare ricorso contro l’estratto di ruolo, unico documento consegnato dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione? Quali sono i termini di impugnazione dell’estratto di ruolo?

Estratto di ruolo: cos’è?

L’estratto di ruolo è un documento interno dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione che sintetizza i dati contenuti nella cartella di pagamento. In particolare, esso riporta in alto a sinistra:

  • il concessionario della riscossione (Agenzia delle Entrate Riscossione di ……);
  • i dati del contribuente, con relativo indirizzo e domicilio fiscale;
  • l’ente creditore (per esempio Amministrazione finanziaria, Inps, Prefettura ecc.) e l’ufficio che ha emesso il ruolo.

Più in basso, prima del riquadro relativo ai dati dell’importo addebitato, sono indicati:

  • il numero di ruolo e il relativo anno;
  • la data del visto;
  • il tipo di atto, per esempio: cartella di pagamento o avviso di addebito;
  • il numero identificativo dell’atto (si tratta del numero a 20 cifre che va inserito nella richiesta di rottamazione);
  • la data di notifica della cartella.

Venendo ora alla parte centrale dell’estratto di ruolo e, cioè, al riquadro tratteggiato che si presenta come una sorta di tabella a sette colonne, interessano le seguenti informazioni:

  • il codice tributo: si tratta del codice identificativo del credito intimato, in merito al quale si trova la descrizione subito sotto la tabella;
  • l’anno di riferimento del tributo (per esempio, bollo auto del 2001, contributi Inps del 2010 ecc.);
  • il carico iscritto a ruolo e il debito residuo: raramente le due voci coincidono. La maggior parte delle volte il debito residuo è più elevato rispetto al carico originariamente iscritto a ruolo in quanto la somma è incrementata per effetto degli interessi di mora, dell’aggio, delle spese di notifica e di quelle esecutive. Può anche capitare, però, che il debito residuo sia inferiore a quello iscritto a ruolo, perché parzialmente già pagato.

Nelle righe orizzontali della tabella troviamo, appunto, i diritti di notifica, gli interessi di mora/somme aggiuntive, gli oneri di riscossione, le spese esecutive e il totale della cartella.

Estratto di ruolo: si può impugnare?

L’estratto di ruolo è un atto impugnabile per contestare le cartelle che non siano state mai ritualmente notificate al contribuente. Se questi ha invece regolarmente ricevuto le cartelle, l’impugnazione dell’estratto di ruolo non è possibile, in quanto egli deve ricorrere direttamente contro le cartelle (o altri atti della riscossione) entro i termini di legge (60, 40 o 30 giorni a seconda della natura del credito).

La Cassazione a Sezioni Unite [1] ha infatti fissato il seguente principio: E’ ammissibile l’impugnazione della cartella (e/o del ruolo) che non sia stata (validamente) notificata e della quale il contribuente sia venuto a conoscenza attraverso l’estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta dal concessionario.

Il procedimento di notifica della cartella esattoriale, infatti, deve essere esente da qualsiasi vizio, sia per dare al contribuente la possibilità di pagare, sia per consentirgli di impugnare la richiesta di pagamento entro i termini di legge. È ovvio che se la notifica non è mai avvenuta, o è avvenuta in modo errato, i termini per ricorrere al giudice non iniziano a decorrere mai e il cittadino ha tutto il tempo per poter proporre opposizione.

Estratto di ruolo: quando conviene impugnarlo?

In caso di omessa o irrituale notifica delle cartelle, il contribuente ha due strade alternative per difendersi: impugnare l’atto successivo della riscossione (per esempio intimazione di pagamento) oppure l’estratto di ruolo.

Il contribuente, dunque, invece di attendere l’atto successivo, può difendersi impugnando l’estratto di ruolo ma tale impugnazione conviene solo se le cartelle non siano mai state notificate o comunque siano state notificate irregolarmente sicché il destinatario non le ha mai ricevute.

Qualora i l contribuente si accorga della presenza di cartelle a suo carico in una fase già avanzata della riscossione, per esempio quando già è stato iscritto il fermo sull’auto (come riportato all’inizio dell’articolo), l’impugnazione dell’estratto di ruolo si rivela l’unica alternativa possibile per ottenere l’annullamento delle cartelle e del fermo che su di esse si basa.

E’ bene precisare che, molto spesso, l’impugnazione dell’estratto di ruolo è opportuna quando le cartelle, a causa della mancata/invalida notifica, si siano nel frattempo prescritte o l’agente della riscossione sia decaduto dal potere di notificarle.

In caso contrario, qualora cioè la pretesa creditoria fosse ancora valida, l’impugnazione dell’estratto di ruolo sarebbe poco utile dato che nulla impedirebbe all’agente della riscossione di rinotificare correttamente le cartelle.

Estratto di ruolo: termini di impugnazione

L’impugnabilità dell’estratto di ruolo è ormai pacifica nella giurisprudenza della Cassazione. Esiste, tuttavia, un contrasto interpretativo sui termini di impugnazione e, cioè, se l’estratto è impugnabile in qualsiasi momento, senza limiti di tempo, oppure se è necessario rispettare gli stessi termini di decadenza previsti quando è notificata la cartella.

Sul punto la stessa Cassazione si è pronunciata, a distanza di meno di un anno, ha adottato due soluzioni contrapposte:

  1. la prima [2], più rigida, imporrebbe la facoltà di impugnazione dell’estratto di ruolo entro il termine di 60 giorni. Ciò in quanto l’avvenuta conoscenza dell’atto, tramite l’estratto delle cartelle determina, da un lato, la legittimazione ad impugnare e, dall’altro, il termine di esercizio di tale legittimazione. Secondo i giudici tale termine deve essere osservato per il solo fatto che viene proposta l’impugnazione e indipendentemente dalla sua facoltatività in tutti quei casi nei quali si ritenga comunque la permanenza, in capo al contribuente, del diritto di impugnare anche il primo atto impositivo in senso stretto che gli venga successivamente notificato. E’ necessario che l’impugnazione risponda alle regole generali e, in primo ruolo, al requisito di tempestività; essa deve essere provata dallo stesso ricorrente con riguardo alla data di avvenuta conoscenza dell’atto enunciativo della pretesa tributaria contestata;
  2. la seconda soluzione [3], più garantista nei confronti del contribuente, escluderebbe l’applicazione del termine decadenziale in caso di impugnazione dell’estratto di ruolo, il quale sarebbe impugnabile in qualsiasi momento. Ciò in quanto la conoscenza dell’iscrizione, acquisita mediante l’estratto di ruolo, non comporta l’onere bensì solo la facoltà dell’impugnazione, il cui mancato esercizio non determina alcuna conseguenza sfavorevole in ordine alla possibilità di contestare successivamente, in ipotesi dopo la notifica di un atto “tipico“, la pretesa della quale il contribuente sia venuto a conoscenza.

A parere di chi scrive, deve ritenersi preferibile la seconda soluzione, dal momento che le Sezioni Unite della Cassazione, nel chiarire la definitiva impugnabilità dell’estratto di ruolo, hanno precisato che il contribuente ha la facoltà di impugnare l’estratto mentre ha l’onere di impugnare l’eventuale atto successivo che dovesse venirgli ritualmente notificato. Ciò vuol dire che se il contribuente non riceve nessun atto, ben può, senza limiti di tempo e fino a quando non è raggiunto da un atto della riscossione impugnabile, ricorrere contro l’estratto di ruolo.

note

[1] Cass. Sez. Unite, sent. n. 19704/2015

[2] Cass. sent. n. 13584 del 30.05.2017.

[3] Cass. sent. n. 1302 del 19.01.2018.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI