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Quanto guadagnano i sacerdoti?

11 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 febbraio 2018



Quanto guadagnano preti e suore? Chi li paga? Percepiscono la pensione? Chi la eroga? Qual è la differenza tra sacerdoti e frati?

«Don Abbondio era come un vaso di terracotta, costretto a viaggiare con molti vasi di ferro»Chi non ricorda questa celeberrima metafora del Manzoni? Il noto scrittore si riferiva ad uno dei protagonisti del suo romanzo più noto per evidenziarne la debolezza e la mitezza a confronto di un ambiente ostile e pericoloso. Fuor di metafora, significa che pur di vivere tranquillo don Abbondio si fece sacerdote. Potremmo dire lo stesso oggi? Al di là dell’aspetto religioso, con un pizzico di provocazione potremmo chiederci se, vista la penuria di lavoro e la crisi economica, davvero non convenga farsi prete o suora. I religiosi, infatti, percepiscono regolarmente uno stipendio. Quanto guadagnano preti e suore? Chi li paga? Leggete l’articolo e poi traete le vostre conclusioni. La crisi delle vocazioni potrebbe essere risolta.

Sacerdoti: perché percepiscono uno stipendio?

Come anticipato, preti e suore percepiscono uno stipendio. Questo, in effetti, non deve sorprendere: essi svolgono una funzione molto importante per la società: sono dei punti di riferimento per l’intera comunità.

A questo punto, all’autore di questo articolo già sembra di sentire le lamentele di quanti invocano lo spirito missionario della Chiesa, la povertà professata da Cristo a dispetto della ricchezza esagerata degli alti prelati, ecc. Il presente articolo non intende entrare nel merito di queste discussioni, frutto del libero pensiero di ognuno. Ciò che si vuole fare è semplicemente rispondere alla domanda di fondo: quanto guadagnano i sacerdoti?

Per dare una risposta precisa occorre ricordare innanzitutto che la chiesa è una struttura piramidale, cioè una gerarchia vera e propria. Pertanto, ciò che percepisce un curato di campagna non è senz’altro pari a quello che invece guadagna un vescovo o un cardinale.

Come nel mondo del lavoro “laico”, anche in quello religioso il salario è proporzionale alle responsabilità e ai compiti da svolgere.

Sacerdoti: quanto guadagnano?

La prima distinzione da fare è tra preti e parroci; ma prima ancora, rispondiamo alla seguente domanda: cos’è una parrocchia? La parrocchia costituisce la più piccola circoscrizione territoriale ecclesiastica, formata da un gruppo di fedeli affidati alle cure spirituali di un sacerdote: il parroco, appunto.

in una parrocchia molto grande possono esserci anche più preti, ma di parroco (responsabile della parrocchia) c’è ne è uno solo. i loro stipendi, ovviamente, sono diversi: lo stipendio di un prete si aggira attorno ai mille euro al mese, mentre ai parroci spettano circa milleduecento euro mensili.

Le cariche più “eminenti”, invece,  percepiscono davvero bene: lo stipendio dei vescovi può arrivare ai tremila euro al mese, mentre i cardinali possono percepire anche cinquemila euro al mese.

Quello indicato è lo stipendio fisso che i preti ricevono. Non bisogna dimenticare, però, che molti sacerdoti sono anche insegnanti di religione cattolica nella scuole. In questo caso, i due stipendi non si sommano, in quanto al prete che insegna verrà versata solamente una somma da aggiungere allo stipendio da docente, fino a concorrenza del tetto massimo costituito dalle cifre sopra viste (mille o milleduecento euro).

Sacerdoti: quanto guadagnano i cappellani?

Maggiore è il reddito percepito dai sacerdoti di corsia, cioè dai preti che prestano il loro servizio negli ospedali. La ragione è dovuta alla delicatezza del ruolo svolto da queste figure, costantemente a contatto con persone malate bisognose di conforto.

I sacerdoti sono retribuiti per le ore di servizio prestate, arrivando a percepire uno stipendio a volte superiore di quello ordinario dei parroci.

Sacerdoti e frati: qual è la differenza?

Un’altra importantissima distinzione da operare (oltre a quella, già compiuta, tra preti e parroci) è quella tra sacerdoti e frati (o monaci): mentre i primi hanno ricevuto il sacramento dell’Ordine Sacerdotale, e in virtù di questo possono celebrare Messa e svolgere altri compiti propri del ministero pastorale, i secondi (cioè i frati) hanno fatto voto di povertà, castità e obbedienza e appartengono a una congregazione o famiglia religiosa concreta. Nulla toglie che un sacerdote sia anche frate, e viceversa.

In altre parole, i sacerdoti (definiti diocesani o secolari) sono inseriti in una gerarchia: essi fanno capo ad un vescovo e fanno parte del clero diocesano, vivono in genere in una parrocchia di cui sono i parroci.

I sacerdoti religiosi (i frati, cioè) fanno capo a un ordine o a un istituto religioso (per esempio: domenicani, francescani, gesuiti, carmelitani) e rispondono a una regola e a un superiore della stessa istituzione religiosa; vivono in un convento di cui fanno parte come una famiglia.

Il prete diocesano, nel momento in cui diventa sacerdote, fa tre promesse:

  • promessa di celibato;
  • promessa di obbedienza al proprio vescovo;
  • promessa di preghiera e santificazione.

Il frate, al momento di entrare in convento, fa tre voti:

  • di povertà;
  • di castità;
  • di obbedienza.

La differenza è netta: la promessa è un impegno personale del sacerdote; il voto è un impegno che obbliga a un determinato modo di vita. La distinzione si fa ancor più evidente nel caso del voto di povertà: per un religioso si tratta di una rinunzia reale alla proprietà, al punto che al momento del voto il frate rinuncia a ogni proprietà, presente e futura.

il voto di povertà rende tutti i frati nullatenenti e, perciò, tutti poveri allo stesso modo.

Frati: quanto guadagnano?

Da tanto deriva una conseguenza importantissima per il nostro discorso: i frati non percepiscono stipendio, a meno che non svolgano altri lavori, come insegnanti, infermieri ecc. In quest’ultimo caso i frati ricevono uno stipendio normale, derivante dai contratti collettivi di lavoro, esattamente come ogni civile che lavori.

Suore: quanto guadagnano?

Quanto appena detto per i frati vale anche per le suore: le suore non percepiscono stipendio, a meno che non svolgano un’attività esterna alla loro vita ecclesiale.

Sacerdoti: chi li paga?

Domanda da far tremare le vene ai polsi, soprattutto ai più anticlericali: chi paga i sacerdoti? Paga lo Stato? No, certo che no.

Gli stipendi dei sacerdoti vengono pagati dall’Istituto centrale per il sostentamento del clero (Icsc): si tratta di un organismo costituito dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) il cui compito è quello di gestire tutti gli stipendi di preti, parroci, cardinali, vescovi. L’istituto centrale per il sostentamento del clero assicura il giusto mantenimento ai sacerdoti, garantisce il supporto assistenziale e previdenziale e intrattiene i rapporti con le Amministrazioni italiane. Vediamo più nel dettaglio qual è il suo funzionamento.

Sacerdoti: come funziona il pagamento?

Vediamo come avviene il pagamento degli stipendi ai sacerdoti.

La Conferenza episcopale italiana è l’assemblea permanente dei vescovi italiani; adotta le decisioni più importanti riguardanti la chiesa e la vita del clero. La Cei regola anche la materia economica e stabilisce le soglie di reddito che ogni persona che ricopre un ruolo ecclesiastico deve percepire. Al raggiungimento di questa soglia contribuisce ogni entrata (altri lavori, incarichi speciali, ecc) [1].

L’erogazione degli stipendi viene gestita invece dall’Istituto centrale per il sostentamento del clero (Icsc), persona giuridica canonica pubblica, per sua natura perpetua, con sede in Roma.

L’Icsc ha le seguenti competenze:

  • eroga agli istituti diocesani e a quelli interdiocesani per il sostentamento del clero le risorse necessarie a consentire l’integrazione, fino al livello fissato dalla Conferenza Episcopale Italiana, delle remunerazioni dei sacerdoti che svolgono servizio in favore della diocesi;
  • svolge funzioni assistenziali e previdenziali integrative e autonome per il clero;
  • intrattiene rapporti con le Amministrazioni italiane in relazione alla propria attività e nell’interesse degli Istituti diocesani e interdiocesani per il sostentamento del clero.

Ogni diocesi ha come riferimento un istituto locale speciale per il sostentamento del clero, che fa capo a quello centrale di Roma.

I sacerdoti comunicano ogni anno al proprio Istituto per il sostentamento locale competente tutti questi redditi. Il reddito viene stabilito sulla base di una dichiarazione che il sacerdote fa compilando un modello da consegnare all’Istituto per il sostentamento, in cui dichiara le sue attività e la sua anzianità di servizio.

L’istituto locale trasmette questi redditi comunicati all’Istituto centrale per il sostentamento del clero che verifica la situazione reddituale del sacerdote e, se il suo reddito è sotto la soglia stabilita dalla Cei, integra il reddito.

L’Istituto centrale per il sostentamento del clero si basa anche su donazioni libere dei cittadini su una percentuale di otto per mille.

In pratica, una buona fetta dei proventi della Chiesa cattolica derivanti dall’otto per mille servono a finanziare le attività di questo istituto per il sostentamento del clero e, quindi, a pagare gli stipendi dei sacerdoti.

Sacerdoti: prendono la pensione?

I sacerdoti percepiscono uno stipendio; di conseguenza, quando il loro lavoro sarà terminato, prenderanno anche una pensione. Tutto questo significa che anche i preti versano i contributi previdenziali.

Nello specifico, preti e sacerdoti versano i loro contributi all’Istituto previdenziale dello Stato italiano. L’Inps gestisce un apposito fondo pensionistico: il fondo del clero, all’interno del quale confluiscono i contributi previdenziali trattenuti dagli stipendi dei preti e degli altri religiosi. È compito di questo fondo erogare le pensioni ai preti.

Sono soggetti all’obbligo di iscrizione al fondo tutti i sacerdoti secolari, nonché tutti i ministri di culto delle confessioni religiose diverse dalla cattolica, dal momento della loro ordinazione sacerdotale o dall’inizio del ministero di culto fino alla data di decorrenza della pensione di vecchiaia o di invalidità.

Anche gli ecclesiastici hanno la loro pensione sociale, il minimo percepito da chi si trova nella parte più bassa della piramide religiosa (ad esempio le suore): la soglia corrisposta si aggira intorno a poco meno di cinquecento euro.

note

[1]  Legge n. 222/1985 del 20.05.1985.

Autore immagine: Pixabay.com

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