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I disoccupati sono categorie protette?

12 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 febbraio 2018



Chi è in possesso dello stato di disoccupazione ha diritto a essere iscritto nelle categorie protette?

Per rientrare nelle categorie protette ed avere diritto a rientrare nella quota di riserva per le assunzioni è necessario essere in possesso dello stato di disoccupazione, ma non tutti i disoccupati sono categorie protette. Hanno diritto ad essere computati nelle quote di riserva, difatti, i lavoratori in possesso di una determinata percentuale d’invalidità o di determinate tipologie di handicap; sono soggetti a una particolare tutela anche gli orfani e coniugi superstiti dei lavoratori deceduti per causa di lavoro, guerra o servizio, o per l’aggravarsi dell’invalidità derivante da tali cause, i coniugi e figli di grandi invalidi di guerra, di servizio o di lavoro, i profughi italiani rimpatriati ed i familiari delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

I disabili, in particolare, hanno diritto alla riserva di una parte dei posti di lavoro nelle aziende che occupano almeno 15 dipendenti: dal 2018, infatti, non si applica più la norma [1] che prevedeva l’obbligo di assumere almeno un disabile a partire dalla sedicesima assunzione, così come cessa di applicarsi il regime transitorio [2], che fa decorrere quest’obbligo dopo 1 anno e 60 giorni dalla sedicesima assunzione. In pratica, chi supera i 14 dipendenti in organico ha 60 giorni di tempo per mettersi in regola ed assumere un disabile. I disabili da assumere sono due nel caso in cui l’azienda abbia dai 36 ai 50 dipendenti, e salgono al 7% dell’organico se l’azienda supera le 50 unità.

Gli appartenenti alle altre categorie svantaggiate, ossia alle categorie protette “in senso stretto”, non disabili, hanno diritto ad una quota di riserva sul numero di dipendenti dei datori di lavoro che occupano più di 50 dipendenti, pari a un punto percentuale. La quota, nel dettaglio, è pari ad 1 unità per i datori di lavoro che occupano da 51 a 150 dipendenti

Sia i disabili, sia gli altri lavoratori appartenenti alle categorie protette, però, per aver diritto alla propria quota di riserva e beneficiare del collocamento obbligatorio devono essere disoccupati.

Chi appartiene alle categorie protette?

I soggetti destinatari delle norme sul collocamento obbligatorio sono:

  • le persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali ed i portatori di handicap intellettivo, in possesso di riduzione della capacità lavorativa (invalidità) superiore al 45%;
  • gli invalidi del lavoro, con un grado di invalidità, accertato dall’Inail, superiore al 33%;
  • i ciechi assoluti o le persone con un residuo visivo non superiore a 1/10 a entrambi gli occhi;
  • i sordomuti, cioè le persone colpite da sordità sin dalla nascita o prima dell’apprendimento della parola;
  • le persone che percepiscono l’assegno di invalidità civile, per accertamento da parte dell’Inps di una riduzione permanente a meno di 1/3 della capacità lavorativa;
  • gli invalidi di guerra, gli invalidi civili di guerra e gli invalidi per servizio con minorazioni ascritte dalla 1° all’8° categoria.

Rientrano tra le categorie protette e sono soggette a una particolare tutela anche le seguenti categorie:

  • orfani e coniugi superstiti dei lavoratori deceduti per causa di lavoro, guerra o servizio, o per l’aggravarsi dell’invalidità derivante da tali cause;
  • coniugi e figli di grandi invalidi di guerra, di servizio o di lavoro;
  • profughi italiani rimpatriati;
  • familiari delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

Per poter beneficiare dei vantaggi offerti dal collocamento obbligatorio, è necessario che il lavoratore rientrante nelle categorie protette si iscriva nell’apposito elenco, tenuto dagli uffici competenti. Per l’iscrizione nell’elenco è necessario lo stato di disoccupazione.

Come funzionano le quote di riserva?

I datori di lavoro, sia pubblici che privati, sono tenuti ad avere alle loro dipendenze i lavoratori disabili nella seguente misura:

  • se occupano oltre 50 dipendenti, la quota di riserva deve essere pari al 7% dei lavoratori occupati;
  • e occupano da 36 a 50 dipendenti, la quota è pari a 2 lavoratori;
  • da 15 a 35 dipendenti, è sufficiente un lavoratore.

Per i lavoratori tutelati non disabili appartenenti alle categorie protette, invece, è riservata una quota pari all’1%, nelle aziende che occupano oltre 50 dipendenti; se la dita ha sino a 150 dipendenti, è sufficiente l’assunzione di un lavoratore.

Come funziona l’assunzione per le categorie protette?

L’assunzione dei disoccupati appartenenti alle categorie protette disabili può avvenire:

  • tramite richiesta nominativa: in questo caso il datore di lavoro può assumere la persona disabile che ritiene più adatta al posto, indipendentemente dalla posizione in graduatoria;
  • tramite richiesta numerica: si tratta di una modalità di assunzione residuale, applicata quando l’azienda, entro 60 giorni dal sorgere dell’obbligo di assunzione, non abbia inserito nessun soggetto disabile; l’avvio al lavoro, in questo caso, avviene d’ufficio, secondo la graduatoria;
  • tramite convenzione: si tratta di un accordo tra l’azienda e gli uffici competenti, avente ad oggetto uno specifico programma.

Per i lavoratori disoccupati appartenenti alle categorie protette non disabili, invece, le aziende non possono ricorrere né a convenzioni né a richieste di esonero, ma possono solo domandare agli uffici competenti un’apposita ricerca di preselezione.

Come ci si iscrive alle categorie protette?

Per poter risultare iscritto nelle categorie protette, o liste di collocamento mirato, ossia nell’elenco della Legge 68 [1], non basta che il lavoratore appartenga ad una categoria protetta, ma deve risultare in stato di disoccupazione o in situazioni lavorative compatibili con il mantenimento di questo stato. Nel dettaglio, si mantiene lo stato di disoccupazione necessario all’iscrizione nella graduatoria se:

  • si è occupati con rapporto di lavoro subordinato di durata fino a 6 mesi (in questo caso lo stato di disoccupazione viene sospeso);
  • il lavoro svolto, subordinato o parasubordinato (cococo), produce un reddito inferiore ad 8mila euro lordi su base annua;
  • il lavoro svolto produce un reddito inferiore a 4.800 euro lordi su base annua, se autonomo;
  • il lavoro è svolto, a prescindere dai limiti di reddito, per attività lavorative nell’ambito di particolari progetti.

Se non viene svolto alcun lavoro dipendente la persona disabile iscritta nell’elenco della Legge 68 deve presentarsi spontaneamente al centro per l’impiego, almeno una volta all’anno, per riconfermare (sottoscrivendo un apposito modulo) la propria immediata disponibilità al lavoro (si tratta della cosiddetta conferma Did).

In caso di mancata conferma, la persona perde lo stato di disoccupazione e viene cancellato dagli elenchi della Legge 68.

Inclusione nella quota di riserva

Le aziende, in ogni caso, possono contare nella quota di riserva i lavoratori:

  • che diventano disabili successivamente all’assunzione;
  • che, nonostante siano già disabili al momento dell’assunzione, non siano stati avviati attraverso il collocamento obbligatorio; in questo caso devono possedere una riduzione della capacità lavorativa:
    • superiore al 60%;
    • superiore al 45% se disabili psichici;
    • superiore al 33% se invalidi del lavoro.

Per poter considerare il disabile all’interno della quota di riserva, è sufficiente che l’azienda presenti un’apposita richiesta d’inserimento di persona con disabilità nella quota d’obbligo.

Incentivi per l’assunzione dei disabili

Assumere lavoratori disabili, ad ogni modo, è conveniente anche per le aziende che non sono obbligate a farlo. L’Inps, difatti, riconosce degli incentivi che possono arrivare a coprire la totalità dei costi del lavoratore. Per saperne di più, potete vedere la nostra Guida al bonus disabili, in quanto il bonus è stato confermato anche per il 2018.

note

[1] Art.3, Co.2, L. 68/1999.

[2] Art.2, Co.2, Dpr 333/2000.

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