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Come funziona esame da avvocato

12 febbraio 2018 | Autore:


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La professione di avvocato è uno degli sbocchi naturali della laurea in giurisprudenza, e l’esame di abilitazione cambierà a partire da questo 2018: come funziona?

Nonostante le statistiche dicano che il numero degli avvocati in Italia sia elevatissimo, i clienti scarseggino, la competizione sia feroce e i cittadini non siano spesso, ormai, nelle condizioni economiche adatte a far fronte ai costi di una causa, ogni anno l’esame di abilitazione alla professione di avvocato vanta un numero di candidati impressionante. Nel nostro paese, alla fine del 2015, risultavano iscritti ai vari consigli dell’ordine 237.132 avvocati: trent’anni prima erano soltanto 48.327. Nonostante questi numeri notevoli, le ricerche che individuano redditi sempre più bassi in un mercato obiettivamente saturo, la professione forense resta molto ambita dai giovani laureati, a prescindere dal fatto che per potersi abilitare il percorso è abbastanza lungo, e i numeri dell’esame di abilitazione non sono sempre incoraggianti per quanto riguarda il superamento delle prove. Da questo 2018 poi la disciplina dell’esame di abilitazione cambierà, introducendo un differente sistema. Vediamo quindi come funziona l’esame per diventare avvocato, quale percorso comporta e quali prove sono previste per l’abilitazione forense.

Accesso all’esame da avvocato: laurea e pratica forense

L’esame di abilitazione da avvocato può essere sostenuto al termine di un percorso universitario conclusosi con una laurea magistrale in giurisprudenza, che nell’attuale sistema universitario è di durata quinquennale, e dopo aver concluso il periodo di pratica forense. La pratica forense consiste nell’affiancare un avvocato, con almeno cinque anni di iscrizione all’albo degli avvocati, per diciotto mesi (prima la pratica aveva durata biennale). Durante questo periodo il praticante assisterà alle udienze e imparerà sul campo la professione, redigendo atti e svolgendo tutte le attività che, in concreto, la professione di avvocato comporta.

Ricordiamo ad ogni modo che quando si fa riferimento allo svolgimento della pratica forense presso uno studio legale bisogna considerare anche che è possibile optare per lo svolgimento del periodo di pratica presso l’avvocatura dello stato, o istituti previdenziali come l’Inps, che mettono a disposizione ciclicamente posti per i praticanti che abbiano interesse ad approfondire le attività svolte presso gli uffici dell’avvocatura e degli enti previdenziali.

Accesso all’esame da avvocato: tirocinio e scuola per le professioni legali

Nonostante lo svolgimento della pratica forense presso uno studio legale sia la scelta maggiormente seguita dai giovani giuristi, in realtà non è l’unica soluzione possibile. Da un punto di vista pratico è sicuramente l’opzione più utile sotto il profilo professionale, in quanto per imparare un mestiere, come in qualsiasi settore d’altronde, la possibilità di apprenderlo confrontandosi direttamente e di persona con la professione stessa è il metodo migliore. Tuttavia, a seconda delle singole esigenze e delle necessità che ogni persona può incontrare o avere, le scelte possono essere diverse, e magari il tempo che si può dedicrae allo svolgimento della professione non è elevatissimo (si pensi a chi ha già un altro lavoro, o deve averne uno che sia retribuito dovendo far fronte a spese perchè ha una famiglia da mantenere). Ci sono quindi strumenti alternativi, essendo possibile infatti iniziare a svolgere la pratica sia durante il periodo universitario (sei mesi, durante l’ultimo anno) che svolgendo un tirocinio presso un ufficio giudiziario, o ancora ottenendo una riduzione del tempo necessario allo svolgimento, nel caso però in cui si sia frequentata la scuola di specializzazione per le professioni legali. Chi ha avuto accesso alla scuola di specializzazione per le professioni legali, infatti, che ha durata biennale, è a numero chiuso e comporta il superamento di un esame finale, può ridurre lo svolgimento della pratica forense ad un solo anno.

Esame da avvocato: prove scritte

Le prove scritte dell’esame di abilitazione da avvocato si svolgono in un’unica sessione annuale, verso la metà di dicembre. Tre giornate consecutive, durante le quali gli aspiranti avvocati devono redigere un parere in materia di diritto civile (a scelta fra due tracce), un parere in materia di diritto penale (sempre fra due tracce disponibili) e un atto giudiziario, che il candidato può scegliere fra le materie di diritto civile, diritto penale o diritto amministrativo. Fino alla scorsa sessione di esami, quella del 2017, lo svolgimento delle prove era previsto per una durata di sette ore ciascuna, e poteva sostenersi con l’ausilio di codici commentati con la giurisprudenza. Dalla prossima sessione del 2018, salvo modifiche o slittamenti dell’ultimo momento, le prove rimarranno delle stesse tipologie (pareri in civile e penale, e un atto a scelta fra civile, penale e amminsitrativo) però la durata delle prove verrà ridotta da sette ore per ogni prova a sei ore. La novità più rilevante, inoltre, che influirà in modo notevole sulla preparazione all’esame di avvocato, sarà la possibilità di svolgere l’esame avvalendosi solo di codici non commentati con la giurisprudenza, sostanzialmente come avviene per il concorso in magistratura. Anche le prove orali dell’esame saranno differenti per quanto riguarda le materie da preparare.

Esame da avvocato: prove orali

Superare gli scritti dell’esame da avvocato comporta poi dover affrontare la prova orale, a partire dal luglio dell’anno successivo al sostenimento delle prove scritte. Una volta pubblicati gli esiti, i candidati ammessi dovranno sostenere un colloquio vertente sulle seguenti materie, per quanto riguarda la sessione che inizierà il prossimo dicembre 2018:

  • diritto civile;
  • diritto processuale civile;
  • diritto penale;
  • diritto processuale penale;
  • deontologia.

Queste cinque materie sono obbligatorie per tutti, e a queste dovranno aggiungersi ulteriori due materie, a scelta del candidato, fra le seguenti:

  • diritto costituzionale;
  • diritto amministrativo;
  • diritto del lavoro;
  • diritto commerciale;
  • diritto comunitario ed internazionale privato;
  • diritto tributario;
  • diritto ecclesiastico;
  • ordinamento giudiziario e penitenziario.

La disciplina precedente, in vigore fino alla sessione del 2017 e ancora quindi in corso per i prossimi orali, prevedeva cinque materie obbligatorie, di cui una sola procedurale a scelta del candidato, oltre a deontologia (obbligatoria), per un totale di sei materie. Era possibile scegliere fra: diritto civile, diritto commerciale, diritto costituzionale, diritto penale, diritto amministrativo, diritto tributario, diritto processuale civile, diritto processuale penale, diritto del lavoro, diritto ecclesiastico, diritto internazionale privato e diritto comunitario.

note

Autore immagine: Pixabay.


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