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Accertamento tecnico preventivo invalidità e accompagnamento

Pubblicato il 27 marzo 2018

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> Pubblicato il 27 marzo 2018

Come contestare il verbale dell’Inps e ottenere gli assegni di invalidità civile e accompagnamento.

Contro i provvedimenti dell’Inps che neghino il riconoscimento dell’invalidità civile, della cecità, della sordità e, in generale, degli handicap e disabilità, oppure contro i verbali della commissione medica che, pur accertando l’invalidità, non riconoscano l’indennità di accompagnamento, è possibile presentare ricorso al giudice. Prima di instaurare una vera e propria causa, tuttavia, bisogna ricorrere ad un particolare strumento processuale: il cosiddetto accertamento tecnico preventivo [1], con il quale è possibile ottenere che, tramite la visita medica di un consulente tecnico nominato dal giudice, siano accertati i presupposti dell’invalidità e il diritto alle prestazioni assistenziali.

L’espletamento dell’accertamento tecnico preventivo è obbligatorio, in quanto condizione di procedibilità prevista dalla legge ai fini del riconoscimento in giudizio dei diritti in materia di invalidità. Vediamo come funziona il ricorso contro il diniego invalidità civile e accompagnamento.

Accertamento tecnico preventivo invalidità e accompagnamento

L’interessato, per il riconoscimento dei propri diritti in materia di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, nonché di pensione di inabilità e di assegno di invalidità, deve depositare in Tribunale, tramite un avvocato, un’istanza di accertamento tecnico per la verifica preventiva delle condizioni sanitarie legittimanti la pretesa che intende far valere davanti al giudice.

L’istanza di accertamento tecnico preventivo rappresenta atto interruttivo della prescrizione e vale anche ai fini del rispetto dei termini decadenziali previsti dalle disposizioni vigenti.

Il Tribunale competente per il deposito dell’istanza di accertamento tecnico preventivo è quello nel cui circondario risiede il soggetto interessato (Tribunale, sezione Lavoro).

Se non viene presentato accertamento tecnico preventivo: che succede

Nelle cause in materia di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, nonché di pensione di inabilità e di assegno di invalidità, l’accertamento tecnico preventivo è obbligatorio.

Qualora l’interessato instauri la causa ordinaria per il riconoscimento dei propri diritti senza aver preventivamente promosso l’accertamento o senza averne atteso la conclusione, il giudice rileva d’ufficio il vizio e assegna alle parti il termine di 15 giorni per la presentazione dell’istanza di accertamento tecnico o per il completamento dello stesso.

Accertamento tecnico preventivo: come si svolge

A seguito della presentazione dell’istanza di accertamento tecnico obbligatorio preventivo, il giudice fissa l’udienza per la comparizione delle parti e dispone la notifica all’Inps del ricorso insieme al decreto di fissazione dell’udienza.

L’Inps si costituisce in giudizio a mezzo di memoria redatta e sottoscritta dai funzionari amministrativi cui è affidata la rappresentanza e la difesa legale nei procedimenti di invalidità civile nella sola fase di accertamento preventivo del requisito sanitario.

E’ di competenza degli avvocati dell’ufficio legale della Direzione territoriale la difesa dell’Istituto nei giudizi relativi all’invalidità pensionabile e nei giudizi di merito relativi all’invalidità civile.

Udienza e nomina del Ctu

Il Giudice, all’udienza di comparizione, nomina il medico consulente tecnico d’ufficio (Ctu), conferendogli l’incarico di espletare la visita medica sul ricorrente. Alle operazioni peritali partecipa di diritto il medico legale dell’Inps.

Il consulente tecnico d’ufficio, una volta effettuata la visita, trasmette la bozza di relazione alle parti costituite, nel termine stabilito dal giudice con ordinanza. Con la medesima ordinanza il giudice fissa il termine entro il quale le parti devono trasmettere al consulente le proprie osservazioni sulla bozza di relazione e il termine, anteriore alla successiva udienza, entro il quale il consulente deve depositare in cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse.

Accertamento tecnico preventivo: contestazioni alla Ctu e giudizio di merito

Il Giudice, terminate le operazioni peritali, con decreto comunicato alle parti, fissa un termine perentorio non superiore a 30 giorni, entro il quale le stesse devono dichiarare, con atto scritto depositato in cancelleria, se intendono contestare le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio.

In caso di contestazione, la parte che ha depositato dichiarazione di dissenso rispetto all’accertamento del Ctu, deve depositare, entro il termine perentorio di 30 giorni dal deposito della citata dichiarazione, il ricorso introduttivo del giudizio di merito (la causa vera e propria), specificando, a pena di inammissibilità, i motivi della contestazione.

La sentenza che definisce il giudizio di merito è inappellabile.

Accertamento tecnico preventivo: omologa

In assenza di contestazioni il giudice, salvo che non ritenga di procedere alla rinnovazione della perizia, con decreto pronunciato fuori udienza entro 30 giorni dalla scadenza del termine previsto per il deposito dell’eventuale dichiarazione di dissenso, omologa l’accertamento sanitario secondo le risultanze probatorie indicate nella relazione del Ctu e provvede sulle spese.

Il decreto, non impugnabile né modificabile, è notificato agli enti competenti che, in caso di accertamento sanitario favorevole all’interessato, e a seguito della verifica della sussistenza degli ulteriori requisiti previsti dalla normativa vigente, devono provvedere al pagamento delle prestazioni (assegni di invalidità) entro 120 giorni dalla notifica.

note

[1] Art. 445-bis, cod. proc. civ.


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