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Cosa può fare la Guardia di Finanza durante una verifica

12 febbraio 2018


Cosa può fare la Guardia di Finanza durante una verifica

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 febbraio 2018



Nel corso di una verifica fiscale, quali sono i poteri della Guardia di Finanza. L’apertura di email, borse, armadi, borse e cassetti chiusi a chiave.

La Guardia di Finanza che esegue una verifica fiscale può presentarsi sul luogo di lavoro del contribuente “senza appuntamento”. Le indagini possono essere estese nella relativa abitazione – previa autorizzazione del Procuratore della Repubblica – solo in presenza di gravi indizi di violazioni tributarie, indizi che devono portare al sospetto che, all’interno del domicilio del contribuente, potrebbero esservi ulteriori prove di evasione fiscale. Nel caso però in cui le ispezioni si limitino in azienda, in ufficio o all’interno dello studio del professionista, fin dove possono estendersi i poteri della Finanza? Quali documenti può chiedere e, soprattutto, può esigere l’apertura di casseforti, email, armadi, ma anche di borse, cassetti e altri archivi? In altri termini cosa può fare la Guardia di Finanza durante una verifica? La questione ha ricevuto una risposta nel corso dell’ultimo Telefisco, organizzato da Il Sole 24 Ore. Ecco qual è stata la soluzione fornita dalle stesse Fiamme gialle.

Quando arriva la Guardia di Finanza

Chi ha letto l’approfondimento Ispezione della Guardia di Finanza: cosa fare? saprà già che uno dei metodi con cui può essere effettuata la verifica fiscale dell’Agenzia delle Entrate – un’indagine cioè rivolta alla ricerca di eventuali evasioni e/o reati di carattere tributario, alla quantificazione della capacità contributiva del contribuente, ad acquisire qualsiasi altra notizia utile per l’accertamento della base imponibile – può essere svolta anche tramite accesso della Guardia di Finanza. La Finanza può bussare in qualsiasi momento della giornata, ma pur sempre durante l’orario di ordinario esercizio delle attività. In ogni caso, l’accesso deve mirare a preservare la dignità del contribuente in caso di presenza di ulteriori persone (clienti, colleghi, ecc.).

La finanza, nei limiti del possibile, si presenta nelle sedi dei contribuenti in borghese, questo proprio al fine di non arrecare pregiudizio alle relazioni commerciali e professionali del soggetto ispezionato.

Il “mandato” della Guardia di Finanza

Vediamo ora cosa può fare la Guardia di Finanza durante una verifica. La Finanza deve sempre essere munita di un ordine di accesso che va rilasciato e firmato dal funzionario dirigente dell’ufficio o dal comandante del reparto della GdF. Il contribuente può chiedere che tale ordine di accesso gli sia esibito. Affinché sia valido, l’ordine di accesso deve indicare:

  • quali funzionari/militari sono autorizzati ad eseguire l’accesso;
  • presso quali locali, in quale giorno ed in quali orari deve avvenire l’ispezione;
  • che tipo di controllo deve essere svolto.

La presenza del contribuente e la durata dei controlli

Se il contribuente non è momentaneamente presente, le indagini possono ugualmente proseguire solo se si tratta di un’azienda o della sede di una società. Non così invece nel caso di studi professionali o luoghi ove si esercita un’arte, nei quali, in assenza del titolare, i verificatori dovranno concordare un altro momento per l’accesso. Accesso che, in ogni caso, può durare al massimo 30 giorni (15 giorni per le imprese in contabilità semplificata e i professionisti).

È possibile l’apertura di armadi, casseforti e borse? 

Un’altra delicata questione che si può verificare nel corso di una verifica della Guardia di Finanza riguarda le modalità di apertura di borse, armadi e mobili, casseforti, ripostigli chiusi a chiave.

La legge [1] stabilisce che, per tali tipi di accessi, è necessaria l’autorizzazione del pubblico ministero presso il Tribunale territorialmente competente. Sembra però che l’autorizzazione sia obbligatoria solo se c’è il dissenso del contribuente all’apertura di tali luoghi o oggetti. Di conseguenza – chiarisce la Guarda di finanza – quando durante le operazioni di accesso si presenti la necessità di aprire cassetti o armadi chiusi a chiave, borse o casseforti sigillate senza che il contribuente vi presti il consenso, i verificatori dovranno assumere contatti tempestivi con l’Autorità giudiziaria, adottando misure conservative intanto che si aspetta il provvedimento autorizzatorio.

In caso contrario, invece, quando cioè vi è il consenso dell’interessato, si potrà procedere all’apertura dei ripostigli, cassetti e borse senza bisogno di previo “mandato”.

Il dubbio si può porre quando la Guardia di Finanza procede autonomamente all’apertura di mobili, cassetti e così via senza chiedere alcun consenso all’interessato il quale però, pur essendo presente, non si oppone. Ci si è chiesti se tale comportamento possa costituire una apertura in modo coattivo – e, come tale, illegittima in assenza di autorizzazione del magistrato – o se, invece, possa ritenersi valida stante il mancato dissenso esplicito del contribuente. Secondo quanto chiarito dalle Fiamme Gialle in una circolare di inizio anno [2], è ugualmente necessaria l’autorizzazione del Pm. In assenza della stessa, pertanto, la documentazione reperita non non potrebbe essere utilizzata.

In passato tali aspetti sono stati già affrontati dalla Cassazione [3] e l’orientamento della Corte viene condiviso dalla Guarda di finanza; nella richiamata circolare, le fiamme gialle hanno ricalcato il fatto che, nel caso in cui occorra esaminare pieghi sigillati, borse, casseforti, mobili e ripostigli, l’autorizzazione del Pm è richiesta solo nel caso di «apertura coattiva» e non anche nei casi in cui l’attività di ricerca si svolga con la collaborazione del contribuente o quando cassetti e armadi non sono chiusi a chiave. Tale collaborazione, però, si deve evincere in modo chiaro ed esplicito: richiede cioè un comportamento attivo dell’interessato. Di conseguenza l’assenso non può desumersi dalla mancata contestazione in caso di apertura coattiva di cassetti, armadi e ripostigli (se chiusi). Risultato: se il contribuente dovesse stare zitto innanzi all’esercizio di poteri di coazione da parte dei verificatori potrebbe successivamente contestare le operazioni innanzi al giudice perché avvenute in assenza di un suo esplicito consenso.

È possibile l’apertura di email? 

Stesse regole valgono per l’apertura delle email, ma solo di quelle che non sono già state aperte dal contribuente. Dunque anche in questo caso bisognerà distinguere due casi:

  • email non ancora lette dal destinatario: vivendo il segreto professionale, il contribuente può opporsi alla loro apertura  da parte della GdF la quale, per poter procedere, dovrà munirsi dell’autorizzazione del Pm. Se invece c’è il consenso esplicito del contribuente, il controllo potrà avvenire senza bisogno di mandati;
  • email già lette dal destinatario: sono direttamente acquisibili dai verificatori senza bisogno di autorizzazioni.

 

note

[1] Art. 52, comma 3, del Dpr 633/1972.

[2] Gdf circolare 1/2018.

[3] Cass. sent. n. 3204/2015.

Autore immagine: Pixabay.com


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