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Lo sai che? Cartella Riscossione Sicilia: si prescrive sempre in 5 anni

Lo sai che? Pubblicato il 12 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 febbraio 2018

La cartella di pagamento si prescrive in cinque anni anche quando ha ad oggetto Irpef e Iva.

Riscossione Sicilia S.p.a., agente della riscossione per la Regione Sicilia, non può riscuotere imposte e tasse se sono decorsi più di cinque anni dalla notifica delle cartelle esattoriali. La cartella, se non seguita da atti interruttivi della prescrizione (avvisi di mora, intimazioni di pagamento, preavvisi di fermo amministrativo ecc.) si prescrive nel termine breve quinquennale, anche quando non è stata mai impugnata.

È quanto disposto da una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Agrigento [1], richiamando i principi validi per qualsiasi agente della riscossione, pubblico (come Agenzia delle Entrate – Riscossione e Riscossione Sicilia S.p.a.) o privato.

Prescrizione breve cartelle non opposte

I giudici hanno precisato che, se da un lato è vero che l’ingiunzione fiscale costituisce atto amministrativo, cumulativo in sé delle caratteristiche proprie del titolo esecutivo e del precetto, dall’altro deve però escludersi che tale atto, in assenza di una pronuncia giurisdizionale, possa acquisire efficacia di “giudicato”, cioè divenire definitiva al pari di una sentenza non appellata.

Da ciò consegue, logicamente, l’inapplicabilità della norma del codice civile secondo la quale i diritti per i quali la legge stabilisce una prescrizione più breve di dieci anni, quando riguardo ad essi è intervenuta sentenza di condanna passata in giudicato, si prescrivono con il decorso di dieci anni.

La trasformazione da prescrizione quinquennale in decennale si perfeziona soltanto con l’intervento del “titolo giudiziale divenuto definitivo” (sentenza o decreto ingiuntivo), mentre la cartella esattoriale, l’avviso di addebito dell’Inps e l’avviso di accertamento dell’Amministrazione Finanziaria costituiscono, per propria natura incontrovertibile, «semplici atti amministrativi di autoformazione» e pertanto sono privi dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato.

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite [2] ha avuto modo di precisare l’inapplicabilità della prescrizione decennale all’ingiunzione fiscale per assenza di giudicato, statuendo che la mancata impugnazione di un atto impositivo nonché di un atto della riscossione, non permette la conversione del termine di prescrizione breve in quello ordinario decennale.

Da questa premessa discende che un atto amministrativo (cartella di pagamento) non confermato da sentenza definitiva di condanna necessariamente soggiace agli ordinari termini di decadenza e prescrizione propri del credito che ha ad oggetto.

Tutte le imposte si prescrivono in cinque anni

Secondo la pronuncia in commento, alle imposte erariali (come Iva ed Irpef) non si può applicare estensivamente la norma in base alla quale la prescrizione decennale opera qualora la legge non disponga diversamente. Esiste infatti la norma che, derogando alla regola generale della prescrizione decennale, sottopone a prescrizione quinquennale “tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi”.

Pertanto le obbligazioni tributarie (a prescindere dalla tipologia d’imposta) hanno fisiologicamente insita la caratteristica della “periodicità” e devono quindi essere ricondotte alla prescrizione quinquennale [3].

La presente tesi è avvalorata anche dalla norma che impone al concessionario l’obbligo di conservare copia delle cartelle e delle relate di notifica per almeno cinque anni (e non dieci).

Che fare se la cartella è prescritta

La prescrizione deve essere dichiarata dal giudice a seguito di apposito ricorso. Gli atti impositivi già notificati più di cinque anni fa al contribuente e ormai prescritti non possono essere impugnati autonomamente ma può essere impugnato l’eventuale atto successivo (per esempio intimazione di pagamento o atto esecutivo) che abbia ad oggetto le cartelle o gli avvisi prescritti.

Qualora le cartelle non siano mai state validamente notificate al contribuente, questi può impugnare l’estratto di ruolo, cioè il documento rilasciato, su richiesta, dall’agente della riscossione, e contenente i dati relativi alle cartelle.

note

[1] CTP Agrigento, sent. n. 191 del 7.02.2018.

[2] Cass. Sez. Unite, sent. n. 23397 del 17.11.2016.

[3] CTP Reggio Calabria, sent. del 16.04.2014.


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