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Lo sai che? Auto con targa estera: quando può circolare?

Lo sai che? Pubblicato il 13 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 febbraio 2018

Per non pagare il bollo auto in Italia l’auto può avere la targa straniera; ma le multe e gli accertamenti su strada dimostrano la data di importazione in via presuntiva.

Ti sei mai chiesto perché tante auto con targa estera? Non è aumentato il turismo, né fuori dall’Italia si trovano così tante occasioni nell’acquisto di veicoli. La verità è che avere un’auto con targa straniera ha dei vantaggi. Il primo è che è molto difficile subire multe, compresi tutor e autovelox. La seconda è che non si è tenuti a pagare il costoso bollo auto. Il terzo è che non c’è l’obbligo di una assicurazione italiana i cui premi, come ben sappiamo, sono molto elevati; per le auto immatricolate in alcuni Stati, l’obbligo assicurativo si presume già assolto [1], mentre per altri [2] è necessaria la Carta Verde. In più avere un’auto con targa estera consente di sfuggire al redditometro. Proprio per evitare questi abusi, la legge ha stabilito un termine massimo entro cui, un’auto con targa estera può circolare. La modifica è stata inserita di recente nel codice della strada [3] anche se, come vedremo, non è facile far rispettare la norma e, anzi, è ben possibile che un automobilista con la targa straniera continui a utilizzarla sul territorio italiano ben oltre i termini indicati dalla norma. Sul punto sono intervenute già le prime sentenze che val la pena di citare. Ma procediamo con ordine e vediamo quando può circolare un’auto con targa estera.

Quanto tempo può circolare in Italia un’auto con targa estera?

Il Codice della strada consente di circolare in Italia con targa estera solo per un anno. Le auto con targhe straniere potranno quindi non pagare il bollo auto per la durata massima di 12 mesi, in base al certificato di immatricolazione dello Stato di origine.

Proprio per evitare i numerosi casi di evasione dal pagamento del bollo auto o la difficoltà a notificare le contravvenzioni rintracciando il relativo proprietario (circostanza che spesso portava le amministrazioni a notificare i verbali quando oramai erano scaduti i termini) è ora necessario provvedere alla re-immatricolazione in Italia dei veicoli stranieri entro un anno.

L’applicazione di questa norma è però difficoltosa per quanto riguarda le auto immatricolate in un Paese dell’Unione Europea. Se, infatti, per quelle con targa “extracomunitaria” è ben possibile accertare la durata di permanenza in Italia facendo riferimento al visto di ingresso apposto sul documento di circolazione, per quelle invece immatricolate in uno degli Stati Membri dell’UE non esiste questa possibilità, non essendoci più controlli alle frontiere e non essendo prescritte formalità doganali per i veicoli comunitari. Risultato: è impossibile determinare con certezza la data d’ingresso in Italia. Questo significa che un’auto con targa estera può circolare liberamente anche per più di un anno senza che sia possibile scoprirlo.

Quali sanzioni se si circola in Italia con targa estera per più di un anno?

Il codice della strada impone al conducente di conservare in auto tutta la documentazione dalla quale possa evincersi, in caso di controllo, le ragioni della detenzione e della circolazione. Il che significa dar prova della data di ingresso dell’auto. In caso contrario scatta una sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 84 a euro 335. Alla violazione consegue il ritiro della carta di circolazione del veicolo per trenta giorni. Dell’avvenuto ritiro viene data informazione allo Stato di emissione, e la carta di circolazione è restituita solo all’esito favorevole delle opportune verifiche, oppure decorso tale periodo senza che siano stati adottati ulteriori provvedimenti sanzionatori, cautelari o inibitori, compreso, ove possibile, l’obbligo di reimmatricolazione in Italia. Durante il periodo in cui la carta di circolazione è ritirata la circolazione è consentita attraverso un’apposita menzione da apporre sul verbale di contestazione.

In pratica, superato l’anno dall’ingresso, nel caso in cui un’auto con targa straniera fosse fermata per un controllo di polizia, il proprietario subirà il fermo del veicolo fino alla regolarizzazione delle procedure burocratiche.

Come stabilire la data di ingresso dell’auto con targa estera?

Di norma, se il proprietario è uno straniero che stabilisce la sua residenza in Italia, è facile ricostruire la data di ingresso: infatti si presume che l’importazione dell’auto sia avvenuta contemporaneamente al trasferimento della residenza [4]. C’è quindi una data certa da cui far decorrere il termine dell’anno per la re-immatricolazione in Italia. Ma a volte gli stranieri non stabiliscono la residenza in Italia, anche se vivono. E soprattutto il fenomeno riguarda principalmente gli italiani che hanno residenza nel nostro Paese e che chiedono una targa estera solo per evitare le multe, l’assicurazione e il bollo. In molti casi, ad esempio, il veicolo è intestato a società con sede in Paesi con regimi fiscali più favorevoli per quanto riguarda il bollo auto (Bulgaria, Germania, Romania e Spagna). Sul web è possibile trovare offerte di questo tipo, anche se spesso – evidentemente per non attirare l’attenzione delle autorità – sono celate tra i tanti servizi di tipo automobilistico offerti da alcuni siti.

La data di ingresso può essere ricostruita se il titolare subisce controlli su strada da parte della polizia o delle multe seriali (si pensi all’ingresso quotidiano in zone a traffico limitato, documentato dagli apparecchi di rilevazione degli accessi). In tal caso si presume che, già in quel momento, il mezzo era stato importato. Spetta poi al conducente dimostrare che eventualmente il mezzo è stato “rimpatriato”. È questo l’importante chiarimento del giudice di Pace di Modena [5].

Non basta all’automobilista, per difendersi dalla multa, dichiarare di aver portato l’auto in Italia solo per effettuare la revisione obbligatoria: occorre invece che la permanenza all’estero sia stata “significativa”, perlomeno in casi in cui risulta che il guidatore straniero risiede in Italia e ha una delega a condurre il veicolo firmata dal proprietario residente all’estero. Il giudice ha presunto che la circolazione in Italia sia iniziata il giorno del primo controllo di polizia incontrato dal veicolo e che sia continuata.

Insomma, circolare con un’auto a targa estera per più di un’anno è un’evasione fiscale e i furbetti che superano tale periodo possono essere stanati con la presunzione basata su eventuali precedenti controlli della polizia o infrazioni stradali.

note

[1] Albania, Bielorussia, Bosnia Erzegovina, Iran, Israele, Macedonia, Marocco, Moldavia, Russia, Montenegro, Tunisia, Turchia, Ucraina.

[2] Andorra, Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania,  Gran Bretagna (si è ora in attesa degli effetti del Brexit sulla normativa auto), Grecia, Irlanda, Islanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera e Ungheria.

[3] Art. 132 bis cod. strada

[4] Dipartimento Pubblica sicurezza, nota 300/A/1/27794/111/56, del 24 ottobre 2007

[5] Gdp Modena, sent. n. 32/2017 del 20.12.2017.

Art. 132-bis Codice della strada

Controlli e adempimenti relativi ai veicoli immatricolati in uno Stato appartenente all’Unione europea o allo Spazio economico europeo.

1. Fermo restando il disposto dell’articolo 132, chiunque, residente anagraficamente in Italia, vi circola alla guida di veicoli immatricolati, in via provvisoria o definitiva, in uno Stato appartenente all’Unione europea o allo Spazio economico europeo deve essere in grado di documentarne le regolari detenzione e circolazione, affinché esse non integrino l’elusione delle disposizioni amministrative e tributarie italiane, in particolare in caso di veicolo proveniente da una precedente immatricolazione in Italia.

2. Qualora manchi una documentazione idonea ai fini del comma 1, si applica al conducente la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 84 a euro 335. Alla violazione consegue il ritiro della carta di circolazione del veicolo per trenta giorni. Dell’avvenuto ritiro viene data informazione allo Stato di emissione, e la carta di circolazione è restituita solo all’esito favorevole delle opportune verifiche, oppure decorso tale periodo senza che siano stati adottati ulteriori provvedimenti sanzionatori, cautelari o inibitori, compreso, ove possibile, l’obbligo di reimmatricolazione in Italia. Durante il periodo in cui la carta di circolazione è ritirata la circolazione è consentita attraverso un’apposita menzione da apporre sul verbale di contestazione.

3. Nel caso di veicoli di proprietà di imprese estere di leasing o di locazione senza conducente in disponibilità a persona fisica residente anagraficamente in Italia, o a persona giuridica, anche di diritto estero, con una sede legale o secondaria o di altro genere in Italia, per un periodo superiore a trenta giorni, circolanti nel territorio nazionale, è prescritta la reimmatricolazione con targa italiana, attraverso la domiciliazione di cui all’articolo 134, entro sessanta giorni dall’acquisizione in disponibilità. In mancanza si applica al conducente e all’utilizzatore, separatamente e in solido tra di loro, la sanzione di cui al comma 2 e la carta di circolazione è ritirata e inviata all’ufficio del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici competente per il luogo del ritiro per l’effettuazione dell’adempimento omesso. Anche in tale caso è data notizia del ritiro, nonché della reimmatricolazione, allo Stato di emissione della carta stessa.

4. Con il regolamento possono essere, ove necessario, stabilite disposizioni di dettaglio, nonché modalità di controllo identificativo dei veicoli con targa estera da reimmatricolare in Italia.


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1 Commento

  1. Bella gente… il problema sono solo le assicurazioni TROPPO costose! Conosco gente modesta e di ottima condotta che mi conferma la stessa cosa: dobbiamo lavorare quasi 2 mesi per pagarci l’assicurazione su una macchina media. “Macchina, il minimo indispensabile, per raggiungere il nostro paese in sicurezza durante le vacanze estive.” Il lavoro non è una garanzia per nessuno! Lo perdi che fai? Immatricolare nuovamente il veicolo nel paese di provenienza, in alcuni casi, supera i 1.000€.

    C’è da dire che in Italia le RCA sono le più costose di tutta Europa. Esiste gente onesta che guida rispettando ogni limite e legge… le loro sono “arrivare al fine mese” e precauzioni in caso perdano il lavoro. Quelli che volano sulle strade sono spesso “idioti di passaggio” che rovinano la reputazione a tutti. Non hanno residenza in Italia. C’è tanta brava gente in giro ma nessuno trova comodo conoscere una storia di vita… meglio giudicare! Sono tutti stranieri del cavolo che hanno il solo scopo di non pagare le multe… vero? Mah!

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