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Contestazione fattura: quali tempi?

13 febbraio 2018


Contestazione fattura: quali tempi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 febbraio 2018



Fattura non dovuta: come comportarsi dinanzi alla richiesta di pagamento da parte del creditore.

Tempo fa hai ricevuto la fattura da parte di una ditta con cui non hai mai avuto nulla a che fare o che ti aveva promesso una prestazione e che poi non l’ha eseguita correttamente. Tra di voi sono sorte delle contestazioni telefoniche, ma nulla è stato lasciato per iscritto. Ti sei così limitato a non pagare la fattura senza tirarla per le lunghe, lasciando che fosse eventualmente l’altro a insistere o a fare la prima mossa. Ma ora ti ha scritto un avvocato che ti chiede l’immediato versamento dell’importo, pena l’avvio delle azioni giudiziarie e di recupero crediti nei tuoi riguardi. A questo punto ti chiedi quali tempi ci sono per la contestazione di una fattura: è necessario procedere in modo formale oppure è sufficiente una comunicazione verbale? Sul punto si è spesso pronunciata la giurisprudenza. Di tanto parleremo nel seguente articolo in cui ti spiegheremo cosa fare con una fattura non dovuta, come contestarla e, soprattutto, i termini entro cui muoversi.

Cosa può fare un creditore con una fattura?

Se ti stai chiedendo cosa può fare un creditore con una fattura, la risposta potrà apparirti, a prima vista, assurda e poco garantista nei confronti del debitore, ma se presti attenzione a tutto il discorso comprenderai che non è così.

Ogni creditore può emettere una fattura nei confronti del proprio debitore e, se questi non paga “con le buone”, può portare tale documento al giudice. Il magistrato, analizzata la fattura, emette un decreto ingiuntivo, ossia un ordine nei confronti del debitore di corrispondere al relativo creditore l’importo indicato nella fattura, più le spese legali. In tutta questa procedura – che dura, dalla data del deposito della richiesta del creditore fino all’emissione del decreto, qualche mese – il debitore non viene chiamato: egli non ne sa nulla, né può informarsi in tribunale e sapere se qualcuno ha depositato nei suoi riguardi una richiesta di decreto ingiuntivo. Tuttavia, il creditore, entro 60 giorni dall’emissione del decreto ingiuntivo, ha l’obbligo di notificarlo al debitore. Questi ha 40 giorni di tempo per scegliere una di queste tre alternative:

  • pagare entro 40 giorni;
  • non pagare e non opporsi: superati i 40 giorni il creditore, previa notifica dell’atto di precetto e non prima di 10 giorni da tale notifica, può avviare il pignoramento;
  • fare opposizione e iniziare una vera e propria causa. In tale ipotesi, spetterà al creditore dimostrare il proprio diritto di credito, non basandosi più sulla fattura, ma su altre prove.

Questo procedimento serve per accelerare la riscossione dei crediti: si presume infatti che nessuno emette una fattura, pagando le relative tasse, se non ha una ragione di credito nei confronti di un’altra persona. In pratica l’onere della contestazione viene scaricato sul debitore, ma questo non inverte la prova: difatti a dover dimostrare l’esistenza di un contratto, in caso di contestazione del debitore, è sempre il creditore.

Entro quanto va contestata una fattura?

Non c’è un termine per contestare una fattura. Ma è meglio farlo al più presto. Spiegheremo a breve le ragioni.

La legge non dice che chi riceve una fattura deve contestarla subito ed in modo espresso. Tutto ciò che prevede il codice sono i tempi di prescrizione per il recupero del credito da parte del creditore. Di solito sono 10 anni per tutti i contratti; per le bollette che devono pagarsi almeno una volta all’anno o in termini più brevi la prescrizione è di 5 anni. Le fatture dei professionisti scadono in 3 anni (leggi Prescrizione dei crediti). Spetta quindi al creditore rispettare il tempo massimo per la richiesta di pagamento. Il debitore potrebbe anche tacere e limitarsi a non pagare: il silenzio non è considerato accettazione del debito, né ammissione di responsabilità. Tuttavia, in caso di successiva causa tra le parti (ossia in ipotesi di opposizione a decreto ingiuntivo), il giudice potrà valutare le ragioni del creditore sulla base del comportamento tenuto dal debitore. Se, ad esempio, vi è prova che questi abbia ricevuto la prestazione (per es. una ristrutturazione) e tuttavia non ha mai contestato la fattura, eventuali contestazioni successive potrebbero apparire pretestuose (ad esempio il mancato completamento dei lavori o l’esecuzione non a regola d’arte). Così come un altro comportamento che può far desumere l’esistenza del debito è, nel caso in cui il debitore sia una azienda, aver “registrato” in contabilità la fattura contestata.

Quindi, in sintesi, sebbene non vi sia un termine massimo entro cui contestare una fattura, è sempre meglio opporsi formalmente ad eventuali richieste di pagamento ed il metodo migliore è scrivere una raccomandata a.r. o una email di posta elettronica certificata (Pec). Con essa si può mettere in discussione l’entità dell’importo o la stessa esistenza del credito. Se il creditore non si è fatto vivo per 10 anni (o 5 anni in caso di prestazioni da pagare ogni anno o mensilmente), il suo credito è caduto in prescrizione. Quando si contesta un credito sarà necessario indicare gli estremi della fattura ricevuta e le motivazioni per cui essa non è dovuta.

Cosa succede se non contesto la fattura?

Come detto, se contesti la fattura dopo diverso tempo o non lo fai mai, puoi comunque opporti all’eventuale decreto ingiuntivo proposto nei tuoi confronti dal creditore. Spetterà a questi dimostrare l’esistenza del proprio diritto; in assenza di prove, il giudice accoglierà la tua opposizione e revocherà il decreto ingiuntivo, per cui tu sarai libero da ogni pretesa di pagamento. La mancata contestazione della fattura non è una prova di ammissione del debito, tuttavia il giudice potrebbe trarne un indizio. Indizio che, da solo, però non potrebbe mai essere sufficiente a fondare una condanna nei tuoi riguardi.


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