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Spazzatura: quanti arretrati può chiedere il Comune?

13 febbraio 2018


Spazzatura: quanti arretrati può chiedere il Comune?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 febbraio 2018



Tassa rifiuti: i termini di prescrizione della Tari e quante annualità arretrate possono essere richieste. 

La tassa sui rifiuti (oggi chiamata Tari) va versata annualmente. Chi non lo fa, riceve prima un sollecito di pagamento da parte del Comune. In caso di inadempimento, l’amministrazione comunale iscrive il proprio credito “a ruolo”, delegando in questo modo l’Agente per la riscossione al recupero degli importi non corrisposti. Il contribuente riceve la cartella esattoriale e, se non adempie nei successivi 60 giorni o non fa ricorso, può subire il pignoramento. Non sempre però l’amministrazione è così solerte nell’accorgersi del mancato pagamento della spazzatura e, a volte, invia al contribuente il sollecito con notevole ritardo. Tanto ritardo da non aver più alcun diritto agli importi. La Tari, così come ogni altra imposta, ha infatti un proprio termine di prescrizione. Prescrizione che è di cinque anni, superati i quali nulla è più dovuto. Anche se dovesse arrivare una cartella esattoriale i termini di prescrizione restano invariati. È proprio su questo tempo che si gioca la possibilità per il Comune di chiedere gli arretrati dell’imposta sui rifiuti. Infatti arretrati e prescrizione viaggiano sullo stesso binario perché l’una è conseguenza dell’altra. Cerchiamo di spiegarci meglio e di capire, per quanto riguarda la tassa sulla spazzatura, quanti arretrati può chiedere il Comune.

Quando la Tari cade in prescrizione?

Nel momento in cui una tassa cade in prescrizione, al contribuente non spetta più pagare. Questo significa che è anche possibile buttare le ricevute di versamento dell’imposta poiché, qualora dovesse essere richiesto un pagamento già effettuato, basterebbe dire che è ormai intervenuta la prescrizione. Chi paga, però, per prudenza è portato a conservare le ricevute per ben oltre i normali termini di prescrizione. La prescrizione, invece, corre in soccorso di chi non paga. Difatti, oltre i termini di prescrizione, il Comune non può pretendere ulteriori annualità. Questo significa che, con riferimento alla tassa sulla spazzatura, oltre cinque anni non è possibile chiedere gli arretrati.

In particolare il Comune può notificare la richiesta di pagamento della Tari evasa entro la fine del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati [1]. Per esempio, se il pagamento della Tari è dovuto per l’anno 2014, i cinque anni di prescrizione iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2015 e, pertanto, l’imposta si prescrive alla mezzanotte del 31 dicembre 2019.

Leggi anche Rifiuti: come avere lo sconto sulla tassa

Se arriva un sollecito di pagamento per la spazzatura

Attenzione però: la prescrizione può sempre essere interrotta con una diffida o un sollecito di pagamento o la stessa notifica della cartella esattoriale. Questo significa che, dal giorno successivo al ricevimento di tale atto, il termine di prescrizione si interrompe e inizia a decorrere nuovamente da capo. In questo modo il creditore potrebbe, con periodiche raccomandate a/r, evitare sempre la prescrizione e, quindi, chiedere anche annualità per periodi anteriori ai cinque anni. Un esempio servirà per comprendere meglio come stanno le cose. In ogni caso ti invito anche a leggere Tassa rifiuti: dopo quanti anni la prescrizione degli arretrati?

Immaginiamo un contribuente che abbia dimenticato di pagare la spazzatura degli anni 2010, 2011 e 2012; il Comune invia un sollecito di pagamento nel 2014, interrompendo così i termini di prescrizione. Nel 2018 chiede di nuovo il pagamento del 2010, 2011 e 2012: può farlo? La risposta è affermativa proprio perché nel 2014 è stato inviato un atto interruttivo della prescrizione. È necessario, però, che la richiesta di pagamento degli arretrati sia inviata, dal Comune, con una raccomandata a.r. L’invito informale a regolarizzare la posizione, non spedito per raccomandata ma per posta semplice, non è valido né a mettere in mora il debitore, né a interrompere la prescrizione; tuttavia, esso può essere regolarizzato con un nuovo atto sempre che, nel frattempo, non sia intervenuta la prescrizione.

La decadenza dell’imposta sui rifiuti

Accanto alla prescrizione, la pubblica amministrazione deve rispettare anche il termine di decadenza. In particolare il titolo esecutivo (cioè la cartella di pagamento o l’ingiunzione fiscale) deve essere notificato al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo. L’accertamento diviene definitivo decorsi 60 giorni dalla data di notifica. In caso di notifica dopo tale termine nulla è dovuto.

Che fare se arriva una richiesta di pagamento per arretrati vecchi della spazzatura?

Se dovesse arrivare un sollecito di pagamento o una cartella esattoriale per arretrati che sono ormai prescritti, ossia anteriori di oltre cinque, per prima cosa devi consultare nell’archivio e verificare se, nel frattempo, non sono arrivati altri solleciti che hanno interrotto il termine di prescrizione. Si deve trattare di raccomandate a.r. In assenza di questi, hai la possibilità di chiedere lo sgravio dell’imposta presentando un’istanza al Comune stesso, chiamandola «Istanza in autotutela». Con l’istanza in autotutela la pubblica amministrazione può cancellare un proprio atto illegittimo. Qualora l’amministrazione non dovesse rispondere – come spesso succede – bisognerà presentare il ricorso entro 60 giorni alla Commissione Tributaria Provinciale per il tramite di un avvocato, un commercialista o un ragioniere. L’istanza in autotutela non blocca il decorso del termine per il ricorso per cui, visti i tempi stretti, sarà meglio che inizi subito a prepararti per l’impugnazione.

note

[1] Art. 1, comma 161, L. n. 296 del 27.12.2006.


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1 Commento

  1. così come descritto(e come attuato dalle amministrazioni, il termine di decadenza non è però uguale per tutti con evidente disparità di diritto e giustizia: infatti è lo stesso 31 dicembre per quanti, ad esempio, l’accertamento sia divenuto definitivo il 1 gennaio e per quanti lo sia divenuto il 30 dicembre dello stesso anno…ossia per gli uni e per gli altri sarebbe il 31 dicembre del terzo anno successivo quindi quasi 4 anni per i primi e 3 per i secondi!

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