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Lo sai che? Termini per contestare l’estratto conto

Lo sai che? Pubblicato il 13 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 febbraio 2018

A che serve e come funziona l’estratto conto corrente; il modello facsimile con la lettera da inviare alla banca contenente la contestazione dell’estratto c/c.

Non c’è di certo bisogno che ti spieghi cos’è un contratto di conto corrente e come funziona. Se ne hai uno, sai già di che si tratta: è, in sintesi, quel contratto con cui banca e cliente fanno confluire, nello stesso deposito, i crediti e i debiti reciproci. È più probabile però che tu non sappia come funziona l’estratto conto, quella comunicazione che la banca deve inviare periodicamente al cliente da cui risultano tutti i movimenti del conto corrente, cioè le uscite (prelievi e pagamenti) ed entrate (versamenti e bonifici). Da questa dipende la possibilità per il cliente di contestare l’operato della banca. Ecco perché è bene conoscere soprattutto i termini per contestare l’estratto conto. Di tanto parleremo nel presente articolo.

Ogni quanto tempo va inviato l’estratto conto corrente?

La banca è obbligata a inviare gli estratti conto al proprio cliente secondo la periodicità da questi richiesta in contratto o con comunicazione successiva. In particolare, l’estratto conto deve essere inviato almeno una volta all’anno o, a scelta del cliente, una volta al mese, o ogni tre mesi o ogni sei mesi.

Quali sono i termini per contestare l’estratto conto?

Il correntista ha 60 giorni di tempo dal ricevimento dell’estratto conto per contestarlo [1]. Se non lo fa, l’estratto conto si considera approvato e, quindi, non potranno essere più sollevate eventuali contestazioni in merito, ad esempio, a prelievi non autorizzati o a importi corrisposti in misura superiore rispetto all’ordine del cliente.

Tuttavia, secondo la giurisprudenza [2], non c’è bisogno di contestare l’estratto conto se la banca applica interessi usurari o l’anatocismo. In queste ipotesi, la causa può essere intentata anche in un successivo momento, nonostante la mancata contestazione dell’estratto conto, purché limiti di prescrizione di 10 anni dalla chiusura del conto [3].

La mancata contestazione dell’estratto conto e l’approvazione delle operazioni in esso annotate riguardano solo gli accrediti e gli addebiti considerati nella loro realtà concreta, ma non impediscono contestazioni sulla validità e l’efficacia del contratto sottostante; per cui può sempre essere contestata l’applicazione della commissione di massimo scoperto, l’usura o il calcolo di interessi ultralegali non scritti, o ancora un conteggio eccessivo di interessi (anatocismo).

Che fare se l’estratto conto che invia la banca non è esatto?

Innanzitutto il cliente deve chiedere chiarimenti alla stessa banca. Qualora la risposta non dovesse risultare soddisfacente si deve inviare, presso la propria banca, un’opposizione all’approvazione dell’estratto conto. La contestazione dell’estratto conto ha un termine che, come detto, è di 60 giorni dalla ricezione dello stesso. Per dimostrare di aver spedito nei termini la contestazione sarà opportuno inviarla con raccomandata a.r. o con posta elettronica certificata (Pec).

Che succede se non si contesta l’estratto conto nei 60 giorni?

Anche quando l’estratto conto non viene impugnato nel termine di 60 giorni dal suo ricevimento il correntista può impugnarlo qualora lo stesso contenga errori di scritturazione, di calcolo, omissioni o duplicazioni. L’impugnazione per ottenere la rettifica deve essere avviata entro 6 mesi dalla ricezione dell’estratto conto relativo alla liquidazione di chiusura.

Ho diritto a ottenere documentazione aggiuntiva?

Il cliente può chiedere a proprie spese, entro non oltre 90 giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste negli ultimi 10 anni [4].

Con riferimento alla domanda «quanto costa avere gli estratti conto del proprio conto corrente», di recente l’Arbitro Bancario Finanziario di Milano ha fornito una importante precisazione [5]: la banca non può pretendere rimborsi spesa elevati dai propri clienti per fornire loro copia degli estratti conto. All’istituto di credito sono sì dovuti i costi per la ricerca, produzione e invio della documentazione, ma non per questo possono essere addebitate al richiedente spese talmente elevate da pregiudicargli la possibilità di difendersi. Risultato: se la banca decide di far pagare una tariffa à forfait, il compenso dovutole per la copia degli estratti conto va calcolato non già in base al numero dei singoli fogli stampati, ma sull’intero documento; in ogni caso, il conto finale non può essere superiore a 20 euro.

Modello facsimile di lettera di opposizione all’estratto conto

Vediamo ora un modello di lettera di contestazione dell’estratto conto inesatto.


Spett.le Banca…

Indirizzo…

data, luogo

raccomandata a.r. / Pec

Il sottoscritto …… titolare del conto corrente n. …… acceso presso la Vostra spett.le Banca, agenzia di …… n. …… via ……, comunica che l’estratto conto da Voi inviatomi in data  non è esatto per le seguenti ragioni.

Pertanto dichiaro di non approvare il rendiconto trasmessomi e propongo avverso lo stesso formale opposizione, riservandomi di promuovere ogni azione a tutela dei miei diritti.

Firma

note

[1] Art. 119, co. 3, T.U. n. 385/1993.

[2] Trib. Bologna, sent. n. 2533/2015: «L’approvazione tacita dell’estratto conto, ai sensi dell’articolo 1832 c.c., si riferisce agli accrediti e agli addebiti considerati nella loro realtà effettuale, ma non impedisce la contestazione della validità e dell’efficacia dei rapporti obbligatori da cui essi derivino, né l’approvazione o la mancata impugnazione del conto comportano che il debito fondato su di un negozio nullo, annullabile, inefficace (o comunque su situazione illecita) resti definitivamente incontestabile». Trib. Bari, sent. n. 2773/2012: «

Qualora nel corso del rapporto di conto corrente sia intervenuta, sia pure per un certo periodo soltanto, l’applicazione di un tasso di interesse ultralegale, determinato per relationem, il saldo finale del conto non può ritenersi correttamente calcolato, ma va rideterminato applicando il tasso d’interessi legale di volta in volta previsto. Inoltre deve ritenersi irrilevante l’eventuale tacita approvazione del conto intervenuta nel corso del rapporto, strettamente connessa alla natura dell’estratto conto bancario inviato periodicamente al correntista, documento che ha natura meramente contabile, perché le relative operazioni bancarie in esso riassunte e menzionate (prelevamenti e versamenti), a differenza del conto corrente ordinario, non danno luogo alla costituzione di autonomi rapporti di credito o debito reciproci tra il cliente e la banca, ma rappresentano l’esecuzione di un unico negozio, da cui derivano il credito ed il debito della banca verso il cliente. Consegue che la mancata tempestiva contestazione dell’estratto conto trasmesso da una banca al cliente rende inoppugnabili gli accrediti e gli addebiti solo sotto il profilo meramente contabile, ma non sotto quelli della validità ed efficacia dei rapporti obbligatori dai quali le partite inserite nel conto derivano. Anche le clausole anatocistiche disciplinate dalla normativa anteriormente in vigore sono nulle quando stipulate in violazione dell’art. 1283, c.c., perché basate su un uso negoziale anziché normativo, mancando di quest’ultimo il necessario requisito soggettivo, consistente nella convinzione che il comportamento tenuto sia giuridicamente obbligatorio, in quanto conforme ad una norma già esistente o che si reputa debba far parte dell’ordinamento giuridico». Trib. Napoli, sent. n. 9695/2017: «In tema di conto corrente la mancata tempestiva contestazione dell’estratto conto da parte del correntista nel termine previsto dall’art. 1832 c.c. rende inoppugnabili gli accrediti e gli addebiti solo sotto il profilo meramente contabile, e non preclude pertanto la contestazione della validità dell’efficacia dei rapporti obbligatori da cui essi derivino” (Cass. civ. I sez. n. 6514/2007) ed ancora “la mancata contestazione degli estratti conto inviati al cliente dalla banca, oggetto di tacita approvazione in difetto di contestazione ai sensi dell’art. 1832, non vale a superare la nullità della clausola relativa agli interessi ultralegali, perché l’unilaterale comunicazione del tasso di interesse non può supplire al difetto originario di valido accordo scritto in deroga alle condizioni di legge, richiesto dall’art. 1284 c.c.».

[3] Cass. sent. n. 2262/1984 e n. 10127/2005, secondo cui «il termine di prescrizione decennale per il reclamo delle somme trattenute dalla banca indebitamente a titolo di interessi su un’apertura di credito in conto corrente decorre dalla chiusura definitiva del rapporto, trattandosi di un contratto unitario che da luogo ad un unico rapporto giuridico, anche se articolato in una pluralità di atti esecutivi, sicché é solo con la chiusura del conto che si stabiliscono definitivamente i crediti e i debiti delle parti tra loro».

[4] Art. 119, co 4, T.U. n. 385/1993.

[5] Abf Milano, decisione n. 2609 del 10.03.2017.

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