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Avvocati: la selezione non la fa il mercato ma il reddito

13 febbraio 2018


Avvocati: la selezione non la fa il mercato ma il reddito

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 febbraio 2018



Quanti avvocati sono a rischio cancellazione nel 2018? Ecco dove la politica ha portato la classe forense.

Traendo spunto da un bellissimo editoriale di Paolo Rosa, apparso su Diritto e Giustizia di oggi, dobbiamo tirare anche noi le conseguenze dei nuovi dati statistici sugli avvocati iscritti all’albo, dati aggiornati al 18 gennaio 2018. Si tratta di ben 245.631 legali, sparsi sul territorio italiano, tra uomini e donne, giovani e meno giovani, titolari di studio e “dipendenti”. Di questi 245mila, però, ben 20.641 non inviano il Modello 5 e, pertanto, a breve saranno cancellati. Almeno se i controlli saranno effettivi e, soprattutto, rigorosi.

Come ha detto il Presidente di Cassa Forense, nel suo intervento al Congresso Giuridico di Venezia del 5 maggio scorso, il numero di avvocati deve scendere necessariamente a 120/150mila. Non di più. Altrimenti il rischio è quello di riciclarsi in altre attività (come già molti hanno iniziato a fare). «La selezione la farà il mercato», ha concluso il Presidente, auspicando tacitamente la progressiva cancellazione dall’albo di quegli avvocati che utilizzano la libera professione come un “riempitivo”.

In verità la selezione è già iniziata, ma su basi completamente diverse da quelle meritocratiche e del mercato. Grazie all’intervento della politica di questi ultimi anni (spinta dalla stessa classe dirigente forense), sono stati imposti agli avvocati tutta una serie di obblighi: dalla assicurazione obbligatoria (da 150 a 500 euro in media) alla formazione, dalla previdenza (costi per molti proibitivi) all’uso delle nuove tecnologie che, per i meno pratici, richiede l’intervento di software gestionali (in media 300-500 euro all’anno).

Per i giovani avvocati, quelli che ancora non hanno una clientela, la selezione non la fa il mercato ma il reddito dei genitori. Per tutti gli altri, la fa il reddito personale. Qualcuno potrebbe dire che il reddito di un avvocato è anche indice di qualità, ma non è detto. C’è chi lo studio già ce l’ha perché si trova una casa lasciatagli dal nonno e chi invece ha ereditato tutta la clientela del padre. C’è chi ha dei capitali che gli consentono di vivere anche nei periodi di “magra” e chi ha avuto la fortuna di ottenere qualche incarico fiduciario da enti pubblici, banche o assicurazioni.

Ed allora, come giustamente dice Rosa, è evidente che la selezione non la fa il mercato ma la classe dirigente forense.

«Per molti anni la politica ha utilizzato gli Albi come altrettanti ammortizzatori sociali; la moltiplicazione geometrica delle università ha contribuito all’aumento della quantità ma non certo della qualità, ora il numero degli avvocati è andato oltre ogni parametro europeo, la politica non è in grado di affrontare il problema e lascia all’establishment la riduzione dei numeri».

Ovviamente nessuno degli avvocati che naviga in buone acque si alza per contestare questo sproporzionato aumento dei costi di gestione della professione in quanto, anche se direttamente toccato, ne beneficerà col tempo, togliendosi di torno qualche scomodo concorrente.

Si tenga peraltro conto che 25.000 avvocati circa detengono il 50% del PIL dell’intera Avvocatura italiana.

Ancora una volta l’Italia si conferma il Paese meno in grado di giudicare i propri talenti e di ricompensarli sulla base dei meriti. Il concetto di concorrenza e di mercato è ancora totalmente sconosciuto. «La selezione deve essere invece fatta dal mercato ma sulla base del merito e non della capacità reddituale. L’utilizzo della leva reddituale è illegittimo».

Rosa poi termina con un avvertimento che ci piace riportare fedelmente: «L’ultima campanella suonerà a settembre – ottobre 2018 quando l’Avvocatura sarà chiamata a rinnovare il Comitato dei Delegati di Cassa Forense. Se i 100.000 a rischio grave di cancellazione sapranno unirsi, evitare sterili contrapposizioni, presentare liste alternative e sostenerle con il voto… la situazione potrà essere cambiata!»

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1 Commento

  1. La selezione deve essere politica,per reddito politico(leggi incarichi) e non per merito.Gli avvocati devono costituire società per ottenere incarichi politici.Gli avvocati che non si sottoporranno al regime sono costretti a sparire.Gli avvocati indipendenti ,liberi non dovranno esistere.Solo così i cittadini ,secondo il dettato costituzionale,potranno… essere… difesi.

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