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Lama nel bagagliaio dell’auto: cosa rischio?

13 febbraio 2018


Lama nel bagagliaio dell’auto: cosa rischio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 febbraio 2018



Porto abusivo d’arma: se il coltello è nascosto nell’auto e il conducente non ne era a conoscenza commette reato?

Si può portare un coltello dall’arrotino senza rischiare che la polizia, trovandolo nel bagagliaio dell’auto per un banale controllo, ti arresti? Sicuramente sì. Ma quanto deve essere lungo questo coltello per non rischiare nulla? La legge non lo dice. Anche una lama di ridotte dimensioni (come nel caso del coltellino “a scatto”) potrebbe essere considerata un’arma. Tutto ovviamente dipende dall’uso che ne fai. Contrariamente a quello che si crede, non esiste più una dimensione minima della lama entro la quale è lecito portarla nel bagagliaio dell’auto o finanche in una borsa. Per stabilire quando è lecito tenere con sé una lama bisogna verificare le giustificazioni addotte dal possessore a seguito di un eventuale controllo. Se il cittadino è in grado di motivare le ragioni per cui circola con un coltello nella tasca o nello zaino, e tali ragioni risultano credibili, non vi è alcun reato. A occuparsi di questo scottante problema è stata la Cassazione con una sentenza depositata qualche ora fa [1]. Alla Corte è stato chiesto «Cosa rischio con una lama nel bagagliaio dell’auto?» e i giudici hanno risposto nel seguente modo.

È possibile trasportare nel baule dell’auto una lama o un coltello solo per un motivo giustificativo: si deve trattare di esigenze particolari del possessore che quest’ultimo deve dimostrare, non potendosi limitare solo a enunciarle. Inutile dire che tali esigenze devono essere credibili, ossia perfettamente corrispondenti a regole comportamentali lecite, relazionate alla natura ed alla normale funzione della lama. A giudicare, caso per caso, è il giudice.

Immaginiamo una casalinga che esce di casa con un paio di coltelli da cucina in una borsa. Dal ritorno dall’arrotino viene fermata dalla polizia. Per giustificarsi esibisce gli scontrini del pagamento. La donna non rischia nulla.

Immaginiamo invece un ragazzo che va allo stadio con uno zaino e, nel momento in cui viene perquisito, gli viene trovato un coltello. Lui sostiene che gli serve per sbucciare una mela che ha portato con sé. Non viene creduto e gli viene contestato il reato di porto d’armi. Lo stesso dicasi di un uomo che viene trovato con una lama mentre sta per entrare in un bar o di chi ha già subito numerosi precedenti penali.

In passato la giurisprudenza ha ritenuto che integra il reato di porto d’arma in luogo pubblico il trasporto di un coltello a serramanico a bordo di un’autovettura che circoli in strade e spazi pubblici, quando l’agente possa direttamente e prontamente disporne come nel caso in cui questa si trovi nel bagagliaio; non è quindi necessario che l’arma sia materialmente portata addosso.

Inoltre il reato scatta anche se non c’è l’intenzione e la consapevolezza di portare un’arma in auto: si pensi al caso del figlio che usa l’auto del padre, dove questi aveva lasciato un’ascia per abbattere un vecchio albero in campagna e che aveva dimenticato nel portabagagli. Infatti, conta anche la semplice  negligenza per far scattare il reato di porto d’armi. Ma, in questi casi, la Cassazione ha anche detto che il fatto si può considerare «non grave» o meglio di «particolare tenuità» se non c’è consapevolezza della presenza del coltello.

Questo significa che, se ci si trova di fronte a un comportamento non abituale, di peso modesto e tenuto da soggetto incensurato si può applicare il beneficio previsto dal codice penale dell’archiviazione del procedimento penale [2] e non applicazione della pena.

note

[1] Cass. sent. n. 6974/2018 del 13.02.2018.

[2] Art. 131-bis cod. pen.

Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 28 novembre 2017 – 13 febbraio 2018, n. 6974
Presidente Di Tomassi – Relatore Talerico

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. Con sentenza del 26 ottobre 2016, il Tribunale di Asti riconosceva Gu. Lu. responsabile del reato di cui all’art. 4 della legge n. 110 del 1975 (per avere portato fuori dalla propria abitazione senza giustificato motivo un coltello con blocco lama in acciaio della lunghezza complessiva di cm. 18) e, conseguentemente, previa concessione delle circostanze attenuanti generiche e dell’attenuante di cui al comma 3 del citato art. 4, operata la riduzione per la scelta del rito, lo condannava alla pena di Euro 800,00 di ammenda, la cui esecuzione veniva sospesa a’ termini e condizioni di legge.
2. Avverso detta sentenza l’imputato ha proposto ricorso per cassazione per il tramite del suo difensore di fiducia, avvocato Fe. Ra..
2.1. Con il primo motivo, il ricorrente ha denunciato inosservanza ed erronea applicazione della legge penale, nonché carenza, contraddittorietà e illogicità della motivazione in relazione agli artt. 4 della legge n. 110 del 1975 e 530 del codice di rito.
Ha, in proposito, evidenziato che il coltello di che trattasi era stato ritrovato all’interno del vano portaoggetti dell’auto di proprietà del cognato del Gu., che il giorno prima era stata data in prestito a quest’ultimo; e ha osservato che al fine di ritenere la penale responsabilità dell’imputato non è sufficiente fare riferimento alla circostanza che il porto dell’arma era avvenuto per semplice distrazione e neppure alla circostanza che era doveroso da parte del Gu., prima di prendere in consegna l’auto, verificarne il contenuto.
2.2. Con il secondo motivo, il ricorrente ha denunciato inosservanza ed erronea applicazione della legge penale, nonché carenza, contraddittorietà e illogicità della motivazione in ordine all’applicazione della causa di non punibilità ex art. 131 bis cod. pen., evidenziando che, nonostante esplicita richiesta in tal senso, il Tribunale di Asti ha omesso ogni qualsivoglia valutazione.
2.3. Con il terzo motivo, il ricorrente ha denunciato inosservanza ed erronea applicazione della legge penale, nonché carenza, contraddittorietà e illogicità della motivazione in relazione alla quantificazione della pena (determinata senza alcuna indicazione delle ragioni a sostegno) e alla indebita sospensione condizionale della stessa (richiesta dall’imputato solo in caso di condanna a pena detentiva).
3. Destituito di fondamento è il primo motivo di ricorso, atteso che la decisione del Tribunale di Asti – nella parte in cui ha ritenuto che, ai fini della punibilità della contravvenzione di porto senza giustificato motivo, fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, di oggetti atti a offendere, di cui all’art. 4 della legge 18 aprile 1975 n. 110, è irrilevante che manchi l’elemento intenzionale, essendo, invece, sufficiente che la condotta sia stata posta in essere per negligenza – non è censurabile.
4. Merita, invece, accoglimento il secondo motivo di ricorso relativo all’applicazione al caso di specie della causa di non punibilità di cui all’art. 131 bis cod. pen., richiesta dall’imputato in sede di conclusioni rassegnate dinnanzi al Tribunale di Asti.
In proposito, occorre rilevare che l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, di cui all’art. 131-bis cod. pen., può essere ritenuta in questa sede, senza necessità di disporre un rinvio al giudice di merito, a norma dell’art. 620, comma primo lett. I), cod. proc. pen., sulla base del fatto accertato e valutato nella decisione impugnata.
Intanto, nel caso di specie, non risultano superati i limiti di pena indicati dall’art. 131-bis, comma 1, cod. pen.; va, altresì, rilevato che il fatto addebitato al ricorrente – come accertato e ricostruito nella motivazione del provvedimento impugnato – sebbene non inoffensivo, presenta i caratteri della particolare tenuità perché trattasi di comportamento non abituale e di modesta entità (come si desume anche dalla circostanza che all’imputato è stata inflitta la sola pena pecuniaria, nonché concesse le circostanze attenuanti generiche), posto in essere da soggetto incensurato.
5. Le argomentazioni sin qui svolte hanno carattere assorbente rispetto all’altra doglianza articolata con il terzo motivo di ricorso.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché l’imputato non è punibile ai sensi dell’art. 131 -bis c.p..


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