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Lo sai che? Bolletta luce non pagata: dopo quanto staccano la corrente?

Lo sai che? Pubblicato il 14 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 febbraio 2018

Distacco della luce: cosa fare in caso di ritardo nel pagamento; il termine massimo per pagare la bolletta. La contestazione in caso di errori.

Non pagare la bolletta della luce significa vedersi staccare la luce. Ma non subito. Si va per gradi. Prima l’utente riceve una diffida, poi un calo di tensione e infine la sospensione. La morosità interessa circa un milione di famiglie italiane. Spesso si sfugge al problema della morosità grazie al cosiddetto «turismo della luce», ossia cambiando società fornitrice, operazione che si può fare agevolmente con un clic del mouse da casa. Ma non sempre, nella concorrenza, si trovano buone offerte e chi cambia avventatamente operatore spesso si ritrova dalla padella alla brace. Vediamo dunque quanto tempo c’è per pagare una bolletta della luce, cosa succede in caso di adempimento ritardato e soprattutto, in caso di bolletta della luce non pagata, dopo quanto staccano la corrente.

Entro quanto tempo va pagata la bolletta?

Partiamo dal primo problema che si pone chi riceve una bolletta della luce e non ha i soldi da versare immediatamente: quanto tempo c’è per pagare la bolletta della luce senza che ti stacchino la corrente? Qui non c’è una regola: il termine entro cui pagare viene indicato sulla bolletta stessa dalla società con la quale l’utente ha firmato il contratto. Deve essere ben evidenziata la data di scadenza. L’unica cosa che viene imposta dall’Autorità Garante (che un tempo si chiamava Aeegsi e ora invece Arera) è che questo termine non sia più breve di 20 giorni. Quindi, almeno 20 giorni per poter pagare la bolletta da quando ti arriva a casa la lettera.

Chiunque può chiedere di pagare a rate la bolletta, secondo le modalità previste dal fornitore.

Chi paga entro il termine indicato in bolletta non rischia nulla.

Chi non paga invece diventa moroso e subisce il procedimento che a breve descriveremo.

Che succede se pago in ritardo la bolletta della luce?

Chi paga in ritardo la bolletta della luce si vede addebitare gli interessi annuali che sono pari al tasso ufficiale comunicato dal Ministero aumentato del 3,5% (quindi non sono mai inferiori a 3,5%). È facoltà della società elettrica imputare al moroso anche i costi per le raccomandate spedite per il solleciti di pagamento delle bollette non pagate. Ma non è ammessa la richiesta di risarcimento per ulteriori danni provocati con la morosità alla compagnia della luce.

Dopo quanto tempo staccano la luce a chi non paga la bolletta?

Vediamo ora cosa succede quando l’utente non paga la bolletta: dopo quanto tempo gli staccano la luce? Innanzitutto bisogna rassicurare: nessuno può interrompere la fornitura senza una procedura di preavviso volta a mettere il consumatore nella condizione di pagare e di sapere ciò a cui va incontro. Solo nel caso di furto di energia elettrica si può avere la sospensione della fornitura senza preavviso.

Pertanto il fornitore, in caso di morosità, deve inviare una raccomandata a/r con la richiesta di pagamento degli arretrati.

Se non viene sanata la morosità con la diffida, il fornitore diminuirà la potenza della corrente e, in ultimo, sarà libero di sospendere il servizio. Vediamo meglio come avvengono questi passaggi.

L’avviso bonario

La prima cosa che fa la società della luce in caso di morosità, prima di procedere al distacco della luce, è l’invio di un avviso bonario informale, che viene spedito con lettera semplice o, nella maggior parte dei casi, è contenuto in un apposito riquadro della bolletta successiva (ed in quelle ulteriori). Con tale avviso viene assegnato un termine massimo entro cui l’utente deve regolarizzare il proprio debito.

Ogni bolletta, infatti, ricapitola la posizione del cliente e, quindi, in caso di morosità, evidenzia eventuali pagamenti non pervenuti. In questo modo ci si può attivare immediatamente, chiedendo informazioni al numero verde, facendosi rispedire la fattura mancata (anche tramite email) e provvedendo al pagamento, senza incorrere in penalità.

L’invio della raccomandata con la diffida

In caso di mancato pagamento entro il termine stabilito dall’avviso bonario, la società della luce invia una raccomandata (anche senza avviso di ritorno) o una posta elettronica certificata (pec) sempre che l’utente ne sia munito (ad esempio nel caso di professionista o azienda). Si tratta di una diffida formale con cui si intima il pagamento della bolletta non pagata. In essa viene assegnato un ultimo termine utile per versare il dovuto e l’utente viene avvisato che, in caso di ulteriore inadempimento, si procederà prima alla riduzione del 15% della potenza di energia erogata all’immobile e, successivamente, alla sospensione vera e propria dell’utenza.

La raccomandata deve necessariamente indicare:

  • le modalità con cui il cliente deve comunicare l’avvenuto pagamento (telefono, fax ecc.);
  • il termine dopo il quale, se il cliente continua a non pagare, il venditore invierà al distributore la richiesta di sospensione della fornitura;
  • il costo delle eventuali operazioni di sospensione e riattivazione della fornitura.

La riduzione di potenza di energia

Qualora, nonostante la raccomandata con la diffida, l’utente persista nella morosità, la società erogatrice della luce avvierà la graduale riduzione della potenza della luce, fino al 15%.

La riduzione della potenza viene effettuata entro il seguente termine che decorre dal ricevimento della predetta raccomandata:

  • in caso di morosità reiterata il termine minimo per provvedere al pagamento e regolarizzare la posizione è di 10 giorni ;
  • in caso di morosità non reiterata il tempo minimo è di 20 giorni.

La sospensione della luce

Infine, scaduti 15 giorni dalla riduzione di potenza del 15%, l’utenza viene sospesa.

Tuttavia, se l’utente aveva avviato una pratica di contestazione di conguagli o di importi anomali, con raccomandata a o fax al numero verde, prima di procedere alla sospensione della luce, la società deve prima rispondere al reclamo scritto dell’utente.

Quando la sospensione della luce è illegittima

La sospensione della luce non può avvenire – e se, invece, avviene è illegittima e dà diritto al risarcimento del danno, nel caso in cui:

  • non viene prima spedita all’utente la raccomandata con la diffida;
  • i termini di pagamento, assegnati con la raccomandata, sono inferiori a quelli previsti dalla normativa, per come sopra indicati;
  • l’utente ha presentato un reclamo scritto, ma nessuna ufficiale (scritta anch’essa) risposta gli è stata mai fornita;
  • se la sospensione del servizio cade di venerdì, sabato, domenica o negli altri giorni festivi e prefestivi (questo perché non darebbe la possibilità, all’utente, di pagare, stante la chiusura di banche e uffici postali);
  • l’importo non pagato è inferiore o uguale al deposito cauzionale.

Come ottenere la riattivazione della luce

L’utente che vuole richiedere la riattivazione della fornitura sospesa, deve pagare gli importi non pagati e comunicare ciò al fornitore.

Se la riattivazione non avviene nei termini indicati, è previsto un indennizzo a favore dell’utente, variabile a seconda del ritardo.

Bolletta non pagata: quanti arretrati possono essere richiesti?

La bolletta della luce ha avuto, tradizionalmente, una prescrizione di cinque anni. Significa che se non pagavi una o più bollette, a decorrere dal mese al quale la bolletta si riferiva, il fornitore aveva cinque anni per chiederti il pagamento. Oggi però le cose sono cambiate. La legge di Bilancio 2018 ha portato la prescrizione a due anni, sia per quanto riguarda le bollette mensili che per i conguagli. Questo significa che il fornitore può chiederti solo gli arretrati degli ultimi due anni. Ma se, prima della scadenza della prescrizione, ti invia una lettera di sollecito con una raccomandata a.r. i termini si interrompono e iniziano a decorrere nuovamente da capo per un altro biennio. Così, in teoria, se viene inviata periodicamente una diffida, la bolletta non pagata potrebbe non cadere mai in prescrizione.

Bolletta non pagata: se non pago il canone Rai mi tagliano la luce?

Come ben sappiamo, dal 2016 la bolletta della luce dei primi 10 mesi è addizionata della voce del canone Rai che, in questo modo, viene pagato a rate sull’utenza domestica. Si tratta solo dei contratti della luce per l’abitazione di residenza principale della famiglia, non per la seconda casa o per negozi e uffici. Il contribuente che paga la bolletta della luce ma non la parte relativa al canone Rai non subisce il distacco della corrente. Il contribuente è libero di pagare l’importo della bolletta elettrica relativo al solo consumo della luce senza invece versare il canone Rai. La compagnia della luce non potrà rifiutare un pagamento parziale: in pratica non può sospendere la luce se non si paga il canone Rai. L’importo minore rispetto al conto in fattura servirà a coprire prima la parte della bolletta relativa al consumo della luce e solo dopo, eventualmente, al canone. E perché ciò avvenga non c’è bisogno di una esplicita richiesta dell’utente. Sarà la stessa società a dover imputare il pagamento prima ai consumi elettrici e solo dopo all’imposta sulla televisione, non potendo fare il contrario (ossia portare il pagamento parziale prima a titolo di imposta tv e poi a copertura del consumo della luce).

Il mancato pagamento del canone Rai non comporta il distacco della luce, trattandosi di una voce diversa che, in questo caso, viene considerata non morosità ma evasione fiscale. Se il contribuente ritiene di non dover versare il canone Rai indebitamente addossatogli, potrà tutt’al più subire un accertamento dell’Agenzia delle Entrate.

Bolletta errata: che fare? 

La bolletta potrebbe ben contenere degli errori di calcolo. In tal caso l’utente che ritenga la bolletta non corrette può inviare al fornitore una richiesta scritta di rettifica. In caso di accoglimento dell’istanza, l’importo verrà stornato dalla fattura (se l’utente non ha ancora pagato) oppure verrà accreditato sulla successiva fattura (se l’utente ha già pagato).


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