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Quando un’opera è protetta dal diritto d’autore

14 febbraio 2018


Quando un’opera è protetta dal diritto d’autore

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 febbraio 2018



Perché un’opera possa essere protetta dal diritto d’autore non è necessario che sia registrata: basta che sia creativa.

Hai realizzato una musica con la tua band; hai fatto una foto artistica o l’hai elaborata al computer con un software di photo editing; hai creato uno spot video col tuo cellulare o hai scritto un saggio e lo hai pubblicato su internet. Se qualcuno dovesse copiarlo come ti tuteleresti? Ma soprattutto quando un’opera è protetta dal diritto d’autore? Sono queste le domande che spesso si fa chi è creativo ma costretto, nello stesso tempo, a vivere in un mercato fortemente digitalizzato e “social”: «Non sei nessuno se non ti fai conoscere», se non hai contatti, follower e like. Per forza di cose sei portato a condividere le tue idee e le tue creazioni sul web, su Facebook, su Instagram o sugli altri social. Nello stesso tempo è proprio dalla condivisione che viene il pericolo di plagio. Sembra un doppio senso: chi vuol farsi conoscere presta il fianco a possibili abusi. Ma non è così. Difatti, per tutelare un’opera col diritto d’autore basta la sua semplice creazione, la creatività dell’opera stessa e la dimostrazione dell’anteriorità della creazione. Non serve altro: nessuna registrazione, nessuna adesione alla Siae, nessun procedimento amministrativo. Ma soprattutto non bisogna pagare per poter essere riconosciuti il primo autore di un’opera. Procediamo con ordine e vediamo quando un’opera è protetta dal diritto d’autore. Sul punto ha fatto anche chiarezza una recente ordinanza della Corte di Cassazione [1] che val la pena di menzionare.

Diritto d’autore e copyright: che differenza c’è?

Prima di spiegare quando un’opera è protetta dal diritto d’autore vorrei spiegarti che differenza c’è tra diritto d’autore e copyright. In realtà quest’ultima parola si riferisce alla legge anglosassone (inglese e statunitense) sulle opere creative. È il loro corrispondente del nostro diritto d’autore. La normativa, inizialmente differente, è andata via via avvicinandosi per la necessità di uniformare le legislazioni e tutelare le opere dai plagi. Si può dire, con molta approssimazione quindi, che diritto d’autore e copyright sono la stessa cosa, sebbene si tratti di due termini diversi.

L’opera deve essere creativa

Potrà sembrarti strano, ma la legge sul diritto d’autore è una delle più vecchie che abbiamo in Italia. Certo, col tempo è stata modificata, integrata e corretta sulla base delle mutate esigenze, ma l’impianto normativo è rimasto lo stesso. Già all’epoca fascista, quindi, pur in assenza di social, di registratori e di smartphone si sentiva l’esigenza di tutelare le opere della creatività, quelle cioè anche dette «dell’ingegno». L’esempio principale era all’epoca la stampa e la musica perché erano le arti ad appannaggio di tutti. Oggi invece, con il drastico abbattimento dei costi di produzione, chiunque può diventare un fotografo o copiare le immagini scattate da altri e trovate su Google.

La legge sul diritto d’autore [2] stabilisce, come prima condizione per la tutela delle opere dell’ingegno, la creatività. Non si può tutelare una filastrocca popolare che si tramanda da generazioni, così come non si può proteggere la foto scattata a una strada, senza alcun pregio artistico; non si può vietare ad altri di riprodurre una ricetta di cucina o un omino del presepe.

Ma che vuol dire quando si dice che l’opera deve essere creativa? «Creatività» – spiega la cassazione [3] – non significa «originalità» e «novità assoluta». Tutto ciò che è richiesto è solo un’espressione personale e individuale. Ad esempio, anche uno scatto alla Torre Eiffel, sebbene sia tra le opere più fotografate, può essere tutelato dal diritto d’autore se presenta un margine di novità rispetto a tutte le altre: che sia un’angolatura, l’utilizzo di un filtro, una scala cromatica. Un canzone pop, anche se appare «già sentita» perché magari emula di un artista più noto, può ugualmente essere creativa se il tema dominante (il ritornello) presenta una sua creatività che la distingue dalle precedenti opere. Anche una ricetta, a determinate condizioni, può essere creativa e quindi tutelata dal diritto d’autore se la forma espressiva con cui viene riprodotta presenta delle particolarità. Secondo una sentenza del tribunale di Milano [4] le ricette sulla preparazione di alimenti infatti sono protette dal diritto d’autore anche se si basano su formule tradizionali pubblicamente note. L’importante è che l’autore abbia introdotto una minima originalità anche nella semplice narrazione della preparazione.

La protezione del diritto d’autore è quindi subordinata non alla assoluta novità dell’opera ma al fatto che, in essa, sia riscontrabile un atto creativo, sia pur minimo, suscettibile di manifestazione nel mondo esteriore. La creatività non può essere esclusa per il solo fatto che l’opera consiste in idee e nozioni semplici, già facenti parte del patrimonio intellettuale di persone aventi esperienza nella materia.

Detta creatività non deve necessariamente riguardare l’idea in sé, ma può riferirsi anche alla forma della sua espressione (è appunto il caso della ricetta o delle tante foto alla Torre Eiffel). Con la conseguenza che la stessa idea può essere alla base di più opere d’autore e la differenza tra loro è conseguenza della particolare creatività soggettiva che ciascuno degli autori vi esprime e che, in quanto tale, è rilevante ai fini del riconoscimento della protezione.

La prova dell’anteriorità dell’opera

Il diritto d’autore nasce con l’opera stessa. Non c’è bisogno di essere iscritti alla Siae o di registrare l’idea all’ufficio marchi e brevetti. Basta mettere un punto su un foglio di carta, una nota su uno spartito, un click alla macchina fotografica per diventare «autori» nel senso tutelato dalla legge. Il vero problema si pone, però, in caso di due opere identiche o molto simili, nel dover stabilire chi dei due è stato il primo autore. Per cui è bene dover dimostrare l’anteriorità dell’opera per poter essere tutelati dal diritto d’autore. Anche un plagio incolpevole è punito dalla legge: chi, ad esempio, scrive una canzone identica a una precedente, pur non conoscendola, è ugualmente responsabile e costretto a ritirarla dal commercio. Chi utilizza come titolo di un libro o di un film un titolo già usato in passato non può usarlo anche se non ne era a conoscenza.

Pertanto il secondo – e anche ultimo – requisito che deve avere un’opera per poter essere tutelata dal diritto d’autore è l’anteriorità rispetto a quelle che, eventualmente, vengono tacciate di plagio. Il che significa avere la prova della data di creazione della propria opera. Per ricorrere a questa prova, ci si rivolge spesso a organismi pubblici o a notai. Ad esempio si deposita uno scritto alla Siae e si paga una quota una tantum oppure si va dal notaio e si chiede la «data certa». Si può anche spedire l’opera a sé stessi con raccomandata sigillata in modo che il timbro postale faccia fede come data anteriore. Per questi aspetti ti consiglio di leggere Diritto d’autore: proteggere le opere dal plagio e dalle violazioni.

Ti potrà sembrare strano quello che sto per dirti, ma la stessa pubblicazione su internet può essere considerata una tutela dell’opera: difatti, in questo modo è certa la data di creazione che può essere fatta quantomeno risalire alla data della messa online. Se pubblichi una foto sul web è certo che chi la stessa opera la pubblica in un momento successivo non può che averla copiata da te.

Anche l’esecuzione di una musica nel corso di una festa può essere una prova di anteriorità se gli spettatori testimoniassero di aver sentito quella medesima melodia in detta occasione.

Che differenza c’è tra opere d’arte e disegno industriale?

La Cassazione ha altresì specificato l’importante differenza tra opere delle arti figurative (pittura, scultura, letteratura, fotografia) e disegno industriale.

I disegni industriali rientrano nella fase progettuale di un oggetto destinato a una produzione seriale, qual è quella industriale. Invece le opere delle arti figurative sono solo il prodotto della creatività, identificabile attraverso il suo autore che deve trovare espressione in un solo esemplare o in un numero limitato di esemplari ed è destinato a un mercato differente, sicuramente più ristretto, rispetto a quello cui sono indirizzati i beni oggetto della produzione industriale.

note

[1] Cass. ord. n. 658/2018 del 12.01.2018.

[2] Art. 1 L. n. 633/1941.

[3] Cass. sent. n.  25173/2011, 14596/2004.

[4] Trib. Milano, sent. 10.07.2013 n. 9763.

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