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Senza soldi per vivere: che fare?

14 febbraio 2018


Senza soldi per vivere: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 febbraio 2018



I diritti di chi non ha reddito, è disoccupato e nullatenente: tutti i bonus e le agevolazioni previste dallo Stato per potersi mantenere da soli.

Ha destato clamore la sentenza da noi commentata ieri secondo cui, alla soglia dei 34 anni, i genitori possono sbattere fuori di casa il figlio benché disoccupato e senza reddito. Questo perché, oltre una cera età, scatta un obbligo di autoreponsabilità: ciascuno deve fare affidamento sulle proprie forze e non può dipendere sempre dalla borsetta di mamma e papà. In altri termini: quando si diventa “cresciutelli” cessa il diritto al mantenimento anche per i nullatenenti. Certo, questo non vuol dire trovarsi con le valigie fuori dalla porta, dall’oggi al domani, anche perché i genitori potrebbero voler continuare ad ospitare il figlio. E quand’anche non vogliano farlo non potranno certo sfrattarlo il giorno del suo 34° compleanno, ma dovranno dargli il tempo sufficiente a trovare una nuova sistemazione (leggi Da che età il figlio deve andare a vivere da solo?). A questo punto, però, cerchiamo anche di dare un soluzione a chi si chiede: Che fare senza soldi per vivere? Vediamo allora tutte le tutele che prevede la legge in questi casi.

Non si perde mai il diritto agli alimenti

Innanzitutto, nella disgrazia, una buona notizia. Se anche cessa il mantenimento, il figlio in condizioni talmente disperate da non riuscire neanche a comprare il pane non perde mai il diritto ai cosiddetti «alimenti». Agli alimenti hanno diritto tanto i figli quanto i genitori a condizione che il richiedente:

  • si trovi in un reale stato di bisogno fisico o economico. Ciò avviene quando non si è in grado di far fronte alle esigenze fondamentali della propria vita per mancanza di adeguate sostanze patrimoniali e involontaria mancanza di un reddito di lavoro. Si pensi a una persona che sia divenuta invalida e non possa più lavorare né procurarsi altri redditi;
  • non sia in grado di provvedere in tutto o in parte al proprio sostentamento.

È quindi inverosimile che un ragazzo di 35 anni, che non presenti malattie invalidanti, possa chiedere il mantenimento. Come a dire: trovati un lavoro! Nel frattempo, però, qualche cosa – non troppo – te la riconosce lo Stato. Vediamo di cosa si tratta.

I diritti dei nullatenenti

La legge prevede una serie di diritti per chi non ha un reddito e dei disoccupati. Dal reddito di inclusione alla social card dell’Inps, dall’iscrizione nelle liste dei disoccupati alle possibilità di non pagare il ticket sanitario, dai bonus sulla luce e il gas all’esenzione dal canone Rai, dalla possibilità di chiedere al Comune i contributi per l’affitto di una casa (o l’assegnazione di una casa popolare) alle varie agevolazioni fiscali. Senza contare che, chi non ha reddito, non può essere oggetto di pignoramento, né lo Stato gli può chiedere il pagamento delle tasse.

Ma procediamo con ordine e vediamo che può fare chi non ha soldi per vivere da solo. Con una importante precisazione: per ottenere gran parte di queste agevolazioni non bisogna essere “a carico” di un’altra persona, ad esempio dei propri genitori.

Contributi sull’affitto

Chi non ha i soldi per pagare l’affitto può chiedere un sostegno al Comune. Sono molte le amministrazioni locali che prevedono delle agevolazioni per le famiglie disagiate. Come sempre succede in questi casi, ogni Comune ha le sue regole per cui sarà necessario informarsi sul luogo.

In ogni caso c’è la possibilità di accedere al cosiddetto Fondo Morosità Incolpevole: è un contributo versato dallo Stato a sostegno di coloro che, non per propria volontà, non riesce a pagare l’affitto. È ad esempio il caso di chi viene licenziato, è in cassa integrazione, è interessato da malattia grave o infortunio; bisogna poi avere un reddito ai fini Isee non superiore a 35mila euro o un reddito da regolare attività lavorativa con un valore Isee non superiore a 26mila euro. Opera solo nei Comuni ad alta tensione abitativa e unicamente nel caso in cui il padrone di casa abbia notificato un atto di sfratto.

Per aiutare gli inquilini in difficoltà e prevenire lo sfratto, il Governo ha provveduto ad istituire come altra misura al Fondo Anti-sfratti, anche un Fondo Nazionale Sostegno all’Accesso alle Abitazioni in Locazione, che concede un contributo affitto pari alla differenza tra il canone di locazione per un alloggio di residenza popolare ed il canone di affitto pagato per la propria abitazione.

Come avere una casa popolare

Chi non ha i soldi per acquistare casa o prenderla in affitto può sempre sperare nell’assegnazione di una casa popolare. Tra i potenziali destinatari ci sono:

  • cittadini con reddito basso (stabilito da Comune a Comune nell’apposito bando di assegnazione);
  • cittadini con status di disabilità;
  • genitori single con figli a carico;
  • giovani coppie;
  • cittadini senza fissa dimora.

Quindi, per poter ottenere il punteggio necessario per richiedere una casa popolare, il cittadino non deve avere alcun diritto di proprietà, di usufrutto, di abitazione o di uso su qualsiasi tipo di alloggio (o parte di immobile).

Ecco le condizioni per avere una casa popolare.

  • cittadinanza italiana, comunitaria o di un Paese Terzo ( con regolare permesso di soggiorno da almeno 2 anni);
  • reddito del nucleo familiare inferiore a circa 25.000 Euro ( ma possono essere stabiliti limiti inferiori, all’interno dei bandi, secondo quanto previsto dalle leggi regionali);
  • residenza o attività lavorativa stabile nel Comune per il quale si effettua la richiesta.

Per partecipare al bando e rientrare nelle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi popolari, è necessario compilare un apposito modulo, scaricabile anche dal sito internet comunale, allegando la documentazione richiesta, e consegnare il tutto direttamente presso il comune stesso (solitamente all’Ufficio Protocollo o Patrimonio), oppure inviare i documenti tramite raccomandata.

Reddito di inclusione

Chi non ha i soldi neanche per l’affitto può chiedere il Reddito di Inclusione (REI) che è un assegno di povertà concesso solo a chi è disoccupato e ha un figlio minorenne, con un Isee non superiore a 6mila euro. Più nel dettaglio il Rei spetta alle famiglie:

  • il cui indice Isee, cioè l’indicatore della situazione economica della famiglia (si tratta, in parole semplici, di un indice che “misura la ricchezza” della famiglia), non supera 6mila euro; può essere utilizzato anche l’Isee corrente;
  • il cui indicatore Isre non supera i 3mila euro;
  • con figli minori o inabili, donne in gravidanza o disoccupati over 55 (nel caso in cui vi sia un componente disabile, perché il Rei spetti è necessaria la presenza di un genitore o di un tutore); questi requisiti non sono più richiesti a partire da luglio 2018;
  • con un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20mila euro;
  • con un patrimonio mobiliare massimo tra i 6mila e i 10mila euro a seconda del numero dei componenti del nucleo;
  • senza imbarcazioni da diporto o navi;
  • senza, auto o moto immatricolate nei 24 mesi precedenti la richiesta del sussidio, salvo i veicoli destinati ai disabili.

Se sei disoccupato

Se hai perso il lavoro non perché ti sei dimesso ti spetta l’indennità di disoccupazione, ossia la Naspi. Non vale perdere il lavoro e sedersi sulla poltrona ad aspettare che arrivi: i diritti dei disoccupati si difendono solo se chi è rimasto a casa si rende disponibile per una nuova attività lavorativa. Per questo devi andare al Centro per l’impiego e presentare la Did, cioè la dichiarazione di immediata disponibilità. Una pratica che contempla anche la possibilità di partecipare a corsi di formazione e di orientamento oltre che alla ricerca attiva di un lavoro. Una seconda firma verrà richiesta per il patto di servizio, cioè per il progetto che prevede delle attività personalizzate, finalizzate a ricollocare il disoccupato.

Esenzione dal ticket sanitario

Se non hai i soldi per vivere, non devi pagare le medicine, le visite mediche, le analisi e tutte le indagini radiologiche. I ricoveri in ospedale sono invece gratuiti per tutti i cittadini. Oggi la legge ha previsto l’esenzione dal ticket anche per chi è inoccupato.

Uno dei casi più frequenti di esenzione dal ticket è proprio quello della mancanza di reddito.

Hanno diritto all’esenzione i cittadini che appartengano alle seguenti categorie:

  • bambini con meno di 6 anni (ossia fino a massimo 5 anni di età) il cui nucleo familiare presenta un reddito  non superiore a 36.151,98 euro (Codice E01);
  • anziani di oltre 65 anni il cui nucleo familiare presenta un reddito  non superiore a 36.151,98 euro (Codice E01);
  • disoccupati e loro familiari a carico appartenenti a un nucleo familiare con un reddito complessivo inferiore a 8.263,31 euro, incrementato fino a 11.362,05 euro in presenza del coniuge e di ulteriori 516,46 euro per ogni figlio a carico (Codice E02);
  • titolari di pensioni sociali e loro familiari a carico (Codice E03);
  • titolari di pensioni al minimo di età superiore a 60 e loro familiari a carico appartenenti a un nucleo familiare con un reddito complessivo inferiore a 8.263,31 euro, incrementato fino a 11.362,05 euro in presenza del coniuge e di ulteriori 516,46 euro per ogni figlio a carico (Codice E04).

Social card Inps

Per chi non ha soldi è prevista la possibilità di chiedere la Social Card dell’Inps, che è una sorta di carta su cui ogni due mesi vengono accreditati 80 euro, utilizzabili per la spesa nei negozi convenzionati o per pagare luce e gas. Essa dà inoltre diritto allo sconto del 5% nei negozi e farmacie aderenti all’operazione.

Ha diritto alla social card chi ha meno di 3 anni o più di 65. Inoltre bisogna essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • essere cittadino italiano o comunitario oppure avere un permesso di soggiorno CE;
  • essere iscritto all’anagrafe comunale;
  • avere una pensione o un’indennità di assistenza non superiori a 788,61 euro all’anno o superiore a 9.051,48 euro all’anno, se di età pari o superiore a 70 anni;
  • avere un Isee 2016 inferiore a 6.788,61 euro;
  • non essere, da solo o insieme al coniuge, intestatario di:
  • più di una utenza elettrica domestica o del gas;
  • utenze elettriche non domestiche;
  • più di un’auto;
  • più di un’immobile ad uso abitativo con una quota uguale o superiore al 25%;
  • più di un immobile ad uso non abitativo (anche all’estero) con una quota uguale o superiore al 10%;
  • proprietario di un patrimonio immobiliare superiore a 15.000 euro.
  • non ricevere vitto assicurato dallo Stato.

Esenzione pagamento imposte

Fin troppo banale dire che chi non ha reddito non paga le imposte. Ma attenzione: si tratta solo delle imposte dirette, quelle cioè sul reddito. Si pagano invece le imposte indirette, quelle cioè calcolate sull’acquisto di beni e servizi. Ad esempio, si paga l’Iva sui prodotti di consumo, le accise sulla benzina, il bollo auto, il pedaggio autostradale, ecc.

Non si paga il Canone Rai, che è un’imposta indiretta, ma solo chi ha più di 75 anni e ha un reddito annuo inferiore a 6.713 euro. In tale soglia va calcolato anche il reddito dell’eventuale coniuge.

Bonus luce, telefono e gas

Anche i gestori delle utenze di luce, telefono e gas prevedono delle agevolazioni per chi non ha soldi. In particolare, sulla bolletta Telecom spetta uno sconto mensile del 50% se si ha un reddito non superiore a 6.713,94 euro purché nel nucleo familiare ci sia una persona titolare di pensione di invalidità o assegno sociale oppure che abbia più di 75 anni.

Non dimentichiamo i bonus luce e gas. Entrambi vanno richiesti tramite CAF, il quale effettua invia per via telematica la domanda al distributore che dopo aver verificato il possesso dei requisiti di accesso, conferma tramite specifica comunicazione il riconoscimento del bonus e lo sconto in bolletta per 1 anno.

Il limite di reddito ISEE per accedere al contributo è pari a 8.103,5 euro e non superiore a 20.000 euro per le famiglie numerose con più di 3 figli a carico.

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Autore immagine: 123rf com


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3 Commenti

  1. Ma tutti questi bonus che vengono dati, chi pensa a chi ha 51 come me, che si ritrova licenziata e con due figlie di 19 e 21 anni che non riescono a trovare un minimo di lavoro? Come si può campare in tre con una disoccupazione di nemmeno 400 euro? Bah che schifo!

    1. noi siamo in 4 con due figli 30 e 33 anni, disoccupati e senza disoccupazione, viviamo con 850€ di pensione di mio padre da quasi 7 anni

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