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Lo sai che? Come votare il 4 marzo alle elezioni politiche

Lo sai che? Pubblicato il 14 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 febbraio 2018

Guida al voto: chi ha diritto, cos’è il Rosatellum, come si vota all’estero, in ospedale o in carcere. Come votano i disabili, che succede se si sbaglia.

Il 4 marzo 2018, in occasione delle elezioni politiche, ci sarà il battesimo della nuova legge elettorale approvata dal Parlamento nel 2017 [1], il sistema chiamato Rosatellum. Che cosa cambia? Come votare?

È lo stesso Ministero dell’Interno ad annunciare che ci sono numerose novità, quindi è importante sapere prima di recarsi ai seggi come ci si deve comportare per fare il proprio dovere e per difendere il proprio diritto di elettore e, nel frattempo, non disperdere il proprio voto, rischiando di renderlo inutile oppure di consegnarlo inconsapevolmente all’avversario.

Tra i cambiamenti introdotti dalla nuova legge elettorale, c’è una diversa determinazione dei collegi elettorali della Camera dei deputati e del Senato [2].

Rispondiamo, dunque, alle domande più frequenti che si pone chi vuole sapere come votare alle elezioni politiche del 4 marzo.

Elezioni 4 marzo: come funziona il Rosatellum?

La nuova legge elettorale, nota come Rosatellum, introduce un sistema misto proporzionale e maggioritario. In pratica, un terzo dei parlamentari viene eletto in collegi uninominali ed i restanti due terzi dei candidati vengono eletti con il sistema proporzionale. In quest’ultimo caso, i listini devono essere bloccati, da un minimo di 2 ad un massimo di 4 candidati.

Di conseguenza, il 36% dei seggi (circa un terzo) viene assegnato con un sistema maggioritario basato su collegi uninominali, mentre il 64% viene assegnato con criteri proporzionali.

Sono consentite fino ad un massimo di 5 candidature nei listini proporzionali. Un candidato del collegio uninominale può anche candidarsi, sempre per un massimo di 5, nel proporzionale.

Alla Camera sono previsti:

  • 232 collegi uninominali: viene eletto il candidato più votato in ogni collegio;
  • 386 seggi assegnati con il sistema proporzionale: vengono eletti, in ordine di presentazione, tanti candidati quanti spettano al collegio;
  • 12 seggi assegnati nelle circoscrizioni estere.

Al Senato, invece, sono previsti:

  • 102 seggi con i collegi uninominali: viene eletto il candidato più votato in ogni collegio;
  • 207 seggi con i collegi plurinominali: vengono eletti, in ordine di presentazione, tanti candidati quanti spettano al collegio;
  • 6 seggi assegnati nelle circoscrizioni estere.

Altra novità introdotta dal Rosatellum: i residenti in Italia possono candidarsi anche all’estero. Non possono, però, essere candidati gli italiani residenti all’estero che hanno ricoperto ruoli politici nel Paese in cui vivono nei 5 anni precedenti.

Sia nei collegi uninominali che in quelli plurinominali nessuno dei due generi (uomini e donne) può essere rappresentato in misura superiore al 60%. La ripartizione della quota di genere per il Senato, sia nell’uninominale che nel proporzionale, è su base regionale e non nazionale.

Elezioni 4 marzo: chi può votare?

Alle elezioni politiche del 4 marzo possono votare tutti i cittadini italiani maggiorenni. Con una distinzione, però:

  • per la Camera dei deputati ha diritto al voto chi ha compiuto 18 anni entro il 4 marzo 2018;
  • per il Senato della Repubblica ha diritto al voto chi ha compiuto 25 anni entro il 4 marzo 2018.

Elezioni 4 marzo: quante schede vengono consegnate?

Conseguentemente a quanto appena detto, il numero di schede consegnate per votare alle elezioni politiche cambia a seconda dell’età:

  • chi ha compiuto i 18 anni entro il 4 marzo riceverà una sola scheda per votare per la Camera dei deputati;
  • chi ha compiuto i 25 anni riceverà due schede, per votare sia per la Camera dei deputati sia per il Senato.

I cittadini maggiorenni (quindi che hanno compiuto i 18 anni) di Lombardia e Lazio riceveranno un’ulteriore scheda per le elezioni delle rispettive amministrazioni regionali, che coincidono con le elezioni politiche.

Elezioni 4 marzo: come si vota sulla scheda?

Prima di prendere le schede per recarsi in cabina e votare alle elezioni politiche del 4 marzo, occorre consegnare al presidente del seggio un documento di identità in corso di validità e la tessera elettorale. Chi avesse perso quest’ultima, può recuperare un duplicato presso l’ufficio elettorale del proprio Comune (leggi il nostro articolo).

Armati di schede e matita, si va in cabina. Bene. E ora come votare? Occorre mettere una croce sul logo della lista prescelta. Così facendo, il voto va automaticamente ai candidati del collegio del partito e non ci possono essere delle contestazioni.

Non è permesso il voto disgiunto: significa che non posso votare per il logo di un partito e per il candidato di un altro.

Quello che, invece, è possibile fare è mettere una croce, anziché sul logo della lista, sul nome di un singolo candidato per la lista maggioritaria oppure sul nome del candidato e su quello della lista che lo rappresenta.

Esempio. Il candidato Pippo si presenta per il partito A. Posso votare:

  • mettendo una croce sul logo del partito A. Il voto andrà ai candidati del partito, compreso Pippo;
  • mettendo una croce sul nome di Pippo. Il voto aumenterà le preferenze di Pippo all’interno della sua lista;
  • mettendo una croce sia sul logo del partito A sia sul nome di Pippo. Il voto andrà alla lista ed aumenterà le preferenze di Pippo all’interno della lista.

In sintesi:

  • se l’elettore traccia un segno sul rettangolo contenente il nominativo del candidato del collegio uninominale e un segno sul sottostante rettangolo contenente il logo della lista nonché i nominativi dei candidati nel collegio plurinominale, il voto è comunque valido a favore sia del candidato uninominale sia della lista;
  • se l’elettore traccia un segno sul logo e un segno sulla lista di candidati nel collegio plurinominale della lista medesima, il voto è considerato valido a favore sia della lista sia del candidato uninominale;
  • se l’elettore traccia un segno sul rettangolo contenente il nominativo del candidato uninominale e un segno su un rettangolo contenente il logo di una lista cui il candidato non sia collegato, il voto è nullo, in quanto per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica non è previsto il voto disgiunto.

Elezioni 4 marzo: come funziona lo sbarramento?

Lo sbarramento è la soglia che consente ad un partito o ad una coalizione di avere diritto ad una rappresentanza in Parlamento. Per il partito, la soglia di sbarramento fissata dal Rosatellum è al 3%, mentre per la coalizione è stabilita al 10% (sempre a livello nazionale). Significa che partiti o coalizioni che non raggiungono queste percentuali restano fuori dalla Camera, dal Senato o da entrambi i rami del Parlamento.

Ma che succede se un partito che si presenta alle elezioni politiche del 4 marzo in coalizione con un altro o con altri non arriva al 3%? Ottiene lo stesso una rappresentanza in Parlamento? Non è detto. IL Rosatellum prevede che i voti delle liste collegate rimaste tra l’1% ed il 3% vadano assegnati alla coalizione.

Facciamo anche qui un esempio. Tizio, Caio e Sempronio si presentano in coalizione alle elezioni politiche del 4 marzo. La lista di Tizio ottiene il 20% dei voti, quella di Caio l’8% e quella di Sempronio il 2% dei consensi. Le liste di Tizio e di Caio avranno dei seggi in Parlamento, in quanto hanno superato il 3% dei voti. Quella di Sempronio resterà fuori, ma i voti ottenuti andranno a sommarsi a quelli degli alleati. In pratica, la coalizione TCS (Tizio, Caio e Sempronio, per l’appunto) avrà ottenuto il 30% (20+8+2), ma porterà in Parlamento solo i candidati eletti di Tizio e Caio. Bene che vada a Sempronio, otterrà qualche ministero come esterno. Che problema c’è?

Elezioni 4 marzo: come si vota all’estero?

Gli italiani residenti all’estero possono votare alle elezioni politiche del 4 marzo per corrispondenza. Devono essere, quindi, iscritti d’ufficio nelle liste elettorali degli aventi diritto al voto con questa modalità.

L’elettore, ricevuto il plico con le schede deve:

  • esprimere il proprio voto sulle schede;
  • introduce le schede nella relativa busta piccola e chiuderla;
  • inserire nella busta grande affrancata il tagliando staccato dal certificato elettorale che attesta l’avvenuto esercizio del diritto di voto e la busta piccola contenente le sole schede;
  • spedire il tutto al Consolato competente.

Saranno considerate valide le buste pervenute al Consolato entro le ore 16 di giovedì 1° marzo. Gli elettori residenti all’estero che, entro quattordici giorni dalla data della votazione in Italia, non abbiano ricevuto a casa il plico con le schede, possono farne richiesta presentandosi di persona al proprio Consolato.

Se un cittadino residente all’estero si trova in Italia il 4 marzo e vuole esercitare il suo diritto di voto, deve aver fatto espressa opzione in tal senso al Consolato di appartenenza entro l’8 gennaio 2018.

Un cittadino italiano residente all’estero che, per motivi di studio, lavoro o cure mediche, si trovi temporaneamente all’estero in una località diversa da quella in cui è residente può votare all’estero nel posto in cui è al momento temporaneamente domiciliato. Deve presentare domanda al Comune come elettore temporaneamente all’estero. Tra questi elettori si trovano anche quelli che svolgono servizio civile all’estero.

Elezioni 4 marzo: chi può votare fuori dal proprio Comune di residenza?

Può capitare che un elettore, per motivi di studio o di lavoro, si trovi in un luogo diverso dal suo Comune di residenza. Tuttavia, per votare alle elezioni politiche del 4 marzo lontani dal proprio seggio devono esserci certe condizioni:

  • essere ricoverato in ospedali o case di cura;
  • appartenere alle Forze dell’ordine;
  • essere rappresentante di lista, designato dal partito (in questo caso possono votare nel seggio presso il quale svolge tali funzioni.

Elezioni 4 marzo: come votare dall’ospedale o dalla casa di cura?

Anche i malati e gli anziani ricoverati in ospedale o in una casa di cura hanno diritto a votare alle elezioni politiche del 4 marzo, sempre che le loro condizioni psicofisiche glielo consentano. A tal fine, deve presentare al sindaco del Comune in cui è iscritto un’apposita dichiarazione recante la volontà di esprimere il voto nel luogo di cura e l’attestazione del direttore sanitario dello stesso luogo di cura in cui si attesti il ricovero. Tale dichiarazione, da inoltrare per il tramite del direttore amministrativo o del segretario dell’istituto di cura, deve pervenire al Comune di competenza non oltre il terzo giorno antecedente la votazione, e cioè non oltre il 1° marzo 2018.

Elezioni 4 marzo: come votano i disabili?

I cittadini disabili aventi diritto al voto per le elezioni politiche del 4 marzo possono essere accompagnati all’interno della cabina elettorale solo se fisicamente impediti nell’espressione autonoma del voto, e cioè:

  • i ciechi;
  • chi ha subìto l’amputazione delle mani;
  • chi è affetto da paralisi o da altro impedimento fisico di analoga gravità.

Sono ammessi al voto assistito gli elettori che, presentando apposita certificazione sanitaria, abbiano ottenuto dal Comune in cui sono iscritti, l’inserimento sulla propria tessera elettorale dell’annotazione del diritto al voto assistito mediante apposizione del codice (Avd).

Possono anche essere ammessi a votare con un accompagnatore gli elettori il cui impedimento fisico nell’espressione autonoma del voto sia evidente.

L’ammissione al voto assistito non è, pertanto, consentita per patologie che non influiscono sulla capacità visiva oppure sul movimento degli arti superiori, comprese quelle che riguardano esclusivamente la sfera psichica dell’elettore.

Elezioni 4 marzo: chi può votare da casa?

I cittadini aventi diritto al voto affetti da gravissime infermità che rendono impossibile l’allontanamento dall’abitazione anche con l’ausilio dei servizi di trasporto messi a disposizione dal Comune hanno la possibilità di votare a domicilio alle elezioni politiche del 4 marzo.

La domanda, corredata da un certificato medico della Asl e dalla copia della tessera elettorale, deve essere stata presentata, però, al Comune di iscrizione elettorale entro il 12 febbraio 2018.

Elezioni 4 marzo: come votare dal carcere?

Anche i detenuti hanno il diritto di partecipare alle elezioni politiche del 4 marzo, purché, a seguito di una decisione del giudice, non siano stati interdetti dai pubblici uffici e, quindi, non abbiano perso questa facoltà. Gli interessati devono far pervenire al sindaco del Comune, non oltre il 1° marzo, una dichiarazione attestante la volontà di esprimere il voto nel luogo di detenzione. Il direttore dell’istituto di pena deve:

  • attestare la detenzione dell’elettore;
  • indicare sulla dichiarazione il numero della sezione alla quale l’elettore è assegnato;
  • inoltrare la dichiarazione al Comune di competenza.

Elezioni 4 marzo: se ho sbagliato, posso chiedere un’altra scheda?

Sì. Se chi vota alle elezioni politiche del 4 marzo si rende conto di avere votato per l’avversario o, comunque, di avere sbagliato, può chiedere al presidente del seggio di sostituire la scheda ed esprimere nuovamente il proprio voto. Il presidente inserirà la scheda sostituita tra quelle «deteriorate».

note

[1] Legge n. 165/2017 del 03.11.2017.

[2] Dlgs. n. 189/2017 del 12.12.2017.

[3] Legge n. 52/2015 del 06.05.2015.


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11 Commenti

  1. pIù di come votare io penso a chi votare dato che nessuno fa gli interessi del cittadino…per quanto mi riguarda astensionismo senza indugio, e credo e spero che siano tanti a non andare a votare, la politica quella vera non esiste più.

    1. Possibile che non capisci che chi si astiene spiana la strada a quei quattro disonesti che coltivano i proprii interessi? Non essendoci un quorum basta che vadano a votare in tre per ottenere il governo

    2. Qualcuno che vuole fare i nostri interessi forse c’è.
      Hai sentito nulla del nuovo gruppo 10x?
      Dai una letta e mi raccomando, vota! 😉

    3. come dice Roberto non andare a votare è una pessima soluzione… non si traduce in voto di protesta ma in un voto effettivo per chi ha ottenuto più voti… insomma è un aiuto a vincere facile a chi con pochi voti si fregerà di essere stato eletto dal popolo! Meno voti servono per vincere e più lo si può fare con clientelismo e corruzione… meditate gente, meditate… piuttosto annullare la scheda!

  2. se volete risolvere qualcosa dovrebbe vincere casapound o forzanuova, ma non so se avranno abbastanza voti, quindi unica alternativa e Salvini, glia latri abbiamo gia visto in questi anni cosa hanno fatto, per gli italiani niente, solo salvato banche ridotti in miseria e portato malvivenza e degrado..

  3. Sono d’accordo anch’io che bisogna andare a votare.
    Se ci pensate un pò, i nostri nonni hanno dato anche la vita per unire l’Italia che qualcuno precedentemente aveva svenduto e spezzettato.
    Ora che siamo per così dire Uniti, cerchiamo almeno di combattere con il voto il malgoverno pluridecennale.
    Ognuno ha le sue idee politiche, il fatto è che se si vuole cambiare bisogna andare a votare cambiando partito.
    Oramai non ci sono più ideali politici quindi io direi di votare in massa per partiti nuovi, o che comunque non hanno mai governato. In tanti criticano M5S però io penso che niente si cambia dall’oggi al domani. Diamogli almeno il tempo di una legislatura, poi si cambierà di nuovo se non và bene.
    Andiamo a votare per cambiare altrimenti non rimane
    altro da fare, piangere e subire, subire e piangere.

  4. Sul VS sito l’articolo “Come votare il 4 marzo alle elezioni politiche riporta quanto segue:
    Elezioni 4 marzo: chi può votare fuori dal proprio Comune di residenza?
    Può capitare che un elettore, per motivi di studio o di lavoro, si trovi in un luogo diverso dal suo Comune di residenza. Tuttavia, per votare alle elezioni politiche del 4 marzo lontani dal proprio seggio devono esserci certe condizioni:
    • essere ricoverato in ospedali o case di cura;
    • appartenere alle Forze dell’ordine;
    • essere rappresentante di lista, designato dal partito (in questo caso possono votare nel seggio presso il quale svolge tali funzioni.)

    Sul sito del Ministero dell’Interno al punto FAQ.
    Elezioni politiche 2018 testualmente riporta:
    Risposte e chiarimenti alle domande più frequenti degli elettori
    8. Per chi lavora fuori dalla propria regione, in Italia, vi è la possibilità di votare in un seggio diverso da quello di appartenenza? Se è possibile, quali documenti occorrono?
    La legge prevede che possano votare in Italia fuori del comune di residenza solo alcune categorie di elettori, come quelli ricoverati in ospedali e case di cura, militari, naviganti, i componenti dell’Ufficio elettorale di sezione e le Forze dell’ordine; inoltre, i rappresentanti di lista, designati dai partiti, possono votare presso il seggio in cui svolgono tali funzioni qualora siano elettori dello stesso collegio plurinominale alla Camera e della regione al Senato.
    Per gli elettori che, non rientrando in tali categorie, per esercitare il diritto di voto devono raggiungere il comune di residenza e recarsi presso il proprio seggio di iscrizione elettorale, sono previste agevolazioni tariffarie per viaggi in treno, aereo o nave.

    In relazione a quanto esposto, sarebbe opportuno che integraste quanto indicato dalla VS testata, che ingenera aspettative nei cittadini italiani fuori sede, i quali aspirano ad essere designati dal partito di appartenenza a svolgere le funzioni di rappresentante di lista e nel contempo votare nel seggio presso il quale svolgono tali funzioni.

    Art. 48, DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 30 marzo 1957, n. 361 “Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati ”
    Art. 13 commi 3 e 4, DECRETO LEGISLATIVO 20 dicembre 1993, n. 533 “Testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica.”

  5. Un’altra ipotesi che potremmo trovare nelle votazioni del 4 marzo è data dal voto a due partiti della stessa coalizione: come deve comportarsi il presidente ? annullare la scheda o assegnare il voto al candidato del’uninominale di detta coalizione ? Non ho trovato da nessuna parte (tanto meno nelle istruzioni ministeriali) questa ipotesi che non è tanto peregrina.
    Grazie cordiali saluti

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