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Che succede se rinuncio all’eredità di mio padre?

17 febbraio 2018


Che succede se rinuncio all’eredità di mio padre?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 febbraio 2018



Lo scorso anno è deceduto mio padre. Ho scoperto da alcune atti recuperati che dieci anni fa aveva ceduto le sue proprietà alla seconda moglie. Se volessi non rinunciare all’eredità, a cosa andrei incontro in caso di debiti esistenti, ecc.?

Se il lettore accetta (tacitamente o espressamente) l’eredità di suo padre, risponderà degli eventuali debiti presenti nell’asse ereditario con tutti i suoi averi: infatti, il patrimonio ereditario si unirà al suo, formando un’unica massa indistinta, con la conseguenza che i creditori di suo padre potranno rivalersi anche sul suo patrimonio. Se, invece, rifiutal’eredità, nulla di tutto ciò accadrà, in quanto non acquisterà nulla dell’eredità; di conseguenza, eviterà i debiti, ma anche quanto di “buono” suo padre ha lasciato. Da quanto può comprendersi dal quesito, infatti, il lettore non è sicuro che i debiti ci siano e, soprattutto, in che entità.

Se questi intende rinunciare all’eredità, può tranquillamente farlo. La rinunzia all’eredità deve farsi condichiarazione, ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, e inserita nel registro delle successioni (art. 519 cod. civ.).

Una soluzione che il lettore potrebbe considerare è quella di accettare l’eredità con beneficio di inventario. Con questa procedura, lo stesso accetterà l’eredità e risponderà dei debiti eventualmente presenti in essa soltanto con ibeni ereditari. Il beneficio di inventario, infatti, consente di mantenere separato il suo patrimonio da quello ereditato, di modo che i creditori di quest’ultimo potranno rivalersi soltanto sui beni in esso presente. In altre parole, farà salve le sue sostanze e quelle della sua famiglia; al massimo potrà perdere quanto ereditato,eroso dalle pretese dei creditori. L’accettazione con beneficio segue una procedura particolare, in parte spiegata nell’articolo sopra letto. Secondo il codice civile (art. 484) l’accettazione col beneficio di inventario si fa mediante dichiarazione, ricevuta da un notaio o dal cancellieredel tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, e inserita nel registro delle successioni conservato nello stesso tribunale.

Entro un mese dall’inserzione, la dichiarazione deve essere trascritta, a cura del cancelliere, presso l’ufficio dei registri immobiliari del luogo in cui si è aperta la successione. La dichiarazione deve essere preceduta o seguita dall’inventario: se l’inventario è fatto prima della dichiarazione, nel registro deve pure menzionarsila data in cui esso è stato compiuto; se è fatto dopo, l’ufficiale pubblico che lo ha redatto deve, nel termine di un mese, far inserire nel registro l’annotazione della data in cui esso è stato compiuto.

L’inventario dei beni dell’eredità viene eseguito dal cancelliere o dal notaio; eventualmente, questi si farà assistere da uno stimatore per la valutazione dei beni. Dell’inventario viene redatto verbale, contenente la specificazione di tutti i beni inventariati.

Si fa presente che, qualora il lettore fosse già in possesso dei beni ereditari (ad esempio, già vive nella casa del padre), dovrà fare inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione. Quindi, entro detto termine ha tempo per procedere con l’inventario, salvo chiedere al tribunale una proroga (non superiore a tre mesi). Se non procede nei termini suindicati, il lettore perderà non solo il diritto ad accettare con beneficio, ma anche quello a rinunciare all’eredità: verrà considerato erede puro e semplice, senza bisogno di un’esplicita accettazione. Si ripete che questo può accadere soltanto se è già in possesso di beni ereditari (anche soltanto di uno). Compiuto l’inventario, se non aveva già manifestato la sua volontà, il lettore ha quaranta giorni per decidere se accettare con beneficio oppure rinunciare. Scaduti i quaranta giorni, verrà considerato erede puro e semplice, cioè erede che ha accettato senza beneficio d’inventario (art. 485 cod. civ.).

Se, invece, non è in possesso di beni ereditari, ha più tempo a diposizione per decidere: in particolare, può scegliere di accettare con beneficio di inventario fino a che il suo diritto di accettazione non si prescrive. La prescrizione del diritto di accettazione è fissato in dieci anni. Una volta scelto il beneficio di inventario, ha tre mesi per redigere inventario, salva proroga; oppure, può procedere direttamente all’inventario e accettare nei quaranta giorni successivi alla fine dell’operazione.

In buona sostanza, quindi: se è già in possesso dei beni ereditari, deve fin da subito, entro tre mesi, procedere all’inventario, altrimenti perderà non solo la facoltà di accettare con beneficio, ma anche di rinunciare all’eredità; se non è in possesso, può scegliere di accettare con calma, entro il termine di dieci anni.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva

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