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Lo sai che? La parcella per l’avvocato per la querela

Lo sai che? Pubblicato il 17 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 febbraio 2018

Querela dal valore di 6000 euro, chiusa a saldo e stralcio x € 1700,00. Nessuna udienza, solo alcune mail ed un incontro con l’avvocato. La querela è poi stata ritirata dalla controparte. Ora il mio legale mi chiede di pagare 2.800,00 euro di sue spese. È corretta la sua parcella?

La vicenda di cui alla presente consulenza riguarda il pagamento di onorari professionali per attività stragiudiziale concernente l’avvenuto accordo tra il lettore e la controparte querelante.

Occorre all’uopo specificare che il mandato di assistenza professionale tra ilcliente/assistito e l’avvocato è un normale contratto di prestazione di servizi ove è possibile concordare preventivamente l’importo da corrispondere al professionista prescelto. Difatti, proprio al fine di evitare che il cliente si trovi in situazioni a lui difficilmente prevedibili, dal 29 agosto di quest’anno, con l’approvazione della L. 124/2017, è imposto l’obbligo al  professionista di informare preventivamente il cliente, mediante preventivo scritto, dei costi dell’incarico professionale.

Da quel che il lettore domanda, si presume che l’incarico sia stato affidato primadella data di cui sopra e che in ogni caso non c’era stata pattuizione alcuna in merito al compenso.

A tal proposito, non essendoci stato un accordo con il professionista circal’importo da corrispondergli, questi ha ritenuto opportuno calcolare i suoi onorari sulla base di quanto disposto dal D.M. 55/2014.

Sulla base di tale decreto, il professionista precedentemente incaricato dal lettore ha applicato i criteri indicati per l’assistenza stragiudiziale, artt. 18e seguenti del D.M. 55/2014, ovvero per quel tipo di assistenza svolta al di fuori del processo (assistenza che richiede, comunque, lo svolgimento di determinate attività professionali, come, ad esempio, la stesura di un eventuale contratto di transazione). Difatti, da quel che il lettore  riferisce, sembrerebbe essere stato stipulato un contratto di transazione, ovvero unaccordo tale da prevenire e/o metter fine alla lite giudiziaria e far sì che la sua controparte rimettesse la querela.

A tal proposito, bisogna specificare che i parametri di cui al D.M. 55/2014 prevedono tre tipologie di importo (minimo, medio e massimo) da commisurare all’importanza, alla difficoltà della prestazione eseguita e al decoro della professione.

Pertanto, al fine di fornire un’esauriente risposta al quesito in esame occorrerebbe conoscere quali criteri ha adottato l’avvocato e ciò, in base alla descrizione del lettore, si può solo presumere.

L’importo richiesto dall’avvocato potrebbe, ad esempio, corrispondere alle seguenti voci (essendo tale ipotesi di compenso liquidabile quasi prossima a quella indicata dal lettore):

Valore dell’affare calcolato: tra € 5.201 e € 26.000 con compensi impostati a valore medio.

Compenso tabellare ex art. 18: € 1.890,00;

Spese generali (15% sul compenso totale): € 283,50;

Cassa Avvocati (4%): € 86,94;

Totale Imponibile: € 2.260,44;

IVA al 22 % su imponibile: € 497,30;

Ipotesi di compenso liquidabile € 2.757,74.

In tal caso, se il legale del lettore avesse presumibilmente applicato l’intervallo tra € 5.201 e € 26.000, si ritiene che ciò possa non essere corretto in quanto il valore su cui calcolare gli onorari in caso di transazione non dovrebbeessere quello precedentemente richiesto (euro 6.000) ma quello

effettivamente corrisposto (ovvero euro 1.700). Così, difatti, si èpronunciata la Corte di Cassazione, sez. III, con sentenza n. 3660/2013.

Pertanto, applicando sempre i valori medi, il compenso professionale dovrebbe essere calcolato sull’intervallo € 1.101 – € 5.200. In tal caso l’importo totale risultante è pari ad euro 1.772,83. A tale importo, tutt’al più, poteva essere aggiunta una maggiorazione di un quarto del compenso er aver concluso un accordo, in ossequio a quanto previsto dall’art. 4 co.6 del D.M. 55/2014. In questo caso, comunque, l’importo da corrispondere sarebbe stato, sempre impostando valori medi di riferimento, pari ad euro 2.216,03.

Il tutto sarebbe cambiato, ovviamente, se l’avvocato avesse applicato i valori massimi di riferimento per il calcolo dei compensi professionali (in tal caso l’importo totale sarebbe stato addirittura più alto di quanto richiesto,anche impostando il valore nell’intervallo € 1.101 – € 5.200 e senza maggiorazione alcuna). Da quel che il lettore descrive, ciò, però, sembrerebbe da escludere.

Si consiglia, pertanto, al lettore in primis di chiedere maggiori delucidazioni al suo avvocato circa gli onorari da corrispondere con l’indicazione dettagliata delle singole voci cercando, così, di addivenire ad una soluzione concordata della questione.

Se ciò non fosse possibile, un’altra opzione potrebbe essere per il lettore quella di rivolgersi al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati della sua zona al fine di promuovere un tentativo di conciliazione (essendo la richiesta del parere dicongruità della parcella riservata solo agli avvocati, così come indicato anche dal parere n. 93/2013 del Consiglio Nazionale Forense).

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Domenico Sannella


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