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Prescrizione dei reati e cause d’interruzione

17 Febbraio 2018


Prescrizione dei reati e cause d’interruzione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Febbraio 2018



Con riguardo ai reati penali punibili dalla legge da 1 ad un massimo di 6 anni di reclusione, qual è la differenza tra la prescrizione in 6 anni e la prescrizione in 7 anni e mezzo? Una volta intervenuta la prescrizione il reato viene estinto definitivamente?

I reati per i quali è prevista una reclusione massima di sei anni si prescrivono proprio in sei anni. Secondo il codice penale (art. 157), infatti, «La prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente almassimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si trattadi delitto» (salvo eccezioni per particolari delitti e per i recidivi). Il calcolo della prescrizione comincia dal giorno in cui il fatto è stato commesso, non da quando il procedimento è iniziato.

Detto ciò, nel corso del processo ci sono delle vicende che possono comportare un allungamento dei termini di prescrizione: parliamo della sospensione e dell’interruzione. Quest’ultima, in particolare, comincia a far decorrere nuovamente la prescrizione dal giorno dell’avvenuta interruzione. In altre parole, quando si verifica un fatto che, secondo la legge, causa l’interruzione della prescrizione, questa ricomincia a decorrere da capo. È il codice penale ad elencare, all’art. 160, le cause di interruzione: tra queste si ricordano l’interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria, la richiesta di rinvio a giudizio, il decreto di fissazione della udienza preliminare, il decreto che dispone il giudizio immediato, il decreto che dispone il giudizio e il decreto di citazione a giudizio. Verificatasi una di queste condizioni, la prescrizione si intenderà interrotta. Tuttavia, per evitare che la prescrizione non maturi mai, oppure maturi molti anni dopo il fatto criminoso, il codice dice che in nessun caso l’interruzione della prescrizione può comportare l’aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere.

Di conseguenza, un reato che normalmente si prescriverebbe in sei anni, si prescriverà in sette anni e mezzo, tenuto conto dell’aumento di un quarto dovuto dall’interruzione (1/4 di 6, infatti, è 1,5; quindi 6 + 1,5 =7,5). Ecco quindi spiegata la prescrizione di sette anni e mezzo. In realtà si tratta sempre di una prescrizione di sei anni, “allungata” dall’interruzione. Poiché le cause di interruzione sono “fisiologiche”, cioè sono proprie di ogni procedimento (si pensi al decreto di citazione a giudizio), ed intervengono, di solito, ad una certa distanza dall’epoca del fatto, gli operatori del diritto (avvocati, giudici) spesso misurano direttamente la prescrizione calcolando sette anni e mezzo dal momento del reato, anziché sei.

L’aumento fino a sette anni e mezzo vale per i reati che si prescrivono in sei anni (tra i quali rientra quello a cui  si è fatto riferimento nel quesito). Per i reati con termine di prescrizione più elevati, il calcolo sarà ancora più ampio. Poiché, come si è detto, il termine di prescrizione è uguale alla pena massima prevista per il singolo delitto, nel caso, ad esempio, di estorsione (punito con la reclusione fino a dieci anni) l’interruzione comporterà un aumento di due anni e mezzo, poiché un quarto di dieci è 2,5. Quindi, tenuto conto delle interruzioni, l’estorsione si prescriverà in dodici anni e mezzo (prescrizione normale = 10 anni; interruzione: ¼ di 10 = 2,5; quindi 10 + 2,5 = 12,5).

La prescrizione è una causa di estinzione del reato. Prescrizione non significa innocenza dell’imputato, ma semplicemente la non punibilità astratta di un reato derivante dall’impossibilità, per il giudice, di affrontare nel merito un crimine oramai “morto”, cioè prescritto. Una volta maturata, il giudice deve pronunciarsi consentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione (e, quindi, estinzione) del reato (art. 531 cod.proc. pen.). In quanto causa di estinzione del reato, la prescrizione fa venire meno anche gli effetti ricollegatiallo stesso, come ad esempio l’eventuale misura cautelare inflitta all’imputato.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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