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Affido superesclusivo: quando si può chiedere?

17 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 febbraio 2018



Separazione: la richiesta di affidamento superesclusivo del figlio minore deve basarsi su ragioni oggettive e non può avere lo scopo di prevenire la richiesta di affido condiviso da parte dell’altro genitore.

Ho ottenuto l’affidamento esclusivo di mio figlio (di 5 anni) perché il padre è spesso all’estero e non potrei raccogliere il suo consenso in tutte le decisioni che lo richiedono. Se non sono io a chiamare il mio ex per farlo parlare col bambino lui non chiama né si informa in nessun modo. Durante i primi due anni di vita di nostro figlio non mi ha dato nulla. Posso chiedere l’affido super esclusivo del bambino per evitare che, per ripicca nei miei confronti, il mio ex chieda l’affidamento condiviso?

La situazione descritta dalla lettrice (quella del sostanziale disinteresse del padre verso il figlio) può senz’altro giustificare la richiesta di affido superesclusivo di un minore.

Affidamento superesclusivo: cos’è?

Questa è una forma di affido che concentra tutto l’esercizio della responsabilità genitoriale su un solo genitore, sicché, in deroga alle regole generali, anche le scelte di maggior interesse per i figli (come quelle sulla salute e sulla istruzione) vengono assunte dal solo dal genitore affidatario. Il genitore non affidatario, in tal caso, conserverà:

– la responsabilità genitoriale nel tempo che trascorre con i figli,

– il potere-dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione,

– il potere di rivolgersi al giudice quando il genitore affidatario assuma delle decisioni a suo avviso dannose per i figli.

In particolare  i giudici hanno disposto l’affidamento superesclusivo [1], revocando quello condiviso, dinanzi al comportamento del genitore che non aveva contribuito al mantenimento del figlio e si era disinteressato completamente del suo benessere dei suoi bisogni.

Affidamento esclusivo: cosa comporta?

Ciò detto, cerchiamo però di capire cosa significa nella pratica avere l’affido esclusivo di un minore e di conseguenza, la differenza tra questa forma di affido e quello supereslusivo.

Anzitutto va chiarito che avere l’ affidamento esclusivo non implica il diritto del genitore affidatario di prendere, in piena e totale libertà, tutte le decisioni che riguardano i figli.

In caso di affidamento esclusivo infatti:

  • il genitore affidatario esercita in via esclusiva la responsabilità genitoriale sui minori (salvo il caso in cui il giudice abbia disposto diversamente) ma deve comunque rispettare le condizioni determinate dal magistrato e favorire il rapporto del figlio con l’altro genitore;
  • entrambi i genitori devono prendere insieme le decisioni più importanti (relative a educazione, salute e istruzione) per i figli;
  • il genitore non affidatario conserva il diritto/dovere di vigilare sulla istruzione ed educazione dei minori, e il diritto di rivolgersi al giudice quando ritenga che siano state prese delle decisioni pregiudizievoli al loro interesse. Egli conserva, inoltre, il diritto di frequentare i figli. .

In buona sostanza, l’affido esclusivo comporta solo una restrizione della responsabilità genitoriale motivata da particolari ragioni che abbiano portato il giudice a ritenere l’affido condiviso dannoso per i minori.

Affidamento esclusivo: quando si può ottenere?

Va chiarito, tuttavia, che di solito l’affidamento esclusivo di un bambino viene disposto solo se, in base alla situazione che viene rappresentata al giudice, quello condiviso potrebbe rivelarsi, per i più diversi motivi, contrario all’interesse dei figli. Ad esempio quando sussiste un oggettivo (e indipendente dalla volontà del genitore) pregiudizio per il minore (come potrebbe essere nel caso del genitore perennemente assente a causa di una grave malattia) oppure sia accertata l’ inidoneità o l’incapacità di un genitore a prendersi cura ed educare i figli (si pensi al caso del genitore tossicodipendente o alcolizzato), o ancora sussista il categorico rifiuto del figlio ad avere rapporti col genitore.

Ciò premesso veniamo al caso della lettrice.

Affido superesclusivo: che fare se c’è già quello esclusivo?

Dai dati forniti, appare improbabile che il padre del bambino, pur facendo istanza di affido condiviso del minore, riuscirebbe ad ottenere un provvedimento in tal senso. Ciò per due fondamentali motivi:

– la esistenza di un provvedimento di affido esclusivo alla madre (motivato dalla distanza geografica del padre),

– la sussistenza di una situazione (manifestatasi nel tempo) di quasi totale disinteresse del padre verso il figlio.

In altre parole, se il giudice ha già individuato nella distanza del padre delle valide ragioni per affidare il minore alla sola madre non si vede perché dovrebbe revocare un simile decisione in favore dell’affido condiviso quando sussiste una situazione (senz’altro dimostrabile) di sostanziale abbandono del figlio da parte del padre sotto il profilo sia economico che affettivo.

Impedire al padre di vedere il figlio: quali rischi?

Tra l’altro, il non farsi la madre parte attiva di un’iniziativa giudiziaria contro l’altro genitore potrebbe favorire la sua posizione processuale in quanto fugherebbe eventuali dubbi del giudice circa il fatto che magari sia proprio lei a voler escludere il padre dalla vita del figlio e ad ostacolarne in qualche modo la frequentazione.

Situazione questa condannata da molti tribunali in quanto anche dopo la separazione, il genitore che vive con i figli (c. d. genitore collocatario) deve attivarsi per consentire ai figli di mantenere un contatto stabile e sereno sia con l’altro genitore.  Ove ciò non avvenga il giudice potrà condannare il genitore che ha ostacolato il rapporto genitore-figlio al risarcimento del danno in favore del genitore allontanato e, nei casi più gravi, affidare il figlio a quest’ultimo.

Richiesta di affido superesclusivo:  il consiglio pratico

In conclusione: in un sistema normativo che privilegia, nell’ interesse del bambino, la scelta dell’affidamento condiviso, può ritenersi già una “conquista” per la lettrice quella di aver ottenuto l’affido esclusivo del figlio per la sola ragione della distanza geografica dell’ex compagno. Situazione questa che  non rappresenta, di solito, un motivo di eccezione alla regola generale dell’affido condiviso (specie quando non si tratti di distanze tra diversi Stati).

Per tale ragione il consiglio per la lettrice è di lasciare le cose come stanno e semmai attivarsi esclusivamente per il recupero delle somme relative al mantenimento che l’uomo non ha versato per il bambino sino ad ora.

All’atto pratico,infatti, ottenere l’ affidamento supersclusivo del figlio potrebbe anche non cambiare di molto la situazione attuale visto che, da quanto sembra di comprendere, la donna è già il genitore che, di fatto, prende da sola tutte le decisioni relative al bambino.

Dunque, il consiglio per la lettrice è quello di proseguire nella gestione del minore per come sta già facendo. Nell’ipotesi in cui il padre dovesse prendere l’iniziativa di chiedere la revoca dell’affido esclusivo in favore di un affido condiviso, non sarà difficile per lei dimostrare che la sostanziale assenza di quest’uomo nella vita del figlio non può certo ricondursi alla sola mancanza di un adeguato supporto economico, ma attiene anche (e soprattutto) alla sfera morale e affettiva dei rapporti col bambino.

Sicché, ove l’uomo dovesse instaurare una domanda in tal senso, in quella sede la donna potrà semmai chiedere l’ affido superesclusivo del minore, essendosi venute a creare delle situazioni nuove (e di evidente pregiudizio al figlio) rispetto al momento in cui ha ottenuto dal tribunale i provvedimenti attualmente in vigore.

note

[1] Trib. Roma, 16.06.2017; Trib. Modena, 26.01.2016; Trib Milano, 20.03.2014.

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