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Meglio la comunione legale o la separazione dei beni?

15 Febbraio 2018


Meglio la comunione legale o la separazione dei beni?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Febbraio 2018



I regimi patrimoniali dei coniugi: i vantaggi della comunione e della separazione dei beni, con i relativi svantaggi.

Stai per sposarti ed è arrivato il momento di scegliere quali rapporti economici instaurare col tuo futuro coniuge: se cioè preferire la comunione legale o la separazione dei beni. Hai ben chiara la differenza che c’è tra i due regimi patrimoniali: nel primo caso (comunione dei beni), cioè che acquisterete durante il matrimonio sarà di proprietà di entrambi e, in caso di separazione, dovrà essere diviso al 50%; invece nel secondo caso (separazione dei beni) ciascuno resta proprietario di ciò che paga con i propri soldi, ferma restando la possibilità, se lo vorrete, di cointestare singoli beni a entrambi. In quest’ultimo caso, qualora dovesse lo scioglimento del matrimonio, non si procederà ad alcuna divisione dei beni poiché ciascuno resta titolare di quanto ha acquistato da sé (ferma solo la possibilità che la casa venga assegnata alla moglie se con essa vanno a vivere i figli). Hai sentito tante voci: c’è chi dice che la comunione è più conveniente e chi invece sostiene che bisogna sempre mettere la mani avanti per evitare di rimanere sul lastrico in caso di divorzio. Vorresti ora un parere legale: meglio la comunione legale o la separazione dei beni? Cerchiamo di spiegare meglio quali sono i vantaggi dei due regimi.

Comunione o separazione dei beni: qual è automatico?

Quando marito e moglie si sposano, in assenza di diversa decisione, entrano automaticamente nel regime di comunione dei beni. Ecco perché si chiama anche «comunione legale»: perché scatta per legge senza bisogno di apposite dichiarazioni o atti.

Se invece si decide per la separazione dei beni occorre dichiarare la scelta davanti all’ufficiale di stato civile (se ci si sposa in Comune) o davanti al sacerdote (se ci si sposa in Chiesa). La dichiarazione viene iscritta nell’atto di celebrazione di matrimonio.

Gli accordi possono essere cambiati anche in un momento successivo al matrimonio e passare così dalla separazione alla comunione dei beni o, viceversa, dalla comunione alla separazione dei beni. A tal fine bisogna recarsi dal notaio il quale poi curerà che la variazione sia annotata sull’atto di matrimonio.

Che succede se si sceglie la comunione dei beni?

Nel momento in cui marito e moglie adottano la comunione dei beni, i beni acquistati durante il matrimonio – a prescindere da chi, materialmente, abbia pagato – sono di proprietà di entrambi al 50% e non è possibile dimostrare il contrario.

Ci sono però due importanti eccezioni. I beni di cui il coniuge era proprietario prima del matrimonio restano a lui intestati e non vengono quindi divisi con l’altro. Quindi, se una persona, un giorno prima di sposarsi, acquista una casa e la intesta a se medesimo, la casa non entra in comunione.

La seconda eccezione riguarda tutti i beni di cui si diventa proprietari, anche dopo il matrimonio, a seguito di una donazione o di una eredità. Quindi, se uno dei due coniugi ottiene in eredità un terreno questo non viene diviso con l’altro coniuge in caso di divorzio.

Non entrano in comunione neanche i seguenti beni:

  • i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge ed i loro accessori (si pensi ai capi di abbigliamento);
  • i beni che servono all’esercizio della professione del coniuge (si pensi a una borsa o a un computer), tranne quelli destinati alla conduzione di un’azienda facente parte della comunione;
  • i soldi ottenuti a titolo di risarcimento danni nonché la pensione attinente alla perdita parziale o totale della capacità lavorativa;
  • i beni comprati con il denaro derivante dalla vendita dei beni appena elencati o col loro scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato all’atto dell’acquisto.

Chiaramente, il punto debole della comunione dei beni sorge in caso di separazione dei coniugi: la comunione in tal caso si scioglie e i due devono dividere tutto ciò che hanno acquistato, benché con denaro proprio (leggi anche Quali beni non rientrano nella comunione dei coniugi?).

Altro punto a sfavore della comunione è la gestione dei beni. I coniugi possono compiere liberamente e in modo autonomo solo gli atti di ordinaria amministrazione (ad esempio prelevare i soldi dal conto per fare la spesa, pagare le bollette, pagare l’intralcio o le spese scolastiche dei figli, riscuotere affitti, ecc.). Invece per gli atti di straordinaria amministrazione ci vuole il consenso di entrambi i coniugi. Si pensi alla chiusura di un conto corrente, alla vendita di un’automobile o di un pacchetto di titoli. Se manca il consenso del coniuge (preventivo o successivo) l’atto può essere annullato dall’altro coniuge entro un anno da quando ne è venuto a conoscenza.

Che succede se si sceglie la separazione dei beni?

Con la separazione dei beni tutto è molto più semplice. Ciascuno dei due coniugi mantiene la proprietà esclusiva sia dei beni acquistati prima di sposarsi sia di quelli acquistati dopo le nozze.

Ognuno dei due coniugi è libero di gestire come vuole il proprio patrimonio salvo l’obbligo di contribuire al mantenimento ella famiglia in proporzione alle proprie capacità economiche.

I vantaggi della comunione legale dei beni

Impossibile dire, a priori, se convenga di più la comunione o la separazione dei beni. Tutto dipende dalle intenzioni dei coniugi. Da un punto di vista però astratto possiamo fare delle considerazioni. Vediamo innanzitutto quali sono i vantaggi della comunione dei beni.

Questo regime patrimoniale si instaura automaticamente senza bisogno di alcuna formalità. Esso inoltre realizza al meglio lo spirito della famiglia che è quello della condivisione e la collaborazione reciproca. Specie se la moglie fa la casalinga, con la comunione del beni il marito indirettamente la fa partecipe dei guadagni e degli acquisti fatti con il proprio stipendio, valorizzando così il suo lavoro domestico.

Gli svantaggi della comunione legale dei beni

Sicuramente uno degli svantaggi più antipatici della comunione dei beni è che, per qualsiasi atto, c’è sempre bisogno della presenza di entrambi i coniugi e di tutte e due le firme. Per cui, se marito e moglie sono proprietari di più beni e usano investire, disinvestire, affittare, vendere, ecc. l’uno non può mai delegare l’altro ma deve sempre presenziare. Anche se l’atto fatto da un solo coniuge non è nullo, ma solo annullabile su iniziativa dell’altro entro un anno dalla scoperta, è difficile che il notaio autorizzi un rogito se prima non vede entrambi i coniugi.

La comunione poi non protegge dai debiti di uno dei coniugi. Infatti i creditori del marito o della moglie possono pignorare il patrimonio familiare fino a massimo la metà del valore di ciascun bene. Di fatto, però, se il bene non può essere diviso come potrebbe essere per una giacenza sul conto corrente (ad esempio la casa), il creditore metterà all’asta l’intero bene salvo poi restituire l’altra metà al coniuge non debitore.

In caso di separazione e divorzio i beni andranno divisi a metà o venduti e il ricavato spartito. Se non si trovano accordi, bisognerà ricorrere al giudice.

Quando conviene la comunione dei beni?

La comunione è consigliabile alle coppie ove uno dei due coniugi non ha un reddito o mezzi propri ma contribuisce al menate domestico o in quelle altre coppie dove, a fronte dell’esercizio di una azienda da parte di un coniuge, l’altro è solito aiutarlo, pur senza svolgere lavoro dipendente.

I vantaggi della separazione dei beni

Con la separazione dei beni i coniugi possono gestire in autonomia, e più celermente, il proprio patrimonio senza bisogno della doppia firma. Le pratiche burocratiche sono quindi più snelle e veloci.

I creditori del marito o della moglie non possono attaccare i beni dell’altro coniuge; in tal modo, se uno dei due svolge attività commerciale potrebbe intestare la casa all’altro in modo da sottrarla al pignoramento eventuale.

In caso di separazione e divorzio non c’è bisogno di dividere i beni acquistati con i propri soldi.

Gli svantaggi della separazione dei beni

Da un punto di vista di forma, la separazione dei beni potrebbe apparire come il frutto di una scelta dettata da scetticismo nei confronti del matrimonio e della sua sorte.

Questo regime poi non garantisce il coniuge che svolge lavoro domestico.

Quando conviene la separazione dei beni?

Conviene sicuramente quando uno dei due coniugi svolge attività imprenditoriale o quando marito e moglie hanno un proprio lavoro e guadagnano più o meno le stesse cifre. Conviene anche quando i due coniugi sono soliti compiere numerosi atti di straordinaria amministrazione (vendite, acquisti, ecc.) o devono gestire patrimoni complessi (ad esempio un portafoglio di titoli).


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