Diritto e Fisco | Articoli

Un lavoratore autonomo può essere caregiver?

16 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 febbraio 2018



I lavoratori autonomi che assistono un familiare bisognoso di cure hanno diritto ai benefici previsti per i caregiver?

I caregiver, ossia i lavoratori che assistono un congiunto disabile o malato, hanno diritto ad importanti agevolazioni, come appositi permessi retribuiti, la facoltà di avvalersi di un congedo straordinario retribuito e la possibilità di pensionarsi a 63 anni con l’Ape social, l’anticipo pensionistico a carico dello Stato.

Anche se il termine caregiver indica genericamente chi fornisce assistenza, a prescindere dalle specifiche condizioni dell’assistito, attualmente quasi tutte le agevolazioni per i caregiver, in materia di lavoro e previdenza, sono riservate a coloro che assistono un familiare portatore di handicap grave secondo la Legge 104 [1].

Nonostante la maggior parte di queste agevolazioni, come i permessi Legge 104 e l’aspettativa retribuita, siano dedicate ai lavoratori dipendenti, anche un lavoratore autonomo può essere caregiver: il lavoratore autonomo che assiste un familiare portatore di handicap grave, ad esempio, può ottenere, alla pari del lavoratore subordinato, l’anticipo pensionistico a carico dello Stato a 63 anni.

Inoltre, le agevolazioni fiscali dedicate ai caregiver (ad esempio la possibilità di scaricare parte delle spese mediche e di assistenza per il familiare a carico di cui ci si prende cura) possono essere fruite a prescindere dalla condizione di lavoratore autonomo o dipendente.

Appurato dunque che un lavoratore autonomo può essere caregiver, vediamo ora quali sono le principali agevolazioni di cui può fruire.

Ape sociale per il lavoratore autonomo caregiver

L’Ape sociale consente ai lavoratori appartenenti a determinate categorie tutelate di uscire dal lavoro con un minimo di 63 anni di età e di 30 o 36 anni di contributi, a seconda della categoria di appartenenza, se non mancano più di 3 anni e 7 mesi alla maturazione del requisito di età per la pensione di vecchiaia ordinaria.

Nel periodo che va dall’uscita dal lavoro alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia, il lavoratore percepisce un assegno, l’Ape sociale appunto, o anticipo pensionistico a carico dello Stato: questo assegno è pari alla futura pensione spettante ma non può superare 1.500 euro mensili.

Tra le categorie di lavoratori aventi diritto all’Ape sociale ci sono anche i caregiver, che possono risultare, al momento del pensionamento, sia lavoratori autonomi che dipendenti.

In particolare, i caregiver che hanno diritto all’Ape sociale devono possedere i seguenti requisiti:

  • essere iscritti presso una gestione Inps (fondo pensione lavoratori dipendenti, gestione artigiani, commercianti, ex Inpdap, ex Enpals, gestione Separata…);
  • raggiungere l’età pensionabile (pari a 66 anni e 7 mesi nel 2018, 67 anni dal 2019) entro 3 anni e 7 mesi;
  • possedere almeno 30 anni di contributi non coincidenti, anche cumulabili presso casse differenti (ad esclusione delle casse dei liberi professionisti); le donne hanno diritto a uno sconto del requisito contributivo di un anno per ogni figlio, possono quindi ottenere l’Ape sociale con 28 anni di contributi, se hanno dai 2 figli in su;
  • assistere, almeno da 6 mesi alla data di presentazione della domanda, un familiare convivente entro il secondo grado, portatore di handicap in situazione di gravità.

Agevolazioni fiscali per il lavoratore autonomo caregiver

Per i lavoratori autonomi caregiver, anche se non sono previsti gli stessi benefici riconosciuti ai dipendenti, in campo lavorativo e previdenziale, sono comunque riconosciute diverse agevolazioni fiscali, nel caso in cui il familiare che assistono sia fiscalmente a carico:

  • detrazione per chi ha figli disabili a carico: se il contribuente ha un figlio a carico portatore di handicap grave secondo la Legge 104, la detrazione Irpef per figli a carico normalmente spettante è aumentata di 400 euro; ciò vuol dire che la detrazione base, per il figlio minore di 3 anni, è pari a 1.620 euro anziché 1.220 e, se di età pari o superiore a 3 anni, è di 1.350 euro anziché 950;
  • deduzione delle spese mediche generiche e di assistenza specifica sostenute per i disabili: un altro beneficio, valido sia per i disabili, che per gli eventuali familiari che li abbiano a carico, è l’integrale deduzione dal reddito dei seguenti costi:
    • spese mediche generiche (come, ad esempio, l’acquisto di medicinali);
    • spese di assistenza specifica: rientrano nella categoria l’assistenza infermieristica e riabilitativa, le prestazioni fornite dal personale in possesso della qualifica di Oss, addetto all’assistenza di base, coordinatore delle attività assistenziali di nucleo, educatore professionale, addetto all’attività di animazione e di terapia occupazionale;
  • la deduzione è diversa dalla detrazione: mentre con quest’ultima, difatti, si sottrae un determinato importo dalle tasse, con la deduzione il costo sostenuto si sottrae dal reddito;
  • detrazione delle spese sanitarie per i disabili: i caregiver che hanno a carico un disabile beneficiano anche di una detrazione del 19% dall’Irpef che riguarda:
    • le spese mediche specialistiche sostenute per il disabile;
    • l’acquisto di mezzi d’ausilio alla deambulazione;
    • l’acquisto di poltrone per inabili e minorati, di apparecchi correttivi e di ulteriori ausili specifici.
  • detrazione dei costi per l’abbattimento delle barriere architettoniche: l’eventuale adattamento di un ascensore, la costruzione di rampe, ed interventi assimilabili, beneficiano della detrazione al 36% per ristrutturazione edilizia; la detrazione del 36% può essere richiesta soltanto sull’ipotetica eccedenza della quota di spesa per la quale è stato già domandato il bonus per ristrutturazione edilizia; la detrazione, in ogni caso, vale per il parente che ha in carico il disabile, o, in alternativa, per il disabile stesso.
  • detrazione dei costi di assistenza per i non autosufficienti: la detrazione dei costi di assistenza è un’agevolazione che spetta ai non autosufficienti o ai familiari che li hanno a carico, se la condizione di non autosufficienza risulta da una specifica certificazione medica; la detrazione ammonta al 19% delle spese per l’assistenza, sino ad un massimo di 100 euro l’anno, se il reddito del contribuente non supera 40mila euro.

note

[1] L. 104/1992.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI