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Multa non pagata: interessi

16 Febbraio 2018


Multa non pagata: interessi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Febbraio 2018



Contravvenzione stradale: prima dell’arrivo della cartella di pagamento e della prescrizione il calcolo degli interessi è sfavorevole all’automobilista.

Chi riceve un verbale per violazione del codice della strada ha poche possibilità di fare ricorso: non tanto perché non esistono motivi di impugnazione (anche la polizia sbaglia e i suoi errori si riverberano sulla sanzione), ma perché spesso non conviene. I costi del ricorso al giudice di Pace equivalgono, a volte, allo stesso importo della multa, mentre quello al prefetto, seppur gratuito, non offre garanzia di terzietà (in questo caso, però, si può sperare sul silenzio-assenso: in assenza di risposta entro 180 giorni, la multa si intende annullata). C’è chi dimentica di pagare la multa nei primi 5 giorni e perde, quindi, lo sconto del 30% e chi, invece, dimentica di farlo nei 60 giorni dal ricevimento. In tal caso si chiede a quanto ammontano gli interessi per la multa non pagata. Di recente sul punto è intervenuta una sentenza della Cassazione [1] che, mutando posizione rispetto a un precedente parere fornito circa 10 anni fa [2], ha dato un’interpretazione della legge poco favorevole all’autonomista. In base a questa nuova interpretazione le conseguenze per una multa non pagato sono tutt’altro che di lieve importo. Vediamo, quindi, cosa è stato detto e perché la cartella di pagamento per multa non pagata lievita così tanto.

Prima di andare avanti nella lettura ti voglio consigliare la lettura della nostra guida Cartella esattoriale per multa non pagata: lì troverai la spiegazione, molto dettagliata, di tutta la procedura che viene eseguita al decorso dei 60 giorni dopo la notifica della multa. In buona sostanza il Comune non ti dà un secondo avviso, ma iscrive il proprio credito «a ruolo». Dietro questa parola si nasconde la semplice delega all’Agente della Riscossione di procedere al recupero forzoso del credito, recupero che viene avviato con la notifica della cartella esattoriale.

Autorizzati dalla legge, alcuni Comuni procedono alla riscossione in autonomia, senza cioè un soggetto terzo; in tal caso l’automobilista si vede notificare la cosiddetta ingiunzione fiscale che ha la stessa funzione della cartella di pagamento.

Posso prevedere quello che ti stai chiedendo: se il Comune ritarda a chiedermi il pagamento, dopo quanto tempo si prescrive la multa? La multa si prescrive dopo cinque anni, ma è necessario che in questo arco di tempo non sia stata notificata alcuna cartella o altro sollecito. Anche dopo la cartella stessa, se non interviene alcuna azione esecutiva, un fermo o altra intimazione, il debito si prescrive dopo cinque anni. Insomma, per poter verificare se una multa è caduta in prescrizione è necessario contare cinque anni dall’ultimo avviso che si è ricevuto.

Ricordati che il termine per pagare la multa non viene sospeso da un eventuale ricorso al giudice di Pace (anche se è inverosimile che il Comune proceda alla riscossione degli importi pendente una causa), mentre quello al Prefetto sì. Se il Prefetto dovesse rigettare il tuo ricorso, però ti condanna a pagare il doppio della sanzione (cosa che non succede dal giudice di Pace), ma hai sempre la possibilità di contestare la sua decisione dal giudice di Pace stesso, entro i successivi 30 giorni.

Se paghi con un solo giorno di ritardo, devi purtroppo considerare che non puoi più pagare la multa in misura ridotta. In particolare, esistono tre diversi importi da corrispondere a seconda del momento in cui si versa l’importo:

  • multa in misura scontata: nei primi 5 giorni dalla notifica è possibile pagare con il 30% di scontro;
  • multa in misura ridotta: nei primi 60 giorni dalla notifica si può pagare il minimo previsto dalla norma del codice della strada. L’importo è quello indicato nel verbale comunicato all’automobilista, sicché questi non deve fare alcun calcolo;
  • multa in misura ordinaria o integrale: oltre il 60° giorno, l’importo dovuto diventa pari alla metà del massimo (il massimo è il quadruplo del minimo). Il mancato pagamento delle spese di notifica non comporta – secondo la Cassazione – l’aumento della multa in misura ordinaria (raddoppiata). Come specifica la legge [3], qualora nei termini non sia avvenuto il pagamento in misura ridotta, la multa di fatto raddoppia. Ma non c’entrano affatto le spese del procedimento: il raddoppio scatta solo nel caso di mancato pagamento della multa e non anche delle spese del procedimento.

È proprio dopo il decorso dei sessanta giorni dal ricevimento del verbale che iniziano a decorrere gli interessi per la multa non pagata. Qui si inserisce la nuova sentenza della Cassazione che, come detto, prendendo le distanze dal passato, sposa un’interpretazione sfavorevole al cittadino. Secondo la Corte, se le multe vengono pagate in ritardo c’è una maggiorazione del 10% che scatta ogni sei mesi. La maggiorazione inizia a decorrere dal giorno in cui la sanzione è divenuta esigibile (ossia da quando viene notificata) e fino a quello in cui il ruolo è trasmesso all’esattore. La maggiorazione assorbe gli interessi [4].

Quindi, tanto a titolo di esempio, una multa di 100 euro, dopo un anno matura due volte gli interessi del 10% e diventa 120 euro (10 euro ogni semestre).

La Cassazione ha quindi ritenuto applicabile, anche alle violazioni del codice della strada, così come a tutte le altre sanzioni amministrative, la maggiorazione del 10% per ogni sempre di ritardo nel pagamento [5].

note

[1] Cass. sent. n. 27887/2017 del 23.11.2017

[2] Cass. sent. n. 3701/2007.

[3] Art. 203 cod. str.

[4] Art. 27 Legge n. 689/1981.

[5] I giudici della Corte richiamano anche l’ordinanza n. 308 del 14 luglio 1999 che nel dichiarare manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale prospettata, ha statuito che la maggiorazione per ritardo del 10% semestrale a carico dell’autore dell’illecito amministrativo ha funzione, non già risarcitoria o corrispettiva, bensì di sanzione aggiuntiva, nascente al momento in cui diviene esigibile la sanzione principale.

Corte di Cassazione Civile sez. III 23 novembre 2017, n. 27887

Fatto e diritto

Rilevato che:
– F.L. proponeva opposizione avverso la cartella esattoriale notificatale dall’agente della riscossione e riguardante i crediti vantati dal Comune di Bari per sanzioni amministrative relative a violazioni del Codice della Strada; – si costituiva il Comune di Bari, mentre restava contumace Equitalia Sud S.p.A.;

– con sentenza n. 2349 del 13 giugno 2012, il Giudice di Pace di Bari accoglieva la domanda e, conseguentemente, annullava la cartella condannando l’ente impositore e l’agente della riscossione alla rifusione delle spese del giudizio;
– proponeva appello avverso tale decisione il Comune di Bari;

– il Tribunale di Bari, con la sentenza n. 5691 del 18 dicembre 2014, accoglieva l’appello e, in riforma della sentenza impugnata, pronunciava “la nullità della cartella di pagamento n. (omissis), emessa dalla Equitalia Sud Spa nei confronti di F.L. , limitatamente agli importi in essa indicati a titolo di maggiorazioni ex art. 27 della legge n. 689/1981”, mentre dichiarava “per il resto inammissibile l’opposizione”; le spese di entrambi i gradi di giudizio venivano compensate;

– il Comune di Bari impugna la predetta sentenza con ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo;
– resiste con controricorso F.L.
– il Pubblico Ministero ha depositato conclusioni scritte ex art. 380-bis.1 cod. proc. civ. e ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

– anche il Comune ricorrente ha depositato memoria ex art. 380-bis.1 cod. proc. civ. Considerato che:
1. Con l’unico motivo il ricorrente censura la decisione per violazione o falsa applicazione (ex art. 360 n. 3 cod. proc. civ.) dell’art. 27 legge 24 novembre 1981, n. 689 e degli artt. 203, 204 e 206 D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, per avere il giudice di merito ritenuto illegittima la pretesa delle maggiorazioni previste dal comma 6 del citato art. 27 (“Salvo quanto previsto nell’art. 26, in caso di ritardo nel pagamento la somma dovuta è maggiorata di un decimo per ogni semestre a decorrere da quello in cui la sanzione è divenuta esigibile e fino a quello in cui il ruolo è trasmesso all’esattore. La maggiorazione assorbe gli interessi eventualmente previsti dalle disposizioni vigenti.”), disposizione considerata inapplicabile alle sanzioni amministrative comminate per la trasgressione di norme del Codice della Strada. 2. La censura è fondata. La decisione del Tribunale si basa sulla sentenza di questa Corte n. 3701 del 16/2/2007, secondo la quale “alle sanzioni, come nella specie stradali, si applica l’art. 203 C.d.S., comma 3, che, in deroga alla L. n. 689 del 1981, art. 27, in caso di ritardo nel pagamento della sanzione irrogata nell’ordinanza- ingiunzione, prevede, l’iscrizione a ruolo della sola metà del massimo edittale e non anche degli aumenti semestrali del 10%”. Il precedente, motivato esclusivamente da un’apodittica, affermazione di incompatibilità tra l’art. 27, comma 6, della legge n. 689 del 1981 e l’art. 203 del Codice della Strada, è stato superato da un più recente orientamento interpretativo. Infatti, la successiva giurisprudenza di questa Corte ha ritenuto applicabile anche alle violazioni delle norme sulla circolazione stradale la maggiorazione del 10% per ogni semestre di ritardo a decorrere da quello in cui la sanzione è divenuta esigibile e ciò sino a quando il ruolo non viene trasmesso all’esattore; tale previsione è compatibile con un sistema afflittivo di carattere sanzionatorio in caso di ulteriore ritardo nel pagamento e col chiaro disposto dell’art. 27 della legge n. 689 del 1981 che, in caso di ritardo nel pagamento, prevede la maggiorazione di un decimo per ogni semestre (Cass., Sez. 2, Sentenza n. 22100 del 22/10/2007, non massimata sul punto; Cass., Sez. 6-2, Sentenza n. 1884 del 01/02/2016, Rv. 639142-01; Cass., Sez. 3, Sentenza n. 21259 del 20/10/2016, Rv. 642953-01; Cass., Sez. 6-2, Sentenza n. 15158 del 22/7/2016, non massimata; Cass., Sez. 6-2, Ordinanza n. 20074 del 6/10/2016; non massimata; Cass., Sez. 6-2, Sentenza n. 21340 del 24/10/2016, non massimata; Cass., Sez. 6-2, Ordinanza n. 7811 del 28/3/2013, non massimata). Inoltre, con l’ordinanza n. 308 del 14/7/1999 la Corte Costituzionale, nel dichiarare manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale prospettata, ha statuito che “la maggiorazione per ritardo prevista dall’art. 27, sesto comma, della legge n. 689 del 1981 a carico dell’autore dell’illecito amministrativo, cui sia stata inflitta una sanzione pecuniaria, ha funzione,

non già risarcitoria o corrispettiva, bensì di sanzione aggiuntiva, nascente al momento in cui diviene esigibile la sanzione principale”. In conclusione, la sentenza impugnata è cassata, ma – non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto – la causa può essere decisa nel merito (ex art. 384 cod. proc. civ.) ripristinando la sanzione accessoria e, cioè, sostituendo alla decisione del Tribunale una statuizione di rigetto dell’opposizione di F.L.

3. Ai sensi dell’art. 385, comma 2, cod. proc. civ. occorre provvedere sulle spese di tutti i gradi del giudizio.
La controricorrente va dunque condannata alla rifusione delle spese sostenute dal Comune di Bari, le quali sono liquidate nella misura indicata nel dispositivo secondo i parametri e le tariffe ratione temporis applicabili (d.m. Giustizia 10 marzo 2014, n. 55; d.m. Giustizia 20 luglio 2012, n. 140; d.m. Giustizia 5 ottobre 1994, n. 585). P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, pronunziando nel merito, respinge l’opposizione di F.L. ;

condanna F.L. a rifondere al Comune di Bari le spese della causa, che liquida in Euro 1.000,00 per compensi, oltre a Euro 200,00 per esborsi e ad accessori di legge per il giudizio di cassazione, in Euro 800,00 per l’appello e in Euro 500,00 per il primo grado, oltre ad accessori di legge.


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